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“Quanta nostalgia dello spazio: vedere la Terra dall’alto ti fa capire quanto sia fragile il nostro pianeta”

“Certo ho un nostalgia dello spazio. Andrei sulla Luna, mentre Marte la vedo difficile, perché è una missione molto più complessa. Invece la Luna è più vicina, ti fai due settimane…” Ci scherza su Umberto Guidoni, primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale nel 2001, tra i partecipanti di due missioni Nasa a bordo dello Space Shuttle. Astrofisico e divulgatore scientifico, Guidoni è stato tra i protagonisti del convegno promosso dall’Ugis, Unione Giornalisti Italiani Scientifici, in collaborazione con la Fondazione di Piacenza e Vigevano al teatro dei Filodrammatici, nel pomeriggio del 4 dicembre. Suo il compito di far rivivere l’incredibile esperienza del vivere nello spazio, e delle prospettive future, tra scienza e le nuove opportunità del turismo spaziale, con i progetti di Elon Musk, Jeff Bezos e il patron della Virgin Galactic, Richard Branson.

“Sono cambiate le professionalità richieste – dice Guidoni -: prima importante era arrivare a destinazione, ora è poter fare degli esperimenti. Siamo passati nel corso dei decenni da missioni che duravano poche ore, ad arrivare a permanenze magari di un anno nello spazio. Questa complessità significa ora maggiore preparazione e che oggi servono profili che prima non servivano: scienziati e ricercatori che svolgano attività di ricerca in un ambiente decisamente unico come lo spazio”. Le prossime mete sono Luna e Marte, e mentre la prima continua ad essere una sfida difficile, alla quale “non siamo ancora preparati. La Luna – invece – è la prossima, nel 2025 o giù di lì. Costruiremo una base sulla Luna e forse sarà quella il punto di partenza verso Marte”. “Se tornerei nello spazio? Sì, anche sulla Luna, per me decisamente più fattibile rispetto a Marte. Il ricordo più bello è quello dell’immagine della Terra, una vista che ti fa sognare, perché ci sono dei colori bellissimi, anche se poi ti si stringe il cuore nel vedere quanti danni faccia la presenza umana, danni che si vedono anche dallo spazio”.

Ora la nuova sfida del turismo spaziale di certo non toglie fascino a questa esperienza unica. “Certo – commenta Guidoni – diventa una cosa più commerciale e meno avventurosa. Credo abbia una valenza importante, che è quella di far vedere a tante persone, fino ad adesso solo 500 o giù di lì, destinate però a diventare migliaia se non milioni nei prossimi decenni. Questo cambierà il nostro atteggiamento nei confronti nel nostro pianeta: farà comprendere quanto sia unica e delicata la nostra Terra”.

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