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Eccidio di Rio Farnese, “Giovani morti per la libertà: dal loro sacrificio è nata la nostra Costituzione”

Ammazzati con un colpo alla nuca dai nazisti e abbandonati in mezzo alla neve. E’ la sorte che toccò ai caduti (20 o 23 ma non c’è la certezza del numero esatto) dell’eccidio di Rio Farnese del gennaio del 1945, nei pressi di Bettola. Erano tutti partigiani e prigionieri che vennero liquidati durante l’ultimo durissimo rastrellamento invernale prima della fine del conflitto.

L’Anpi provinciale e la Sezione Val Nure hanno organizzato, in collaborazione con il Comune di Bettola, la tradizionale commemorazione dell’eccidio di Rio Farnese: una delle più nefande stragi nazifasciste, richiamata anche nella recente mostra tenutasi al Vittoriano dal Ministero della Difesa con il Patrocinio della Presidenza della Repubblica.

Il freddo pungente di questa mattina, 16 gennaio, non ha tenuto lontani gli ultra nonagenari Luigi Romani di Pontedellolio e Ugo Magnaschi che, fin troppo bene, ricordano quei giorni del gennaio 1945, quando le forze nazifascisti sferravano l’ultimo colpo di coda su una popolazione stremata. Ma soprattutto sugli uomini e sulle donne della Resistenza che avevano alzato la testa del coraggio dalla coltre della neve, così abbondante quell’inferno, ad ostacolare la strada verso la libertà, che tante vittime e tanto sangue aveva lasciato sui terreni di lotta. Luigi Romani era proprio a Bettola, era stato catturato pochi giorni prima a Pertuso. “Ero uno dei 21”, ma per chissà quale buona sorte, non era stato scelto per l’esecuzione sommaria compiuta a Rio Farnese.

Tra le autorità partecipanti alla commemorazione, oltre ai carabinieri, i sindaci di Fiorenzuola Romeo Gandolfi, di Farini Cristian Poggioli, l’assessora al Sociale e scuola del comune di Podenzano Arianna Groppi, il consigliere comunale di Pontedellolio Gianmaria Bisagni. Il primo a parlare è stato il presidente Anpi Stefano Pronti, poi il sindaco di Bettola Paolo Negri. Infine i ragazzi delle scuole di Bettola hanno cantato Bella ciao.

“Qui a Rio Farnese è stata commessa una delle più nefande stragi, che richiama quelle ancor più tragiche di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema – dice Pronti -, esempi di disumanizzazione estrema causata dal nazifascismo e dalla seconda guerra mondiale da esso provocata. Rendere omaggio oggi a questi giovani caduti per la libertà, è un dovere di coscienza civile, perché la Resistenza, sostenuta dalle popolazioni civili e dagli Alleati, ha riscattato l’onore dell’Italia e ha gettato le basi per la nostra Repubblica democratica”.

Assente il giornalista Gad Lerner per motivi di salute, il sindaco di Bettola Paolo Negri ha letto un passaggio della sua lettera. “Conservare la memoria di fatti così dolorosi, come quelli avvenuti a Rio Farnese – scrive Lerner – è la risposta a chi oggi, più che mai, vuole confondere i torti con le ragioni. Anche oggi, più che mai, vediamo come la democrazia sia un bene da proteggere, difendere, coltivare”. Il sindaco Negri ricorda i fatti di quel 12 gennaio e le vittime, molte rimaste senza nome. “Erano giovani – ha detto – morti per dare una speranza di giustizia e di libertà. Hanno combattuto per i loro ideali, che si sono tramutati nella nostra Costituzione. Oggi sono qui altri sindaci – continua Negri -: noi siamo i custodi della costituzione, dobbiamo rispettarla e farla rispettare. E’ importante che siano presenti anche tanti ragazzi delle scuole”.

I FATTI DI RIO FARNESE – Tra novembre 1944 e gennaio 1945 la XIII Zona (corrispondente alla Provincia di Piacenza) viene investita da un’imponente rastrellamento in funzione antipartigiana. Nel gennaio del 1945 le scuole elementari di Bettola, situate in Piazza Colombo, erano utilizzate dai nazifascisti come centro di raccolta dei tanti prigionieri catturati nelle operazioni di rastrellamento, approfittando tra l’altro della neve eccezionalmente abbondante che rendeva difficile l’occultamento.
Nella giornata di venerdì 12 gennaio 1945 un gruppo di circa venti (le fonti oscillano sempre tra i 20 e i 23) prigionieri viene prelevato dalle scuole, fatto spogliare, e condotto nella vicina località di Rio Farnese (conosciuta anche come Rio della Farnesa o Rio Pianazze), in prossimità di un orrido naturale formato dal piccolo corso d’acqua. Lì vengono uccisi uno ad uno con un colpo di pistola alla nuca da un ufficiale tedesco. I cadaveri vengono abbandonati sul greto del torrente gelato e ne viene impedita la rimozione da parte della popolazione. Nei giorni seguenti, grazie all’intercessione del parroco di Bramaiano Don Egidio Bottini, viene dato dalle autorità germaniche il permesso di seppellire le salme, a patto che non siano ufficiate pubbliche cerimonie e che le salme vengano inumate non nel cimitero di Bettola ma in quello di Bramaiano, piccola frazione del Comune. Prima di procedere alla sepoltura don Bottini provvede a ricomporre i cadaveri e scattare ai volti dei caduti fotografie che saranno poi utilizzate da famigliari ed amici per il riconoscimento di alcune delle salme.

I nomi delle vittime identificate:

Giuseppe Gardini
Giuseppe Lupini
Giancarlo Pizzi
Mario Cappai
Giovanni Canepari (o canevari?
Lorenzo Gastaldi
Carlo Gilberti
Gino Spagnoli
Mansueto Margolfo
Riccardo Ricci
Antonio Zucchi
Renzo Raiola (o Renato e Severino Faggian)

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