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“La nostra vita fragile come un cristallo: Elisa, Costantino, Domenico e William saranno i vostri custodi” fotogallery

“Una e una sola è la vita da vivere intensamente ma da custodire, mi piace immaginare Elisa, Costantino, Domenico e William come vostri amici custodi, che vi richiamano alla misura del limite, alla misura della vita”.

I funerali dei 4 giovani in Cattedrale

Questo il messaggio del vescovo Adriano Cevolotto nella sua omelia durante i funerali di Elisa, Costantino, Domenico e William in Cattedrale a Piacenza. I quattro amici morti in un tragico incidente alla Malpaga di Calendasco, nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, hanno percorso insieme anche questo ultimo viaggio. Le esequie si sono tenute nel pomeriggio del 21 gennaio alla presenza di centinaia di persone anche all’esterno della chiesa, e sono state trasmesse in diretta dalla DiocesiTv sul canale You Tube (video sopra). Il rito funebre si è aperto sulle note di “Mission” di Ennio Morricone e con le voci di tanti amici e conoscenti del gruppo di giovani. Ai ricordi di vita, ai racconti segnati dalla commozione e dall’informalità, davanti alle quattro bare schierate ai piedi dell’altare, è seguita la cerimonia religiosa e l’omelia del vescovo AdrianoAlla fine della funzione, il vescovo Adriano ha accompagnato i quattro giovani sul sagrato del Duomo, destinando a loro un gesto di tenerezza quasi paterna: un bacio su ciascun feretro prima della loro partenza, Elisa e Costantino verso il cimitero di Mucinasso, Domenico e William a Castelsangiovanni.

Quanto è difficile scrollarci di dosso la nebbia e il buio di quella notte – ha detto il vescovo Adriano, che ha presieduto la celebrazione con Gianni Ambrosio, vescovo emerito della nostra diocesi -, le domande e i perchè ci sono tornati senza risposta. Perchè la morte, soprattutto quando giunge a 20 anni, è assurda e ingiusta. Le nostre parole e la vicinanza sono incapaci di scaldare il cuore per evitare il vortice di dolore. Le domande dichiarano che siamo alla ricerca di una parola con P maiuscola che rompa il silenzio. Non ci rassegniamo che il dolore rimanga inconsolato. Restare imprigionati in quella nebbia significa morire anche per noi. Non possiamo rimanere a lungo così e il Signore sta rispondendo facendo risuonare la sua parola”. E poi ha rievocato l’episodio evangelico di Lazzaro: “Chiunque crede in me – sono le parole di Gesù – vivrà in me”. Ma il vescovo ha aggiunto: “Di fronte alla morte ci sono anche le lacrime del figlio di Dio che si mescolano alle nostre, perchè anche per lui è motivo di profondo dolore quando la vita viene colpita, anche per lui la morte è un paradosso”. E ancora: “La morte non ha l’ultima parola, nonostante l’esperienza della separazione e dello strappo che state vivendo. San Paolo ricorda che c’è solo un amore che è più forte di ogni avversità, anche più della morte, è l’amore di Cristo”.

“Il ricordo non tiene in vita – ha proseguito – ma tiene in vita la memoria, solo l’amore di Cristo ed in forza della sua vittoria sulla morte si mantiene viva la relazione tra loro e noi”. “La parola di Cristo può far uscire dagli inferi della morte Elisa, Costantino, Domenico e William, li chiama per nome e li mantiene in vita”. E rivolto agli amici coetanei: “La nostra vita così preziosa e ricca è fragile come una cristallo, dobbiamo vigilare per non cadere nella logica del videogioco che ci fa pensare che abbiamo a disposizione tante vite, che sia possibile resettare la partita per iniziarne un’altra. Le nostre scelte sono splendidamente realistiche, costruiscono o distruggono, una e una sola è la vita da vivere intensamente ma da custodire, mi piace immaginare Elisa, Costantino, Domenico e William come vostri amici custodi, che vi richiamano alla misura del limite, alla misura della vita. La vita è un gioco di squadra nel bene e nel male, con responsabilità, una partita nella quale Gesù partecipa e si mette in gioco”.

I funerali dei 4 giovani in Cattedrale

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