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Nel 2019 sono 284 le morti “premature” causate dall’inquinamento da polveri

Cremona è la provincia italiana che nel 2019 ha registrato il numero più elevato di decessi causati dall’esposizione al particolato fine, le polveri superfini note anche come Pm2.5, responsabili da anni ormai dello scadimento della nostra qualità dell’ariaI “cugini” cremonesi sono la quarantesima provincia in Ue e si stima che in quell’anno 468 persone abbiano perso la vita per questo motivo. La seguono Brescia, Mantova e Padova con 123 decessi ogni 100mila abitanti. Piacenza in questa poco edificante graduatoria è poco più indietro, con 96 decessi ogni 100mila abitanti e 284 morti nel solo 2019.

Sono i dati elaborati dalla fondazione “Openpolis” sulle morti premature causate dal Pm2.5, la sostanza inquinante emessa dalle attività di matrice antropica che ogni anno causa il maggior numero di decessi. I dati sono stime e sono riferiti ai 27 paesi Ue sulla base di un’elaborazione openpolis su dati Eea. Con “morte prematura” si intende il decesso anticipato rispetto all’aspettativa di vita, determinata in base al paese e al genere di appartenenza. In Italia, è soprattutto il nord a esserne colpito, in particolare la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna, in corrispondenza della zona fortemente industrializzata della pianura padana. Per fortuna la situazione dell’inquinamento causato dalle polveri fini anche in Italia sta gradualmente migliorando. Negli ultimi 13 anni la concentrazione di questa sostanza nell’aria delle città italiane si è infatti dimezzata. Ma resta ancora molta strada da fare, considerando che l’Ocse raccomanda una concentrazione inferiore ai 10 µg/m3, mentre nel 2019 nelle città italiane questa si attestava, mediamente, intorno ai 15,5 µg/m3.

Il particolato fine ha effetti nocivi sia sul sistema respiratorio che su quello circolatorio. Secondo le analisi dell’Oms, una esposizione prolungata ha comprovati legami con l’emergere di tumori e di altre patologie come l’obesità, il diabete, ma anche il morbo di Alzheimer e la demenza. Può inoltre causare arteriosclerosi e, secondo ricerche recenti, potrebbe incidere sullo sviluppo neurologico nei bambini e sulle funzioni cognitive negli adulti. Oltre a esacerbare problemi di salute preesistenti. Si tratta della sostanza inquinante più dannosa per la nostra salute, insieme al biossido di azoto (No2) e all’ozono (O3), nonché quella che ogni anno causa il numero più elevato di morti premature.

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