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“Aiuto psicologico, triplicate le richieste. Sì al bonus, ma da solo non è la soluzione”

“Il bonus psicologico da solo non è la soluzione, fondamentale invece creare una vera cultura psicologica”. Così Valentina Tirelli, psicologa e psicoterapeuta del Centro Tice di Piacenza si esprime sul tema del “bonus psicologico”, una misura oggetto di discussione nelle ultime settimane e che avrebbe lo scopo di sostenere le spese iniziali per un percorso di terapia. Lo scorso dicembre, infatti, un gruppo di senatori aveva proposto di introdurre questo strumento nella legge di bilancio per il 2022, poi approvata a fine anno. L’emendamento è stato bocciato, ma i riflettori su alcune criticità strutturali legate al mondo della salute mentale, pesantemente acuite con il covid, rimangono accesi.

Tirelli nel proprio lavoro ha quotidianamente a che fare con adolescenti e giovani adulti, tra le fasce che più hanno sofferto restrizioni e limitazioni nei due anni di pandemia. “La politica in questo periodo non si è assolutamente occupata dell’accezione psicologica della salute, che è stata drammaticamente colpita – sottolinea la psicologa -. Lo testimoniano i numeri, con un aumento quasi triplicato delle richieste di aiuto. E’ evidente che è sempre più necessario che il Governo prenda in mano la questione, tuttavia non credo che il bonus psicologico da solo possa essere la vera soluzione. Uno strumento come questo, infatti, non potrebbe bastare per tutte le persone che hanno bisogno di aiuto. Al massimo potrebbe servire come campanello d’allarme, per mostrare che c’è un gran numero di persone che soffrono e per iniziare finalmente a parlare di psicologia. Per soluzioni più a lungo termine è fondamentale cambiare il welfare intorno al benessere psicologico, ovvero che si crei una cultura psicologica a partire dalle scuole e che lo psicologo sia figura integrata in vari servizi, dalle aziende alle scuole allo sport. Solo così è possibile eliminare lo stigma verso quelle persone che chiedono aiuto e garantire il più ampio accesso a servizi di sostegno anche a chi ha meno risorse economiche”.

“Non si può intervenire solo quando il bisogno emerge ed è già esplicito – rimarca Tirelli -; il vero l’obiettivo è lavorare in prevenzione, promuovendo salute psicologica e consapevolezza sin da quando le persone sono giovani. In questo modo si avranno sia benefici economici che di salute delle persone”.