Timpano a Universi: “L’economia russa è con le gambe all’aria, ma la guerra impoverisce tutti”
Quali sono le ripercussioni economiche della guerra in Ucraina? Quali le conseguenze tangibili nella vita di tutti giorni? La redazione di Universi – con Chiara, Hassan, Roberta e Alex – ne ha discusso con il professor Franco Timpano, docente di Politica Economica dell’Università Cattolica di Piacenza.
Professore, la guerra ha sconvolto l’economia mondiale, ci spiega che cosa sta succedendo?
La guerra ha tagliato fuori dall’economia globale un pezzo importante del mondo come la Russia e la stessa Ucraina, che è molto ricca di materie prime, per certi versi più della Russia. In questo momento questi paesi sono fortemente condizionati dallo scenario bellico, non stanno producendo o comunque non stanno esportando. Ci sono le navi ferme nei porti che non possono partire con merci fondamentali per noi, come il grano e i fertilizzanti. L’unico bene che continua ad arrivare da quella porzione di mondo è il gas russo, anzi ne arriva anche di più rispetto al passato. Sono paesi che detengono una quota consistente di materie prime che si stanno fermando a causa della guerra. E come reazione al conflitto e alla sua eventuale espansione sono state prese, io dico giustamente, sanzioni molto significative che rendono più complicate le relazioni commerciali, soprattutto tra la Russia e il resto del mondo. Una parte importante dei paesi occidentali hanno elevato queste sanzioni, mentre altri paesi, come la Cina, la Turchia e l’India non lo hanno fatto. Stiamo vivendo un passaggio certamente molto critico.
Che rapporti ha l’Italia con l’economia della Federazione Russa?
L’economia russa è nei fatti un’economia molto debole, perchè poggia sostanzialmente sul gas e il petrolio, e alcune altre materie prime agricole. Ma è un gigante coi piedi di argilla. Ha inoltre una distrubuzione della ricchezza molto diseguale, con il valore concentrato nelle mani degli oligarchi, il reddito pro capite è circa un terzo di quello europeo e gli ucraini sono un po’ più ricchi da questo punto di vista. I russi hanno notevoli difficoltà strutturali e dovendo finanziare la spesa militare del conflitto, una parte sempre più grande delle loro risorse non è destinata al benessere dei cittadini. Erano molto integrati con il resto dell’Europa, in particolare le grandi aree urbane come Mosca e San Pietroburgo. L’interconnessione economica con il nostro continente è data dal gas esportato e dal petrolio, in cambio noi italiani vendiamo loro una discreta quantità di beni secondari. Dall’Italia l’export verso la Russia vale in tutto 7 miliardi, una quota importante ma non amplissima sui 350 miliardi complessivi annui del nostro export. Tuttavia le imprese coinvolte si trovano in seria difficoltà. Soprattutto nei settori della meccanica e dell’abbigliamento e altri settori del lusso.
Ci sono già conseguenze tangibili, come l’aumento dei costi di carburanti e altre materie prime. Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni?
E’ la situazione più problematica quella che riguarda le materie prime, perchè impattano su tutti, imprese e famiglie. Materie che in realtà si possono reperirie in giro per il mondo da altre parti. Il grano, ad esempio, si può trovare anche in Argentina, negli Stati Uniti, in Canada, si può anche incrementare la produzione interna, ma occorre tempo per organizzarsi. Non ci si riesce dalla sera alla mattina. E poi ci sono anche i prezzi che crescono inevitabilmente, nel momento in cui aumenta la domanda. Anche sul gas scatta lo stesso meccanismo. Tutto questo sta avvenendo in un momento in cui le materie prime avevano già quotazioni molto alte, quindi l’aumento dei prezzi di questi giorni si innesta in un quadro di incremento generalizzato a causa della crescita dell’economia del post covid. Dopo il crollo di due anni fa causato dalla pandemia, l’economia è infatti ripartita impetuosamente grazie soprattutto ai vaccini, e questa ripresa si è accompagnata all’incremento dei prezzi per fattori assai complessi. Lo scoppio della guerra ha peggiorato la situazione creando nuove tensioni.
Come si può contrastare questa deriva inflazionistica?
Servono interventi dei governi anche se è molto complicato agire, per questo dovremo prepararci anche al razionamento di alcune materie prime. Già oggi alcune fabbriche hanno ridotto o addirittura sospeso la produzione per la carenza delle materie prime o perchè non è conveniente produrre a questi prezzi. Occorre precisare che il problema non tocca gli approvvigionamenti alimentari, questo non è un tema immediato per il momento. Soffriremo l’aumento dei prezzi, ma non l’assenza delle merci negli scaffali dei supermercati. Ad esempio, è particolarmente esposta la filiera zootecnica, e questo potrebbe comportare un aumento di alcuni generi alimentari. Dovremo prepararci ad un razionamento dei consumi di alcuni beni soprattutto se la guerra andrà ancora avanti nei prossimi mesi. Il prossimo inverno sarà più probabile dover risparmiare sui consumi del gas. Non è un passaggio facile, ma dobbiamo affrontare la situazione senza panico e senza cedere a preoccupazioni incontrollate, come è succeso con il covid. Il problema è che saremo più poveri perchè se l’inflazione continua a crescere, eroderà il potere di acquisto degli stipendi di ognuno di noi, avremo a disposizione meno denaro per la spesa di tutti giorni, e questo può essere un modo per abituarci per dei consumi più responsabili, con meno spreco.
Le sanzioni dell’Occidente sono realmente efficaci?
Le sanzioni alla Russia fanno veramente molto male nelle modalità adottate dai paesi occidentali: fanno male perchè colpiscono l’economia reale. Il rublo si è svalutato e la moneta è diventata carta straccia, il loro debito non può essere ripagato, ci sono le file agli sportelli bancari perchè gli istituti stanno fallendo. E non possono interrompere la vendita del gas all’Europa e all’Italia, non ci sono gasdotti sufficienti per dirottare la produzione russa in Cina, non nell’immediato. In questo momento la Russia è un paese con le gambe all’aria. Alcune di queste sanzioni sono molto dure anche per noi, ci fanno male, ma fanno molto più male a loro.

