Avversario in ritardo, Edoardo rimette in palio il titolo italiano “Non mi piaceva vincere così”

Sul tatami è arrivata una pioggia di medaglie, anche se quella più importante è quella simbolica (a dal valore ancora più grande) del fair play. Ai Campionati italiani e alla Coppa Italia di kickboxing a Jesolo la Yama Arashi torna a casa con un ricco bottino di allori e un bellissimo gesto, con una “lezione” che arriva da un bambino di dieci anni. Giovanissimo protagonista di questa vicenda, Edoardo Ferrari, portacolori della palestra piacentina che si è messo in luce sul piano sportivo e comportamentale al PalaInvent.

Il giovane atleta di kickboxing, infatti, era in gara per il titolo tricolore nella categoria Young Cadet 10-12 anni al limite dei 32 chilogrammi nel Light Contact. Nella sua categoria, si trovava a disputare la finale, poi vinta a tavolino perché il suo avversario è arrivato in ritardo al palasport jesolano a causa di problemi di viabilità.  Secondo i regolamenti, legittima la sua medaglia d’oro, con tanto di premiazione e alloro ricevuto, prima delle foto di rito e tornare in tribuna a tifare i compagni di squadra impegnati in altre categorie.

Quando però il suo avversario è riuscito, seppur fuori tempo massimo, a raggiungere il PalaInvent, Edoardo ha deciso di rimettere la medaglia ai giudici e combattere la gara per assegnare nuovamente il titolo tricolore. Un bellissimo gesto elogiato anche dalla Federkombat, che nella successiva giornata di gare in occasione della cerimonia di apertura ha applaudito pubblicamente Edoardo per voce del presidente federale Donato Milano, oltre a un post sulla pagina Facebook federale dove si parla di “un esempio incredibile di fair play”. Per la cronaca, poi, Ferrari ha vinto nuovamente la medaglia d’oro, vincendo il combattimento e legittimando ulteriormente il verdetto.

“Mi hanno chiesto di combattere dopo un paio d’ore – racconta lo stesso giovanissimo protagonista – ero un po’ combattuto sulla scelta che non mi aspettavo, ma ho deciso di combattere nuovamente, anche perché non ero molto soddisfatto di aver vinto a tavolino. Mi sembrava giusto dar la possibilità al mio avversario di giocarsi l’assalto, anche perché non era colpa sua quanto era accaduto. Il rischio di perdere? Certo, un dubbio mi era venuto, ma sentivo che già la scelta che avevo fatto in sé fosse come una vittoria. Poi ho combattuto e sono riuscito a non pensare a quanto accaduto, concentrandomi unicamente sull’assalto ed è arrivata la vittoria anche sul campo”.

 “Sono valori – le parole del direttore tecnico della Yama Arashi Gianfranco Rizzi – che trasmettiamo sempre in tutti i nostri corsi e non solo ai bambini, ma è altrettanto chiaro che non solo altri giovanissimi, ma anche adulti sarebbero stati molto in difficoltà nella sua situazione perché la posta in gioco era molto alta. Questo fa scuola, sicuramente rende onore a Edoardo, alla Yama Arashi e a tutti i suoi insegnanti, consci che possa essere di esempio per tutti”.

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