Teatro sociale, spettacolo “La vita è un Bon Bon” con gli ospiti di Asp

Giovedì 19 maggio – alle ore 21 – presso il teatro Open Space 360° di via Scalabrini 19 a Piacenza si terrà lo spettacolo conclusivo del percorso “Teatr-abilità”, un laboratorio teatrale tenutosi nel 2022 e rivolto agli ospiti residenti presso la struttura ASP-Città di Piacenza in via Scalabrini 19. L’entrata è ad ingresso libero ed aperta al pubblico (Per informazioni info@manicomics.it). Lo spettacolo, intitolato “La vita è un Bon Bon”, è stato scritto attraverso la tecnica della scrittura creativa e collettiva con tutto il gruppo. Il progetto è stato coordinato e condotto, per Manicomics Teatro, da Allegra Spernanzoni, Agostino Bossi e Rolando Tarquini e con la collaborazione di Margherita Serra, Claudia Iavarone, Carlo Agosti e Graziella Trecordi. Il progetto è stato supervisionato per ASP da Brunello Buonocore.

“Il progetto – spiegano i referenti di Manicomics –  prevedeva un laboratorio teatrale e una susseguente messa in scena. Il laboratorio è una importante esperienza di scoperta e cambiamento ed è essenzialmente educativa, in quanto implica un lavoro su di sé e con gli altri. Il centro del lavoro è l’individuo nella sua naturalità. L’unico strumento che serve per creare è il proprio corpo”. “L’attività – continuano – è stata portata avanti con gli ospiti della Residenza ASP di via Scalabrini 19 ed ha avuto lo scopo di creare un “luogo comune” in cui utenti, operatori ed eventuali altri collaboratori, potessero partecipare in modo significativo con l’obiettivo di promuovere la crescita del singolo e di tutto il gruppo favorendo lo sviluppo della consapevolezza di sé e del proprio corpo e incrementando le capacità relazionali e comunicative. Nella fase finale del percorso si è lavorato alla messa in scena di una performance costruita sulla base degli stimoli emersi dai partecipanti durante gli incontri. Il “luogo comune” che già unisce utenti, operatori, collaboratori si potrà così, nella messa in scena rivolta al pubblico, aprire all’esterno, contribuendo a coinvolgere il territorio nella ridefinizione e sviluppo della cultura delle diversità, per dare significato e dignità all’essere umano nelle varie dimensioni – corporea, immaginativa, emozionale e portatrice di valori”.

“Il tema generale delle prime fasi laboratoriali è stato “l’invito”. Ogni partecipante, singolarmente, o a coppie, durante il Laboratorio di Arte, la prima delle fasi del progetto condotta dall’artista Claudia Iavarone, ha creato un angolo fatto a propria forma e colore, dipingendolo, arredandolo, decorandolo, sviluppando così il proprio estro creativo. Durante il Laboratorio di Teatro Sociale, secondo step condotto da Allegra Spernanzoni, Agostino Bossi e Carlo Agosti, prendendo spunto dagli atti unici di Anton Čechov e riadattandoli alle caratteristiche di ognuno, si sono create brevi scene teatrali che sono state anche filmate. Il Laboratorio di Costume Teatrale, che è stato portato avanti parallelamente alle altre due fasi grazie alla collaborazione con Graziella Trecordi, ha invece permesso ad ognuno di trovare la forma migliore di sé, giocando a fare un tuffo nel passato, quando le buone maniere e il buongusto erano dei valori imprescindibili”.

“La finalità dei tre step di lavoro è stata quella di creare strutture narrative, dando dei significati sensibili alle emozioni, senza necessariamente stigmatizzarle, abituandosi ad abitare il presente con armonia, buon umore e flessibilità. Il lavoro sulle emozioni è stato rivolto a creare consapevolezze condivise ed anche la possibilità di accogliere comportamenti e percezioni differenti dalle usuali nella propria tavolozza delle emozioni. Il lavoro sull’arte, il colore, il costume, hanno avuto l’obbiettivo di creare consapevolezza nella cura della propria persona e attaccamento nei confronti dell’ambiente abitato, al fine di creare autonomia e meccanismi procedurali positivi. La parte filmica ha avuto l’obiettivo di restituire ad ognuno un’immagine di sé positiva, armoniosa e nuova, rivedendosi in panni inusuali, vintage, con movenze non quotidiane, giocate sull’ironia sul bon ton checoviano”.

“I tre laboratori differenti si sono alternati al fine di creare una specializzazione delle abilità e all’assunzione consapevole di competenze, per un gruppo che, da anni, pratica teatro d’improvvisazione con Manicomics e ha dimostrato di poter approfondire le proprie competenze con soddisfazione personale e condivisa”.

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