Via Taverna e vecchio ospedale, opportunità o problema? Il confronto tra i candidati

Un incontro tra i candidati a sindaco di Piacenza dedicato a una porzione importante della città e alla sua prossima trasformazione, via Taverna con il futuro della vecchia struttura ospedaliera. E’ quello che si è tenuto nella mattinata di sabato 28 maggio alla Cooperativa Lupi.

Il dibattito – moderato da Paola Pinotti, direttrice del quotidiano online Piacenzasera.it – ha visto la partecipazione dei sei candidati in corsa alle elezioni amministrative del 12 giugno: Patrizia Barbieri, Katia Tarasconi, Corrado Sforza Fogliani, Stefano Cugini, Samanta Favari, Maurizio Botti. A fare gli onori di casa Luca Esposito, presidente della Cooperativa Lupi.

confronto sindaci Lupi via Taverna

Ecco le posizioni dei sei contendenti emerse durante il confronto.

Samanta Favari (lista 3V): “Non siamo d’accordo con la realizzazione del nuovo ospedale, invece occorre investire su quello esistente. Per i costi e i tempi lunghi necessari alla nuova struttura. Per noi è necessario destinare fondi invece alla sanità di territorio. Abbiamo chiesto l’accesso ai dati sui morti a causa del covid – ha affermato – perchè occorre ripristinare la verità sui vaccini. I tagli alla sanità sono continui come pensiamo di avere i fondi per realizzare un nuovo ospedale?”. “Questa area della città – ha aggiunto – con la delocalizzazione dell’ospedale è destinata a spegnersi. Dobbiamo puntare a cambiare la cultura della salute, parlando di prevenzione primaria, di stili di vita rivolti alla salute. L’ospedale è l’ultimo punto di approdo”.

Stefano Cugini (Alternativa per Piacenza): “Vorrei proporre un murales dedicato a Gaetano Lupi per onorare la sua memoria, vista la zona in cui ci troviamo. Siamo favorevoli alla costruzione del nuovo ospedale, anche se è stata decisa l’area sbagliata. C’è tuttavia in atto una competizione tra la sanità di territorio e il nuovo ospedale che non ha senso: la nuova struttura deve essere un nodo all’interno del nuovo sistema sanitario. Preferisco che i fondi del nuovo ospedale arrivino sul nostro territorio che altrove. Ci sono mille dipendenti che gravitano in questa zona della città e non hanno da trovare parcheggi. Per questo è necessario intervenire e anche dare una nuova configurazione di questa zona della città, si libereranno spazi sui quali si può investire in tema di verde, indotto, commerciale, servizi. Lo spostamento del nuovo ospedale può aprire opportunità”.

Maurizio Botti (Piacenza Rinasce): “Non siamo più soli a dire no al nuovo ospedale, anche i 3V si sono accodati. I piacentini non vogliono un nuovo ospedale perchè non ne sentono il bisogno, abbiamo una struttura che è tra le meno vecchie della regione. I costi della realizzazione del nuovo ospedale sono lievitati in questi anni, spendere malamente i soldi pubblici in opere inutili non fa parte della nostra visione. Il 60% degli accessi al Pronto Soccorso sono codici bianchi che devono trovare una risposta sul territorio, e non finire all’ospedale”. “Questo quartiere non ha un futuro senza l’ospedale – ha continuato – lasceremo un buco e qui diventerà una via Roma bis, non vedo alternative”.

Corrado Sforza Fogliani (Liberali Piacentini): “Sono nato in via Taverna e ci tengo alle mie origini in una strada tipica della piacentinità. Non mi sono ancora fatto un’idea sul nuovo ospedale perchè non dispongo dei dati che indicano che l’attuale struttura debba essere sostituita. Se in consiglio comunale si deciderà di affrontare il problema, ci documenteremo. La scelta riguarda l’economia di una zona della città con una concentrazione di lavoro autonomo rilevante e occorre che l’ente locale debba interessarsene assai di più”. “Non c’è nulla di deciso sul nuovo ospedale, tanto meno sulla scelta dell’area – ha confermato Sforza Fogliani – credo che si possa osservare la necessità dell’immediato rinvio a giudizio di chi ha deciso la realizzazione dell’attuale ospedale che si dimostra insufficiente. Oggi occorre potenziare la medicina territoriale dei medici condotti, come ci ha dimostrato la pandemia. Si pone comunque il problema della valorizzazione di via Taverna, attraverso le comunità volontarie, persone che si autorganizzano per fornire servizi al posto dell’ente pubblico”.

Patrizia Barbieri (centrodestra): “Sono d’accordo con la proposta di murales di Cugini. Ho avviato un confronto con il mondo della sanità e mi sono resa conto che il nuovo ospedale è un’urgenza del nostro territorio, perchè non sono solo muri ma servizi e attività per i cittadini. In caso contrario si apre lo scenario di una mobilità passiva e di nuovi costi per la nostra sanità. La Regione ha messo a disposizione 240 milioni di euro per il nuovo ospedale e dopo la pandemia è necessario riorganizzare tutti i servizi sanitari con l’incentivo alla medicina territoriale. Come ha sostenuto il professor Cavanna, ai medici occorre dare una risposta sulla nuova struttura ospedaliera per esercitare bene la loro professione”.

“Sono stati fatti miracoli per garantire la flessibilità dell’attuale ospedale – osserva Barbieri – nella stagione più dura del Covid, ma la necessità di una nuova struttura c’è; al tempo stesso abbiamo condiviso la condizione di definire la riqualificazione della zona di via Taverna. In caso contrario sarebbe un danno non solo per il quartiere, ma per l’intera città. Gli uffici di barriera Milano devono trovare una collocazione in questa zona, e poi ci sono nuove funzioni da definire con i residenti e i commercianti di questo quartiere: abbiamo necessità di ambulatori e di social housing”.

Katia Tarasconi (centrosinistra): “Sostenere il no all’ospedale significa non avere nessun contatto con chi l’ospedale lo vive. La nostra è l’unica struttura in regione con stanze ancora con cinque letti. E’ vero, c’è un problema di medici, ma è un problema nazionale e che viene da lontano. Voglio fare un esempio reale, si pensa al trasferimento di diabetologia in piazzale Milano perchè nell’ospedale attuale mancano gli spazi. Anche per questo occorre realizzare una nuova struttura. Non dimentichiamo che accanto a questo importante investimento, ci sono risorse per istituire nuove case della salute. Sarebbe stato bello non ripetere un dibattito aperto da tanti anni ormai, ma vedere un cantiere”.

“Durante il covid Piacenza ha dato una grande prova nel gestire una situazione imprevedibile – ha ricordato – e per quanto riguarda questa zona di via Taverna, nella vecchia struttura si trasferiranno tutti i servizi oggi collocati a barriera Milano. Qui resteranno alcuni laboratori, come quello prelievi. Ne discuteremo coi residenti e i commercianti, ma credo che gran parte del vecchio polichirurgico debba essere demolita creando spazio per il verde e per i parcheggi: questa può diventare una grande opportunità per Piacenza e non può essere vissuta soltanto come un problema”.

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