Crisi idrica, Legambiente Emilia Romagna “Cronaca di una catastrofe annunciata”

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Crisi idrica in Emilia-Romagna, per Legambiente è la “cronaca di una catastrofe preannunciata”. “La siccità – afferma l’associazione – è un problema ciclico, non più emergenziale, bisogna adeguarsi. Come? Riorientando le produzioni agricole, privilegiando colture di qualità e meno idroesigenti: ottenere redditività da prodotti di eccellenza, efficientando e riducendo consumi di acqua ed energia”. Di seguito l’intervento

Non ha fatto in tempo ad arrivare l’estate che si annuncia un quadro allarmante per le portate del fiume Po: le portate minime storiche di 180 metri cubi al secondo a Pontelagoscuro (Ferrara) hanno costretto la regione Emilia-Romagna a dichiarare lo stato di crisi, instaurando una cabina di regia e con la richiesta di uno stato di emergenza nazionale. Basta un rapido sguardo agli anni passati per accorgersi che la situazione è tutt’altro che emergenziale: i dati Arpae confermano che l’estate 2021 è stata la terza estate meno piovosa dal 1961, terza solo al 2012 e 2017. Se a ciò si aggiungono le temperature in rialzo, con un maggio 2022 che è stato il più caldo (insieme a quello del 2003) dal 1961, trova giustificazione il quadro di deficit idrico che impone di prendere misure strutturali per far fronte ad una crisi climatica che è già in atto e che tenderà ad intensificarsi nei prossimi anni.

Se vogliamo rompere il ciclo emergenziale in cui siamo incappati nell’ultimo decennio, serve una politica lungimirante e una gerarchia di priorità da mettere in campo, che metta in prima linea la riduzione dei consumi e, conseguentemente, dei prelievi dai corpi idrici sotterranei e superficiali. Occorre in particolare mettere in discussione le priorità economiche del settore agricolo, virandole verso colture meno idroesigenti e più efficienti, verso sistemi di irrigazione più moderni e capillari e soprattutto con una contabilizzazione precisa dell’acqua usata, per allievare la pressione sul Grande Fiume.

Sul lato dell’efficienza dei consumi rimane preoccupante l’inazione sia sul fronte produttivo che domestico. Una strategia vitale sarebbe quella della messa al bando di pratiche irrigue inefficienti per alcune colture, come la dispersione a pioggia, e un sistema di incentivi per il passaggio a sistemi irrigui a goccia. Sul fronte domestico preoccupa il dato di dispersione del sistema idrico, che va ammodernato e reso più efficiente grazie all’uso di tecniche innovative. Su una media nazionale del 41%, le perdite in Emilia-Romagna continuano a oscillare dal 40% al 23%, come riporta ATERSIR. In questo senso, incide negativamente il prolungamento automatico delle concessioni idriche al 2027, che può indebolire l’assunzione di responsabilità da parte delle multiutility .

Sempre sul fronte dell’efficientamento, va ricordato il notevole ritardo dell’Italia sulla direttiva europea per il trattamento delle acque reflue, ritardo che nel 2018 ci è costato una multa di 25 milioni più 30 milioni di sanzioni ogni 6 mesi di inadempimento. La sostenibilità idrica della regione deve per forza passare da una logica lineare ad una logica circolare, impiegando sempre di più le acque reflue per uso irriguo, ma anche inserendo nei regolamenti edilizi l’obbligo di sistemi di raccolta delle acque piovane e di recupero delle acque grigie. In questo senso, il PNRR deve essere usato come risorsa per avviare una vera transizione ecologica, ammodernando il sistema idrico, naturalizzando i corsi dei fiumi, e investendo in impianti di depurazione delle acque reflue. Ci preoccupano in questo senso le importanti risorse destinate al cosiddetto “Piano Laghetti”, piuttosto che a misure di mitigazione della dispersione ed efficientamento. Soluzione miope che servirebbe solo ad arginare sul breve termine un problema che continuerà a ripresentarsi con maggiore intensità nel futuro.

Da non dimenticare infine, che non è solo l’agricoltura ad avere bisogno di investimenti e delle risorse idriche: è importante assicurare il deflusso minimo vitale per i corsi d’acqua della nostra regione, affinché possano continuare a consentire la sopravvivenza delle specie che vi sono insediate, oltre a garantire i servizi ecosistemici.

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