Iscrizioni al nido respinte, sale la protesta dei genitori. Creato un gruppo WhatsApp

Sale la protesta dei genitori che si sono visti respingere la richiesta di iscrizione dei figli ai nidi di Piacenza. Nella giornata del 21 giugno alcune mamme e papà hanno condiviso la propria esperienza via social, pubblicando alcune testimonianze sul gruppo Facebook “A Piacenza chiedilo a me”. Molti i punti in comune: durante la presentazione della domanda di iscrizione sarebbero stati commessi degli errori, dovuti all’errata interpretazione dei quesiti. Impossibile correggere le risposte in tempo reale, visto che la gestione delle pratiche è avvenuta on line, a differenza del passato: una precauzione per limitare l’accesso agli uffici comunali, adottata dopo il covid.

“Il personale dell’ufficio nidi si è dimostrato molto disponibile, io sono stato contattato per tre volte ed è stato subito chiarito in cosa consistesse l’errore – spiega un papà, Marco Gavardi -: ad esempio mia moglie ha sbagliato nello scegliere, tra le risposte previste, quella relativa all’orario di lavoro e alla distanza rispetto al luogo di lavoro. Ci è stato risposto che avremmo comunque potuto presentare ricorso, cosa che abbiamo fatto, ma è stato respinto”. La motivazione è contenuta nella lettera inviata dalla dirigente del servizio: l’aver commesso un errore non rappresenta un giustificativo per la revisione della pratica e il suo accoglimento. “Ma a cosa serve un ricorso se non a correggere un errore, a maggior ragione se gli impiegati stessi del Comune si sono dimostrati disponibili nello spiegare come presentare l’istanza?”.

Ramona Caramoglio ha affidato ieri a Facebook il suo sfogo, sotto forma di una lettera indirizzata al suo figlio più piccolo, l’ultimo di tre. “A settembre aprirà la mia attività, avrei voluto poterlo fare in maniera serena, sapendo di poter gestire la mia famiglia – racconta -. La domanda di iscrizione del mio bambino è stata respinta perché, al momento di indicare se il fratello fosse iscritto in un’altra scuola, ho scelto ‘comunale’ invece che ‘statale’. Mi sono confusa: l’altro mio figlio è iscritto a una scuola materna, quindi statale, e non a un nido, che invece è un servizio comunale. La mia scelta voleva dire che mio figlio non frequenta una scuola privata, ma pubblica”. “L’impiegata dell’ufficio nido alla quale mi sono rivolta è stata gentilissima e comprensiva, mi ha addirittura dettato cosa avrei dovuto scrivere nel ricorso da presentare”. Che è stato però respinto. “Ci viene detto che la legge non ammette ignoranza – continua – e che il mio errore mi avrebbe fatto guadagnare punti in più in graduatoria.  Faccio presente che non avevo bisogno di imbrogliare: con tre figli e il nostro reddito avremmo avuto ugualmente accesso al servizio”.

“Insieme ad altri genitori abbiamo creato un gruppo Whatsapp – spiega – per tenerci in contatto e scambiare informazioni. Al momento c’è chi ha chiesto un colloquio al sindaco Barbieri, mentre altri sono intenzionati a procedere per vie legali. Al momento siamo circa in una ventina. Negli anni precedenti, quando era possibile recarsi fisicamente negli uffici a presentare le pratiche era tutto più semplice”.

“Per un errore di interpretazione di una domanda alquanto equivoca riguardo la turnazione notturna – racconta un’altra mamma che preferisce restare anonima – sono stata contattata il giorno dopo dell’invio della domanda a marzo da un’impiegata comunale (sottolineo gentilissima e molto rassicurante), la quale mi spiega che lei stessa aveva capito quale fosse stato il mio errore e mi incoraggiava a fare ricorso a metà maggio, dopo la pubblicazione della graduatoria provvisoria, perché per un errore così banale sarebbe stato senza ombra di dubbio accolto, e senza alcuna penalità di punteggio in graduatoria. Così ho fatto. Due giorni fa ricevo una mail di esito avverso del ricorso poiché “l’errore non costituisce giustificativo”. Da quel che leggo, deduco che i ricorsi non siano stati presi affatto in considerazione e sia stata mandata una mail uguale a tutti, con la stessa motivazione. Dopo essere riuscita a prendere contatto con gli uffici – continua – mi è stato detto che il mio errore è una falsa dichiarazione e non c’è giustificazione che tenga, perché è una cosa gravissima e non può essere stato fatto in buona fede. Anche se la situazione non cambia, mi consola il fatto di non essere la sola: a questo punto ad aver sbagliato siamo in un bel po’. A mio avviso, i ricorsi non sono stati neanche presi in considerazione, per scremare le graduatorie e favorire i nidi privati. Beh, cosa saranno mai 800 euro mensili spesi da una famiglia per mandare il proprio figlio al nido? Spiccioli!”.

“E’ con grande sorpresa – interviene un’altra mamma – non vedere accolti i ricorsi che le stesse impiegate del nido ci hanno invitato a presentare, addirittura, come ha già fatto presente qualcuno, dettandoci cosa avremmo dovuto scrivere nella richiesta. Invece ora ci viene rimproverato di aver commesso questi errori in malafede e di essere passibili di denuncia. Faccio presente che presentare domanda di iscrizione con il modulo on line non è stato facile. Riuscire a parlare direttamente con gli uffici per avere chiarimenti era difficoltoso, perché la linea era spesso occupata, e la ‘finestra’ temporale per compilare la documentazione era ridotta a una ventina di giorni. La guida predisposta dal Comune, sempre scaricabile dal sito, più che essere di aiuto ha generato confusione. Nella sezione dedicata ai punteggi, uno dei requisiti per averne di più era l’essere una ‘coppia giovane’ under 35, ossia essere nati entro e non oltre il 1987. Peccato che per avere meno di 35 anni si debba essere dati dopo l’87. Altro criterio per avere punti più era quello legato ai pernottamenti fuori casa. Viene attribuito il punteggio più basso a chi trascorre ‘almeno 15 giorni fuori casa’, il che significa che possono essere ben di più di 15”.

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