In arrivo nuova ondata di calore, venerdì “forte disagio” a Piacenza previsioni

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Qualche nuvola e qualche isolato piovasco mercoledì 22 giugno hanno allentato in parte la morsa del caldo sulla pianura padana. Ma le previsioni per il resto della settimana non promettono cambiamenti rispetto al quadro climatico di questa fine giugno arida e arroventata.

A Piacenza, come indica il monitoraggio di Arpae che quotidianamente produce previsioni del rischio calore, da ormai otto giorni persistono condizioni di almeno debole disagio bioclimatico, che perdureranno anche nelle giornate di giovedì e venerdì. Proprio venerdì 24 giugno sono attesi nuovi picchi con condizioni di “forte disagio” a Piacenza e Bologna; e stando alle previsioni meteo, la situazione non dovrebbe migliorare neppure nel week end e nei giorni successivi.

Secondo le indicazioni di Arpae, su tutta la regione giovedì 23 giugno sono previsti cieli sereni o poco nuvolosi, con temperature minime attorno a 23 gradi e massime comprese tra i 31 gradi sulla fascia costiera e i 35 gradi sulle aree di pianura. Non ci saranno cambiamenti significativi venerdì 24 giugno, con le massime che potranno toccare quota 36 gradi in pianura, mentre sabato 25 dovrebbe affacciarsi soltanto qualche nuvola.

Cos’è il disagio bioclimaticoIl disagio bioclimatico, o ondate di calore – spiega Arpae sul proprio sito -, si verifica quando si registrano temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, forte irraggiamento solare e assenza di ventilazione. Queste condizioni climatiche possono rappresentare un rischio per la salute della popolazione, soprattutto per le persone con difficoltà nella termoregolazione fisiologica o con ridotta possibilità di mettere in atto azioni protettive. Il corpo infatti si raffredda sudando, ma in certe condizioni fisiche e ambientali questo non è sufficiente. Se, ad esempio, l’umidità è molto elevata, il sudore non evapora rapidamente e il calore corporeo non viene eliminato efficacemente. Se la temperatura del corpo aumenta rapidamente, può arrivare a danneggiare diversi organi vitali, compreso il cervello.

Un’esposizione prolungata a temperature elevate può provocare disturbi lievi, come crampi, svenimenti, edemi, o di maggiore gravità, come congestione, colpo di calore, disidratazione. Condizioni di caldo estreme, inoltre, possono determinare un aggravamento delle condizioni di salute di persone con patologie croniche preesistenti.

Come si misura il disagio bioclimaticoLe condizioni di disagio bioclimatico estivo sono definite utilizzando l’indice di Thom. Tale indice combina i valori assunti dai parametri umidità e temperatura per descrivere le condizioni di disagio fisiologico dovute al caldo umido. Le soglie del disagio bioclimatico utilizzate per il sistema di previsione sono state identificate tramite uno studio sulla mortalità condotto nell’area urbana di Bologna relativamente agli anni 1989-2003.

Vengono definite a livello di debole disagio le condizioni bioclimatiche caratterizzate da valori dell’indice di Thom medio giornaliero pari a 24. Vengono definite a livello di disagio le condizioni bioclimatiche caratterizzate da valori dell’indice di Thom medio giornaliero pari a 25. In tali condizioni le fasce più deboli della popolazione e in particolare gli anziani, possono manifestare effetti sanitari di varia natura tra cui cefalee, disidratazione e talvolta anche la morte. La mortalità totale, per cause naturali e cardiovascolari aumenta in media di circa il 15%; la mortalità per cause respiratorie fino al 50%

Vengono invece definite a livello di forte disagio le condizioni bioclimatiche caratterizzate da valori dell’indice di Thom uguali a 26 (i valori dell’indice medio giornaliero non sono mai superiori a questo valore) o dalla persistenza per 3 o più giorni di livelli dell’indice maggiori o uguali a 25. In tali condizioni si estendono le categorie di persone colpite da patologie legate al caldo. La mortalità totale, per cause naturali e cardiovascolari aumentano in media di circa il 30%. La mortalità per cause respiratorie di circa l’80%.

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