“Scuole Ottone e Marsaglia, Regione al lavoro per trovare una soluzione”

“E’ un impegno preciso per la Regione Emilia-Romagna garantire qualità di vita alle comunità dell’Appennino, per scongiurarne lo spopolamento e garantirne la continuità. E la Regione lo sta facendo, investendo risorse per garantire servizi adeguati alle persone, alle aziende, qualificando servizi ed infrastrutture, destinando incentivi a chi sceglie di stabilirsi in montagna. Tutte scelte confermate nelle recenti Conferenze per la montagna, che si sono svolte a Santa Sofia (Fc) e a Tizzano Val Parma (Pr)”.

Lo ha detto il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, a proposito di alcune affermazioni apparse sulla stampa, con particolare riguardo alla situazione delle scuole di Ottone e di Corte Brugnatella-Marsaglia, nel piacentino, e di Sasso Leone, nell’imolese. Nella prospettiva della valorizzazione della montagna, chiarisce la Regione, la tutela della rete scolastica di quelle comunità, pur non essendo parte delle proprie competenze, è parte integrante di questa strategia. Per quanto riguarda le scuole del piacentino, “è in corso un confronto costante con l’Ufficio Scolastico Regionale e gli Uffici Ambito Territoriale del Ministero dell’Istruzione, che sono le strutture competenti in materia, con i quali si sta lavorando per individuare soluzioni adeguate”. A questo proposito, la Regione “ringrazia per la collaborazione l’Ufficio Scolastico regionale che sta affrontando le sollecitazioni che stanno arrivando dai territori”.

Nelle scorse l’unione Montana Valli Trebbia si era rivolta proprio alla Regione con una lettera chiedendo di “scongiurare la chiusura parziale delle scuole del Comune di Ottone e Corte Brugnatella-Marsaglia”. “Le Scuole – si legge nella lettera, a firma del presidente dell’Unione Roberto Pasquali, del sindaco di Ottone Federico Beccia e del commissario straordinario del Comune di Corte Brugnatella Luigi Swich – rappresentano il cuore pulsante di una comunità e garantirne il mantenimento è di vitale importanza per piccoli Comuni di Montagna quali Ottone e Corte Brugnatella”.

EUROPA VERDE “CHIUSURA SCUOLA FATTO MOLTO GRAVE” – Anche Europa Verde Piacenza interviene sulla vicenda con una lettera inviata all’Ufficio Scolastico Regionale: “A nostro avviso – scrivono – la chiusura di una scuola secondaria di primo grado, rientrante quindi nella cosiddetta “scuola dell’obbligo”, è un fatto molto grave, che lede il diritto costituzionale all’istruzione. L’esperienza di didattica a distanza obbligata dalla pandemia di Sars-Covid-19 ha mostrato tutti i limiti educativi di tale strumento, che dovrebbe essere limitato a soli casi emergenziali. Sull’argomento si sono espressi numerosi pedagogisti, tra cui il noto piacentino dott. Daniele Novara. L’istruzione non è il semplice trasferimento di informazioni o nozioni, bensì un’esperienza complessa che coinvolge la persona a 360 gradi: basandosi sulla dimensione del gruppo, sul rapporto diretto ed in presenza con i pari e con gli adulti di riferimento; elementi che richiedono vicinanza e interazione. Tutti aspetti assenti o fortemente ridimensionati nella didattica a distanza. Anche nell’ipotesi che gli allievi siano presenti in aula, ma seguano il docente mediante un collegamento, numerosi aspetti fondanti dell’esperienza formativa ed educativa  perdono comunque centralità, con il rischio che manchino attenzione e concentrazione necessarie per la buona riuscita del percorso scolastico”.

“Altro nodo per nulla secondario da sottolineare – proseguono -, è l’impatto socio-ambientale che queste scelte comportano per il già fragile territorio montano. Il nostro Appennino soffre già da decenni un processo di spopolamento e la perdita di servizi essenziali come la scuola dell’obbligo non può che accelerare tale dinamica, con le conseguenze sociali ed economiche che facilmente possiamo immaginare: crisi del comparto agricolo e forestale, abbandono della montagna, esodo verso la città e conseguente urbanizzazione. Eliminare servizi significa abbandonare territori causandone il declino e la marginalità, provocare la crisi di alcuni settori economici, perdere storie, competenze e identità, favorire nuovo consumo di suolo in città e pianura. Non è detto che la montagna debba per forza essere marginale o rappresentare un costo per le finanze pubbliche. L’Appenino potrebbe costituire la punta di diamante di uno sviluppo sostenibile, basato su un’agricoltura biologica e di qualità, su un turismo ambientale e culturale, che trovi nella mobilità dolce e nella riscoperta della lentezza la sua ricchezza, sulla valorizzazione di saperi tradizionali. Ma per ottenere tutto ciò servono investimenti, prima di tutto nei servizi alla persona, di cui la scuola è presidio essenziale”.

“Siamo consapevoli – concludono – che servono risorse finanziarie, ma se queste sono destinate a creare sviluppo non devono essere essere percepite come voci di perdita. In quest’ottica di investimento propulsivo sul territorio si possono trovare finanziamenti pubblici e privati, for profit e non profit”.

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