“Rimborso del governo fasullo, con l’aumento delle bollette 500 aziende rischiano la chiusura”
È allarmante la proiezione resa nota da Confesercenti Piacenza, secondo cui con l’aumento delle bollette rischiano di chiudere 500 aziende a livello locale. “Se la situazione attuale dovesse proseguire nei prossimi mesi – denuncia Fabrizio Samuelli, direttore di Confesercenti Piacenza – non ci saranno margini per affrontare un’ulteriore diminuzione della liquidità a fronte di imprese che stanno già facendo un’opera di calmierare l’inflazione e girare i loro aumenti sul cliente finale. Si sono già intaccati risparmi e guadagni pregressi, non ci sono più margini di manovra”.
Il decreto “Aiuti bis” (DL 9 agosto 2022 n.115) annulla per il quarto trimestre 2022 le aliquote relative agli oneri generali di sistema elettrico applicate alle utenze con potenza disponibile fino a 16,5 kW. Per le imprese cosiddette “energivore” e “gasivore” che rispettano determinati requisiti il DL prevede un contributo sotto forma di credito d’imposta pari al 25% delle spese sostenute per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel terzo trimestre 2022. Alle imprese non “energivore” dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW viene riconosciuto un contributo straordinario pari al 15% delle spese sostenute, sempre sotto forma di credito d’imposta. Alle imprese non “gasivore” il contributo stanziato è del 25%.
“Il rimborso che il governo dà alle aziende è in realtà fasullo – spiega Samuelli – Il naturale aumento dell’Iva conseguente all’aumento dell’importo finale della bolletta è più alto dell’importo del contributo statale. Inoltre, il 40% delle aziende non raggiunge il requisito dei 16,5 kW e quindi può beneficiare solo di sconti minimi. Da ultimo, il rimborso non è erogato come denaro contante ma come credito d’imposta. Tutto ciò è insufficiente, serve un’operazione straordinaria concreta. Siamo determinati a portare avanti questa battaglia in maniera forte. Non ci bastano più le promesse, abbiamo bisogno di vedere i fatti – chiosa Samuelli – In casi disperati come questo siamo pronti a qualunque gesto pur di salvare le nostre aziende”. Qui i dati dei casi reali.
La direzione nazionale di Confesercenti ha redatto – sulla base di un sondaggio sulle priorità delle imprese – un documento contenente un elenco di proposte al governo in carica:
– misure di contrasto all’inflazione;
– sostegni alle imprese;
– credito;
– Ddl Concorrenza;
– ammortizzatori sociali.
Nel documento si trovano anche proposte per il prossimo governo che si insedierà dopo le elezioni del 25 settembre:
– lavoro (riduzione del cuneo fiscale e contrattazione collettiva; salario minimo; contrasto alla contrattazione pirata; mercato del lavoro: flessibilità in entrata e in uscita, flessibilità interna; formazione e politiche attive per il lavoro);
– investimenti per la competitività delle Pmi del terziario e del turismo (piattaforme web e Web Tax; infrastrutture turistiche);
– rigenerazione urbana e rivoluzione digitale;
– istituzione di un’Agenzia per le imprese;
– riforma del fisco (superare il sistema degli acconti; tassazione agevolata sugli affitti commerciali; meccanismi di incentivazione all’uso della moneta elettronica);
– credito (rafforzamento dell’azione dei confidi in favore delle Pmi: patrimonializzazione Confidi, utilizzo di risorse pubbliche per erogazione diretta e indiretta, nuova legge di riforma del sistema dei Confidi; rafforzamento degli strumenti di Microcredito; pieno sfruttamento delle previsioni del Temporary Framework);
– previdenza (pensione anticipata cosiddetta “opzione donna”; trattamento di vecchiaia anticipata con elementi di flessibilità e attività usuranti);
– Next Generation Eu e Pnrr;
– transizione energetica e sicurezza energetica.
A livello locale, Confesercenti Piacenza avanza le sue proposte al candidato al Parlamento nel collegio piacentino:
– bloccare la speculazione sul mercato del gas di Amsterdam sospendendo le contrattazioni. L’aumento della materia prima gas naturale è limitato. È invece proseguita la speculazione finanziaria sui contratti di acquisto trasformati in futures. Si parla di 54 banche d’affari e 164 fondi di investimento. Continua rincorsa all’acquisto di titoli speculativi;
– serve una misura straordinaria: uno stanziamento a fondo perduto con queste finalità con alcune decine di miliardi di euro da recuperare tramite tassazione degli extra profitti degli approvvigionatori nazionali di energia e la restituzione dell’extra gettito Iva ed altre imposte incassate dallo Stato;
– fare un intervento straordinario che vada a ridurre gli sprechi all’interno della pubblica amministrazione. Come più volte rappresentato e denunciato dalla nostra associazione. Creando a tal fine un ministero ad hoc che abbia l’obiettivo, ogni anno, di ridurre del 10% tali sprechi;
– nuova moratoria sul credito da prorogare sino a tutto il 2023;
– istituire credito di imposta (almeno 50% da poter trasferire a rivenditore od a banca) a favore delle imprese per acquisto frigoriferi, altri elettrodomestici, cucine, caldaie, impianti raffrescamento e riscaldamento per ridurre il consumo energetico;
– istituire credito imposta (almeno 70% da poter trasferire ad impiantista) a favore delle imprese per creazione di impianti per la produzione energetica green;
– ripristinare cedolare secca sui canoni di locazione commerciale. Il tutto per ridurre la fortissima tassazione che grava sui proprietari di immobili che con tale modalità potrebbero poter parzialmente ridurre l’importo dei canoni avendo un prelievo minore;
– spostare nuovamente entrata in vigore della norma sulla crisi d’impresa;
– togliere obbligo registratore di cassa per transazioni al di sotto dei 20 euro, per i generi di Monopolio e per esercizi di vicinato e pubblici esercizi del territorio della montagna;
– ripristinare bonus filiera italiana;
– rivedere cuneo fiscale: andare a rivedere gli scaglioni di reddito, in particolare il secondo al 25% allargarlo sino a 32.000,00 euro (dagli attuali 28.000,00); il terzo al 35% valido da 32 a 65.000,00 euro (anziché da 28 a 50.000,00 euro); per finire il quarto il 43% da 65 anziché 50.000,00 euro;
– definire una tassazione agevolata e di vantaggio per le attività presenti nelle aree montane. Ridurre anche obblighi e scadenze presenti all’interno dello stesso territorio;
– definire una tassazione agevolata e relativa riduzione di obblighi e scadenze per gli esercizi di vicinato che rappresentano una presenza indispensabile per la vita di tante comunità. Stessa necessità per i pubblici esercizi con superficie di somministrazione entro i 100 mq;
– finalmente approvare la legge sulla montagna che definisca opportunità ed agevolazioni per quel territorio anche riguardo alle attività autonome presenti. Vero e proprio presidio anche dal punto di vista sociale.

