Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

Flat tax, contanti, pos e le altre misure della “finanziaria” in barba ad un Fisco progressivo

Nuova puntata della rubrica di PiacenzaSera.it “Pillole di economia” curata da Mauro Peveri, commercialista esperto di svariate materie economiche e finanziarie: si occupa, tra le altre cose, di consulenza per le imprese, gestione della corporate governance, e di organizzazione aziendale. Ecco la sua nuova pillola forse un po’ indigesta, perchè ci spiega – per punti – le misure della legge di bilancio del governo di destra-centro di Giorgia Meloni.

Dopo una campagna elettorale gravida di promesse irrealizzabili da parte di tutto l’arco costituzionale, che si è conclusa con la vittoria del centrodestra, emergono i primi provvedimenti che il Governo ha licenziato con la legge finanziaria approvata a fine 2022; disposizioni che avranno una qualche influenza sull’economia e sull’assetto fiscale del Paese. Prima di analizzare i principali provvedimenti fiscali varati dal Governo vorrei sottolineare che la “Finanziaria” (mi piace questo termine desueto) approvata dal Parlamento non contiene alcuna riforma fiscale complessiva, come invece avremmo potuto aspettarci dalle promesse elettorali, anzi le disposizioni emanate vanno nella direzione opposta: introducono nuove regole che complicano il quadro già di per sé molto complesso, e possono essere considerate semplici “bandierine” senza alcuna efficacia di semplificazione e di effettiva e stabile riduzione delle tasse.

D’altre parte qualunque osservatore avveduto, con un minimo di diligenza, avrebbe potuto capire che qualunque Governo avesse vinto le elezioni non sarebbe stato in grado di ridurre le imposte, viste le condizioni interne (debito pubblico esorbitante) ed esterne (effetti della pandemia e previsioni economiche negative) in cui versa il Paese. A parziale scusante del nuovo Governo occorre sottolineare che lo stesso ha avuto pochissimo tempo per licenziare la legge di bilancio per il 2023 essendosi insediatosi il 13 ottobre 2022, pertanto per avere contezza dei provvedimenti più incisivi che intende varare occorrerà aspettare i primi mesi del 2023, data prevista per il varo di una più corposa Riforma Fiscale a cui sta lavorando il viceministro all’Economia, Maurizio Leo.

Tra i provvedimenti che riempiono le pagine dei giornali vorrei fissare la Vostra attenzione su alcuni di questi e su un provvedimento prima pensato e poi accantonato per i rilievi avanzati dalla Commissione Europea:

1. L’innalzamento del tetto per l’uso dei contanti ad euro 5.000 (ridotto rispetto ai 10.000 previsti inizialmente);

2. Innalzamento a 60 euro del tetto sotto il quale commercianti, artigiani e professionisti avrebbero potuto rifiutare i pagamenti digitali (bancomat, carte di credito, ecc.) e chiedere che i clienti pagassero in contanti, provvedimento ritirato dopo le contestazioni della Ue;

3. L’incremento per i lavoratori autonomi del limite del fatturato (ricavi in senso tecnico) da euro 65.000 ad euro 85.000 per poter adottare il cosiddetto regime forfettario: regime ultra-conveniente che consente di tassare i propri ricavi con una flat tax al 5% o al 15% a seconda dei casi;

4. L’introduzione nel 2023 (sempre per i lavoratori autonomi e le imprese) di una flat tax con aliquota ridotta al 15% sulla quota di reddito incrementale rispetto al reddito massimo dichiarato nell’ultimo triennio (2020,2021,2022);

5. La conferma con modifiche del superbonus edilizio 110% – 90%;

6. La Pace fiscale.

Dopo averli elencati analizziamo i provvedimenti sopra riportati:

  1. L’innalzamento del tetto dell’uso dei contanti ad euro 5.000

Prima di esaminare la norma vorrei premettere che trattasi di un provvedimento incomprensibile ed inefficace, malgrado i critici pensino che aumenti la propensione all’evasione fiscale e i favorevoli credano che l’uso del contante aumenti la libertà dell’individuo, riduca i costi di gestione del denaro e aumenti i consumi. L’uso del contante è una pratica obsoleta, che, tra non molto tempo, sarà totalmente superata dalla “tecnologia”. Oggi è l’epoca dei pagamenti digitali, della blockchain: brutto acronimo per definire le applicazioni digitali, che consentono, potenzialmente, di fare a meno di Banche, Istituzioni finanziarie e soprattutto del contante. Un piccolo esempio: ci sono piattaforme digitali in cui già oggi è possibile mettere in relazione chi ha risorse finanziarie da investire e chi ha necessità di essere finanziato, senza utilizzare le Banche: una sorta di baratto digitale; occorre poi sottolineare l’enorme sviluppo che sta registrando il mercato delle criptovalute, che sono destinate a sostituire le monete tradizionali e quindi anche i contanti.

Nonostante i maggiori operatori finanziari del settore siano concordi nel prevedere questa rivoluzione digitale, in Italia è in atto uno scontro tra favorevoli e contrari all’innalzamento del tetto dell’uso del contante, provvedimento licenziato dal nuovo Governo, che in realtà non avrà alcuna efficacia concreta. Trovo comunque giusto sottolineare che ancora oggi, a mio modesto parere (e non solo il mio), il contante può essere considerato la porta d’accesso all’evasione fiscale, al riciclaggio e all’uso dei capitali mafiosi, ovviamente combinato con altre cose. Credo che le ultime notizie di cronaca nera riguardanti i “sacchi di contante” trovati a casa della Vice-Presidente del Parlamento Europeo possano confermare questa semplice tesi. In questo senso rinvio i lettori ad un mio precedente articolo pubblicato da Piacenzasera in cui proponevo una forte limitazione dell’uso del contante perché avrebbe avuto effetti positivi sul recupero dell’evasione fiscale; articolo che potete trovare sul sito nella mia rubrica e/o comunque al seguente link.

Ridurre l’uso dei contanti ovviamente rende più complicate le transazioni “nere” e crea problemi alla cosiddetta “economia sommersa”: non credo ci siano dubbi rispetto a questa affermazione, viceversa alzarne il limite agevola il “malaffare”. Alcuni esempi per tutti: gli usurai che strozzano i piccoli imprenditori e i privati cittadini, i gestori delle commesse clandestine, chi sfrutta la prostituzione, il piccolo spaccio di sostanze stupefacenti, l’evasione fiscale di piccolo cabotaggio: tutti questi soggetti o attività utilizzano nelle loro transazioni in larga misura i contanti, ne posseggono una certa quantità ed hanno soprattutto necessità di “spacciarli” perché la loro origine e il loro trasferimento non è “tracciato”; innalzarne l’uso fino al limite di euro 5.000 è evidente che agevola i loro traffici.

Poter “tracciare le transazioni economiche” è un vantaggio per tutti, e questo non avviene quando le operazioni avvengono per contanti. Avete mai assistito ad una cena al ristorante in cui il ristoratore e il cliente si accordano per non emettere la ricevuta ma il pagamento viene effettuato con il bancomat o la carta di credito? Credo non ci sia necessità di dare ulteriori spiegazioni! Per i lettori che fossero ancora scettici circa la relazione contanti – evasione fiscale o peggio riciclaggio rinvio allo studio della Banca d’Italia (Pecunia olet. Cash usage and the underground economy) in cui ovviamente, dopo una copiosa analisi, si conclude che esiste una relazione tra l’uso del contante e l’evasione fiscale.

Ma chi sono quelli favorevoli a questo provvedimento? Ovviamente i primi favorevoli a questa misura sono i circa undici milioni di evasori italiani. Se escludiamo ovviamente gli evasori (che sono tanti) chi sono gli altri favorevoli? In primis ci sono una fetta di cosiddetti “liberali”: quelli che credono nel dogma meno Stato =  più libertà d’iniziativa. Secondo il mio modesto parere questi (senza offesa) possiamo definirli liberali ma con le fette di prosciutto sugli occhi; vivono una realtà modificata, sono chiusi in una specie di torre d’avorio che impedisce loro d’interpretare la realtà del Mondo che li circonda, un Mondo fatto di centinaia di migliaia di piccoli commercianti, artigianati e professionisti e dei loro clienti che ha un vantaggio evidente nel ricevere pagamenti in contanti. Qualcuno di quei liberali non è mai entrato in un negozio, in un Bar, dove a volte lo scontrino è un optional, dove spesso ci sono problemi di lavoro nero, sicurezza sul lavoro e più raramente, ma più di quanto si pensi, problemi di riciclaggio?

Orbene questo “Mondo di mezzo” vive anche grazie ai contanti. Il Pos resta un obbligo formale frequentemente disatteso, tutti noi siamo spesso disponibili ad accettare un comportamento sbagliato. Trovate che sia normale che una persona fisica compri, un computer, un telefono, un regalo, un viaggio pagando con 5.000 euro che ha nel portafoglio? Qualcuno di Voi ha provato a conservare 5.000 euro nel proprio portafoglio tenuto conto che le banconote da 500 euro non sono prodotte dal 2019 e non le vuole più nessuno?

Ma allora perché il Governo si affanna ad introdurre una misura dannosa o nella migliore delle ipotesi inutile? Una interpretazione logica, anche se non dimostrata, è data dal fatto che un cospicuo bacino di voti è formato da piccoli commercianti, artigiani e professionisti che hanno una idiosincrasia per le tasse, per le banche, e che sono refrattari a qualsiasi tipo di controllo della pubblica amministrazione. Gli evasori in Italia come ho sopra riportato sono circa 11.000.000 (dati Istat), quasi tutti votano, e la loro età è compresa nella fascia che va dai 26 anni fino agli 80, per cui i partiti politici, che devono raccogliere il consenso, non possono disinteressarsi di questa massa di voti.

Altre motivazioni ufficiali circa l’introduzione di questo provvedimento sono quasi divertenti: alzare il limite dei contanti a 5.000 euro aiuterà i più poveri. Quando l’ho letto pensavo fosse una bufala, ma leggendo e rileggendo qualcuno lo ha davvero sostenuto! Cosa replicare ad una scemenza di tal fatta? “qualcuno ha mai visto un “povero” che compra qualcosa con 5.000 euro in contanti? Sembra una barzelletta ma non lo è. La seconda motivazione, più insidiosa, è la seguente: l’Europa consiglia ai Paesi membri di adottare il limite di euro 10.000 per la circolazione dei contanti, il doppio di quanto licenziato dalla finanziaria. Il confronto però tra la disposizione europea e quella adottata dal Governo italiano è innaturale! Il tetto al contante in Europa non è visto come una misura volta alla lotta all’evasione fiscale ma piuttosto un provvedimento che dovrebbe limitare il più pericoloso reato di riciclaggio: vedi per esempio la presunta corruzione di alcuni membri del Parlamento Europeo a cui sono stati sequestrati sacchi interi di banconote.

Nella sostanza, il provvedimento europeo non tiene conto della specificità italiana dove si registra un’evasione fiscale e contributiva di quasi 100 miliardi di euro annui: ultimo dato disponibile allegato alla NADEF 2022, che contiene le stime dei livelli di evasione per i principali tributi riferito all’anno 2019. Occorre poi considerare che secondo i dati UE l’Italia è il “campione europeo”, con distacco, dell’evasione IVA, che nei dati relativi al 2020 (ultimo rapporto della Commissione Europea pubblicato) ammontava a 26 miliardi di euro; l’Italia era seguita dalla Francia con 14 miliardi di euro e dalla Germania con 12 miliardi di euro. A questo proposito non mi stancherò mai di evidenziare come il passaggio dall’Iva “nostrana” alla Sales tax Usa ridurrebbe di molto l’evasione Iva del Paese a costo zero.

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