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La musica da non perdere dell’anno passato: ecco il “Pagellone”

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La musica migliore del 2022 nell’immancabile pagellone di fine anno (con una ricchissima playlist di spotify incorporata alla fine) di Giovanni Battista Menzani. Se vi è sfuggito qualcosa, c’è tutto il tempo per recuperare. ECCOLO:

20
ARCTIC MONKEYS – The car
BEACH HOUSE – Once twice melody
Una doverosa citazione per i grandi “vecchi”, che ovviamente vecchi non sono. Lo spirito di Sinatra sembra essersi impossessato di Alex Turner, che tuttavia se la cava alla grande anche nelle vesti di crooner. Il duo di Baltimora, giunto all’ottavo album, resta sempre in sospensione: e noi speriamo che non scendano mai.

19
WILCO – Cruel country
A proposito di band di esperienza, quella di Jeff Tweedy si guarda alle spalle, ovvero al country delle origini, “alt” o meno. Ma, come scrive Rolling Stone, “non lasciatevi ingannare dal titolo e dalla copertina. Anzi, fatelo. Questo disco è un inganno crudele. Un nuovo, grande disco dei Wilco”.

18
SUDAN ARCHIVES – Natural brown prom queen
WU-LU – Loggerhead
IBIBIO SOUND MACHINE – Electricity
La black music continuamente si reinventa. Brittney Denise Parks, aka Sudan Archives, è una violinista di Cincinnati ribellatasi a un destino già scritto (un duo pop con la sorella) per sfoderare un gran disco (la preferiamo alla osannatissima Beyoncé, disco dell’anno per Pitchfork). Il londinese Miles Romans-Hopcraft, in arte Wu-Lu, sfonda con “South”, un brano sulla gentrificazione di Brixton. Gli Ibibio Sound Machine si muovono invece in territori tra elettronica e funk.

17
VIAGRA BOYS – Cave world
Questi svedesi sono sporchi e sfacciati, spigolosi e sbilenchi, ma a noi piacciono perché sono tra quelli che ancora provano a fare politica; si ascolti “Troglodyte”, ad esempio.

16
BONOBO – Fragments
I “frammenti” elettronici più irresistibili dell’annata che sta ormai per concludersi.

15
TAMINO – Sahar
Nato in Belgio, ma di origini egiziane, il bel Tamino è un noto modello. Ma la musica è nel suo DNA: il nome è un omaggio a Mozart. Il suo è un folk raffinato e sensuale, con una vaga atmosfera orientale. I Radiohead sono suoi fan, la critica ha parlato di Nick Drake e Jeff Buckley, serve altro?

14
LUCRECIA DALT – ¡Ay!
Più che la pur ottima Rosalìa, ormai star internazionale, vogliamo segnalarvi questa splendida artista colombiana di stanza a Berlino: “Volevo esplorare un senso di leggerezza avvalendomi di un ritmo pacato ispirato dal bolero e di una voce che si muoveva attraverso uno sciame di synth”.

13
MANUEL AGNELLI – Ama il prossimo tuo come te stesso
VERDENA – Volevo magia
La scena pop italiana sembra segnare il colpo: tanti dischi buoni o quasi, ma manca l’acuto. Allora scegliamo i reduci dalla stagione alternativa di fine secolo scorso. Più due segnalazioni: C’mon Tigre e Caterina Barbieri.

12
WEYES BLOOD – And in the darkness, hearts aglows
La risposta della West Coast a Lana del Rey. Algida, elegantissima, triste il giusto.

11
KING HANNAH – I’m not sorry, I was just doing me
Il duo di Liverpool sembra arrivare dagli anni Novanta, ma ama alla follia “Nebraska” (ed esegue una notevole cover di “State trooper”).

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