Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

La musica da non perdere dell’anno passato: ecco il “Pagellone”

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10
BLACK COUNTRY, NEW ROAD – Ants from up there
BLACK MIDI – Hellfire
La scena britannica si riprende la scena, scusate il bisticcio di parole. Due dischi che spiazzano, difficili, apprezzatissimi entrambi dalla critica: i primi (da Cambridge) suonano un post rock barocco, intellettuale e cerebrale, tra reminiscenze prog e profluvi di fiati; i secondi (da Londra) sono sì eredi di King Crimson e Soft Machine, ma sembrano guardare al caos di Frank Zappa e Pere Ubu.

9
YARD ACT – The overload
PORRIDGE RADIO – Waterslide, diving board, ladder to the sky
Leeds e Brighton, anche la provincia inglese si prende una (bellissima) rivincita (in nome di Mark E. Smith e dei Pop Group). E non è finita qui… la scena post punk è infatti quanto mai viva e vegeta: si seguano anche Dry Cleaning, Sorry e Cassels.

8
COLA – Deep in view
I Cola (acronimo di Cost-Of-Living Adjustment) nascono dalle ceneri degli Ought, da Montreal, Canada; arrivano (anche loro) dalla scena punk o postpunk, ma stavolta ci regalano un quasi “classico”, tra Interpol e Television.

7
M.J. LENDERMAN – Boat songs
È un cantautore che arriva dalla North Carolina, ex leader degli Wednesday, paladini di un alt country piuttosto rumoroso. Lo consigliamo (vivamente) a chi ama il rock più classico e tradizionale.

6
KENDRICK LAMAR – Mr. Morale & The Big Steppers
Il più grande rapper della sua generazione, so far.

5
THE SMILE – A light for attracting attention
Tutto ciò che Thom Yorke tocca diventa oro.

4
KAE TEMPEST – The line is a curve
Poesia ed elettronica, orgoglio e appartenenza, dolore e riscatto. L’artista britannica è stata premiata dal Leone d’Argento della Biennale Teatro nel 2021 “per l’audacia luminosa nel posizionare deflagranti inneschi riflessivi e per voler ancora sperimentare in un genere definito di nicchia, come la poesia, mescolando l’aulico con il basso, la rabbia con la dolcezza degli affetti – tra versi e rime taglienti di shakespeariana memoria e dal forte contenuto sociale, miti classici e ibridazioni hip hop – arrivando a parlare col cuore a un pubblico sempre più vasto, entrandoti fin dentro le ossa, costringendoti a specchiarti nella tua dolorosa intimità”.

3
SPOON – Lucifer on the sofa
BILL CALLAHAN – Ytilaer
La band texana non sbaglia un colpo da decenni, anzi forse millenni. “Lucifer on the sofa” – un album perfetto, non c’è una nota o un verso fuori posto – si apre con una meravigliosa cover di “Held” degli Smog, una volta capitanati da Bill Callahan. “Mi sembrava fosse necessario risvegliare le persone, volevo suoni e parole empatici”, ha detto quest’ultimo presentando “Ytilaer”, ovvero Reality al contrario. Noto misantropo (è uscito da tutti i social: “una delle cose migliori che io abbia mai fatto, per me e probabilmente per il mondo”), è per noi assurto definitivamente all’empireo dei fuoriclasse. La critica ha parlato di Neil Young, Nick Cave, Van Morrison e Tim Buckey: un pantheon di eccezione.

2
FONTAINES D.C. – Skinty fia
Da Dublino con rabbia e furore. Nel terzo album dei Fontaines, che la nostra classifica ha già premiato negli anni scorsi, c’è spazio persino per canzoni d’amore (“I love you”) o per melodie di grande impatto radiofonico (“Roman holiday”). Era dai tempi dei primi U2 che l’Irlanda non ci regalava così tante soddisfazioni: scatenato e rumoroso, instabile e ansioso è il nuovo album dei Gilla Band – che una volta si chiamavano Girl Band: certe scariche elettriche ricordano gli ultimi Low.

1
BIG THIEF – Dragon new warm mountain I believe in you
Adrianne Lenker è cresciuta, e tanto. E insieme a lei, i suoi fantastici compagni da Brooklyn. Un doppio album epico e monumentale, elegante e più vario del consueto nei suoni e negli arrangiamenti: i quattro sanno spaziare dal folk-rock e dal country all’elettronica, al trip hop. Da febbraio è in heavy rotation: non poteva non essere il nostro disco dell’anno.

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