Da Teheran a Piacenza per studiare in Cattolica, Mobina si racconta a Universi
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La redazione di Universi ha incontrato Mobina Ghofrani, giovane studentessa iraniana dell’Università Cattolica di Piacenza. Chiara, Hassan, Alex, Roberta, Micaela e William hanno dialogato con Mobina per conoscere le ragioni che l’hanno condotta nella nostra città per proseguire gli studi e per realizzare la sua aspirazione di indipendenza. Mobina proviene dalla capitale del paese, Teheran, e racconta anche dell’accoglienza ricevuta nel nostro paese.

Ti puoi presentare e raccontare la tua esperienza personale?
Mi chiamo Mobina Ghofrani e vengo dall’Iran. Da pochi mesi sono una nuova studentessa dell’Università Cattolica di Piacenza, appena ammessa nella Facoltà di Economia, indirizzo di Global Business Management. Ho concluso gli studi in ragioneria in Iran e al contempo ho lavorato per diversi anni per numerose compagnie estere, cinesi, brasiliane. Ho deciso di proseguire i miei studi all’estero e l’Italia è risultata essere la scelta migliore per questo scopo.
Perché hai deciso di venire proprio a Piacenza?
Secondo me, quando emigri dal tuo paese è più facile cominciare con le città piccole, probabilmente per via delle differenze culturali, inoltre nelle metropoli le spese sono molto più alte. Piacenza al contrario è una città piccola, qui è difficile perdersi, è tranquilla e molto accessibile.
Come ti sei sentita una volta arrivata in Italia?
Devo dirvi che i primi giorni non sono stati facili. Sono arrivata in ottobre dell’anno scorso, e mi sento ancora nuova di queste parti. Sono arrivata tardi poiché c’è voluto un po’ di tempo per acquisire il visto, che non è facile da ottenere dall’ambasciata italiana in Iran. Ho cercato di risolvere i problemi uno alla volta in modo da poter rimanere a studiare qui. L’Università Cattolica mi ha aiutato per la borsa di studio che ho ottenuto. Appena arrivata in Italia mi sono sentita come una neonata: non conoscevo nessuno, non conoscevo la lingua italiana, parlavo solo l’inglese. Nonostante ciò, ho scoperto che l’ospitalità italiana è molto simile a quella iraniana: le persone qui sono molto amichevoli, hanno senso dell’umorismo e ciò ha significato molto per me. Sono passati circa tre mesi da quando sono arrivata e ora ho tanti amici, sia italiani che internazionali. L’Italia sta lentamente diventando come una seconda casa, anche se l’Iran sarà sempre la mia prima: mi manca sempre la famiglia, sono piuttosto preoccupata della situazione in corso in Iran, ma sono comunque contenta di essere qui, è stato sicuramente un progresso per me.

È vero che la lingua italiana è difficile da imparare?
Sì, lo è. Ho cominciato a seguire lezioni di italiano in via Roma e lo sto imparando piano piano, ma è davvero difficile. Avete la differenziazione tra maschile e femminile per i sostantivi, cosa che non c’è né nella mia lingua natale, né in inglese. Se si compara al cinese, l’italiano è sicuramente più semplice, ma comunque complicato. Nonostante ciò, sono molto speranzosa che la imparerò. Come dite voi, “Roma non è stata costruita in un giorno”, ci vuole tempo.
Da che città dell’Iran vieni nello specifico?
Vengo da Teheran, la capitale e la città più popolosa dell’Iran.
Qual era il tuo lavoro in Iran?
Conoscendo la lingua inglese, a 17 anni ho cominciato a insegnarlo. Successivamente ho provato a lavorare a Teheran come interprete e come assistente alle vendite.
Com’era la vita in Iran prima di venire in Italia e qual è la situazione attuale nel tuo paese?
La vita non è facile in Iran, in particolare per le donne. Prima di venire qui ho cercato di lavorare il più possibile per risparmiare, in quanto ho sempre avuto l’obiettivo di andare a vivere e studiare all’estero. Ho fatto del mio meglio per terminare il mio percorso di laurea in Ragioneria presso l’Azad University Teheran North Branch. Rispetto alla situazione in Iran, vi sono molte limitazioni ai diritti delle donne. Vi sono poi le diseguaglianze tra donne e uomini, le differenze nel salario, sulle libertà personali. In questo momento le persone che protestano mirano a ottenere una reale libertà.

La polizia morale arresta anche gli uomini?
La polizia morale gira per le strade e blocca le persone che non seguono le regole del decoro pubblico. Sì, arresta anche gli uomini, perchè non possono indossare i pantaloncini corti oppure mostrare dei tatuaggi.
Ci sono limitazioni nel tuo paese alla connessione Internet?
Quando sono arrivata qui, non ho potuto contattare i miei genitori per un paio di settimane, non avevano idea di come stessi, di dove fossi o cosa stessi facendo. Prima delle proteste non avevamo Youtube e Facebook; dopo l’inizio della protesta hanno cominciato a filtrare Whatsapp, Instagram, Google, praticamente tutto.






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