Le Rubriche di PiacenzaSera - Inter Cultura

I minori stranieri non accompagnati sono un risorsa, ma facciamo il possibile per integrarli?

I MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI UNA RISORSA PER IL PAESE – Ciò che appare in continuazione sui nostri media è la presenza indesiderata dei migranti, mentre se si osserva più da vicino l’andamento demografico dovremmo ringraziarli per sostenere una società numericamente in calo e con popolazione che invecchia rapidamente. Gli ingressi che provengono un po’ da tutte le parti dei nostri confini meritano tutt’al più un’accoglienza sommaria limitata ad aree di parcheggio, in vista o di rimpatri o di favorire un allungamento del viaggio verso altri Paesi. Le politiche dell’integrazione sono ancora molto rudimentali e affidate perlopiù agli enti territoriali, alle scuole ed alle imprese che pur lamentando difficoltà nel reperimento dei lavoratori faticano ad assicurare le condizioni necessarie sia per il lavoro sia per il welfare.

Assieme agli adulti che vengono lasciati perlopiù a loro stessi una volta entrati ci sono i minori così detti non accompagnati che spesso compiono da soli il viaggio della speranza; per essi lo Stato ha rafforzato gli strumenti di tutela e sotto lo spinta dell’UE nel 2017 è stata varata una legge che migliora l’accoglienza e favorisce la richiesta di protezione internazionale, attribuendo agli Enti Locali il compito di predisporre strutture per accoglierli e offrendo la possibilità di un affido familiare. Oltre all’iscrizione al servizio sanitario nazionale ai minori stranieri non accompagnati (MSNA), la legge conferma il diritto all’istruzione, in particolare nell’assolvimento dell’obbligo scolastico. L’Italia si caratterizza per una normativa piuttosto avanzata, che però si limita alla protezione, mentre la situazione demografica nella quale versa il nostro Paese richiederebbe un maggiore investimento di carattere pedagogico e sociale, affinchè sia sul piano relazionale e cognitivo, sia su quello del lavoro, si voglia raggiungere una più complessiva integrazione per realizzare quella cittadinanza che pur faticando ad essere riconosciuta sul piano giuridico ha comunque bisogno di essere percepita e vissuta nella comunità di destinazione.

Una ricerca dell’ISMU (2021) ci dice che la maggior parte dei minori stranieri non accompagnati si trova ad avviare un processo di inserimento tra i 16 e i 17 anni, quasi a ridosso della maggiore età, con un lasso di tempo breve a disposizione per impostare un iniziative di inclusione e formazione. E’ necessario affrontare il passaggio all’autonomia attraverso l’apprendimento della lingua italiana, l’assolvimento dell’obbligo scolastico/formativo e l’avviamento al lavoro.
Va valorizzato innanzitutto il percorso scolastico realizzato nei paesi di provenienza, anche al fine di poter comparare la scuola frequentata con quella italiana, anche se rimane una consistente parte di giovani mai scolarizzati; per tutti comunque il possesso della lingua italiana non ha le caratteristiche dell’istruzione formale, ma è limitata alla formazione di base, quella magari offerta dalle strutture di accoglienza.

Una elevata scolarità in patria, magari il completamento della scuola primaria, facilita non solo l’apprendimento della lingua italiana, ma aumentano le risorse in campo linguistico, compresa una lingua veicolare, come attestano i risultati delle prove INVALSI per quanto riguarda l’inglese. Spesso una scarsa conoscenza della lingua madre, continua la ricerca, si accompagna ad esperienza traumatiche del proprio vissuto connesse alla migrazione stessa che minano la motivazione e l’investimento in istruzione già dal momento dell’arrivo. Una quota significativa di minori stranieri dimostra buone capacità di inserire il progetto formativo in un percorso più ampio di autonomia: possiedono competenze comunicative plurilingue, softskills (resistenza a situazioni stressanti, capacità di adattamento, apertura al cambiamento, ecc.), apprese anche attraverso l’esperienza migratoria. Tali risorse possono rivelarsi essenziali nel processo di integrazione nelle comunità di accoglienza.

Nel nostro sistema scolastico i minori stranieri possono inserirsi agevolmente in tutte le scuole del primo ciclo, ma se il grosso arriva in età adolescenziale il rischio di dispersione è molto alto, producendo fallimenti sul piano personale e non riuscendo ad offrire disponibilità lavorative adeguatamente formate di cui invece c’è grande richiesta. Occorre per questi una strada prioritaria che possa far leva sull’apprendimento linguistico, l’orientamento ed una conseguente formazione di indirizzo, con adeguati supporti di tutoring e di mediazione culturale. Gran parte di queste opportunità sono già presenti nei CPIA, i centri per adulti che però possono già da ora accogliere giovani sia per l’alfabetizzazione nella lingua italiana, sia per il recupero della scolarità obbligatoria, che potranno utilmente collegarsi con istituti o centri più direttamente professionalizzanti, al fine di acquisire una qualifica/diploma, che favorisca un contratto di apprendistato. Il collegamento tra le strutture italiane e le esperienze pregresse dei giovani ucraini, anche sotto forma di didattica a distanza, dimostrano la possibilità di ottimizzare i processi formativi, che potranno utilmente essere integrati da laboratori professionali e tirocini aziendali.

I due livelli dei CPIA, collegati con indirizzi vocazionali, secondo l’impostazione data ai corsi serali, costituiscono quei percorsi flessibili, necessariamente più brevi, con la valorizzazione dei crediti e l’esperienza diretta nel mondo del lavoro che consente di trarre competenze , sia professionali che generali, di cui una simile utenza ha bisogno. E’ necessario dedicare ad essa in modo specifico un tale impianto curricolare, con percorsi personalizzati, anche per quanto riguarda un’adeguata formazione dei docenti e dei mediatori culturali. Sostenere la motivazione a frequentare la scuola in relazione ad un proprio progetto di vita può servire sia che i minori si fermino in Italia, sia che vogliano proseguire per altri Paesi; l’approccio interculturale sarà l’ispirazione per la somministrazione dei contenuti e dovrà caratterizzare il clima della comunità scolastica e lavorativa. Una rete territoriale, ormai diffusa in diverse realtà, tra regioni, prefetture, scuole/CPIA, enti locali e aziende, aiuta i minori stranieri non accompagnati a frequentare attività scolastiche ed extrascolastiche in ambienti non segreganti in cui si radicano le loro capacità di crescita, di inserimento e di partecipazione alla vita italiana.

Gian Carlo Sacchi

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.