Mignani Arredo, una storia di famiglia e di design giunta alla terza generazione
E’ una storia di famiglia, quella di Mignani Arredo , iniziata nel 1964 nello storico laboratorio di via Ricci Oddi a Piacenza, e che ora prosegue nella sede di Gossolengo con il passaggio del testimone alla terza generazione. A raccontarla è Michele Mignani, nipote del fondatore Benito, entrato un anno fa in azienda a fianco del papà Vito.
“Mignani Arredo à stata fondata da mio nonno negli anni Sessanta. Dopo aver maturato esperienza in aziende del settore, come responsabile amministrativo e commerciale, ha deciso di mettersi in proprio, aprendo un laboratorio di tappezzeria artigianale in via Ricci Oddi a Piacenza. Erano gli anni – racconta Michele – in cui il made in Italy galoppava, complice il boom economico. In quella fase la nostra ditta realizzava poltrone e divani in serie, rifornendo negozi e mobilifici in tutta Italia. Con l’ingresso di mio padre Vito in azienda, negli anni ‘80, ci si è spostati su una lavorazione più tailor made, su misura, sviluppando l’azienda e realizzando arredamenti contract per hotel e alberghi. Negli ultimi anni infine abbiamo ulteriormente ampliato la nostra platea sviluppando imbottiti per il settore nautico”.
L’attività si è così via via sviluppata. “La nostra è un’azienda di arredamento artigianale e tappezzeria. Progettiamo e realizziamo mobili imbottiti come letti, poltrone e divani, così come tende e accessori d’arredo per interni, e anche arredamento da esterno, con particolare attenzione ai materiali utilizzati” spiega. “Ogni anno ci si deve confrontare con le novità in arrivo, soprattutto per quanto riguarda i rivestimenti e i mobili da esterno – continua -. Anche nel nostro settore è forte la sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale, e siamo pronti a cogliere nuovi spunti che possono arrivare anche dai nostri fornitori, ad esempio per i tessuti, senza far venire meno funzionalità, comfort e resistenza nel tempo. Il nostro obiettivo però non è cambiato in questi sessanta anni: realizziamo mobilità di qualità con prezzi competitivi, fatti per durare al di là delle mode passeggere. Siamo artigiani e proprio per questo, tra i servizi che offriamo c’è anche quello di restaurare mobili, cambiando imbottitura e rivestimento, in una logica di riuso e di attenzione all’ambiente”.
Dopo gli studi in Cattolica, con una laurea magistrale in food marketing e strategie commerciali, ed esperienze lavorative in società multinazionali di servizi, legate al settore del largo consumo, Michele ha deciso di scrivere il terzo capitolo della storia di Mignani Arredo.
“Ho sempre ragionato come se l’attività di famiglia non ci fosse, ho fatto il mio percorso di studi e lavorativo in maniera autonoma, supportato in questo dai miei con grande intelligenza – dice -. Ma l’azienda, volente o nolente, la respiravo e ho deciso di mettermi in gioco e, soprattutto, alla prova. Mi sono messo a disposizione inizialmente con le mie competenze: insieme a una graphic designer abbiamo dato una rinfrescata al logo aziendale, ho sviluppato e curato i testi del nostro nuovo sito, fondamentale per riuscire a presentare al meglio quello che facciamo, mi occupo dei social. In vista dei sessanta anni di attività di Mignani Arredo, inoltre, mi piacerebbe rinnovare anche la parte dello showroom. Trascorro, tuttavia, anche molto tempo in laboratorio. Mi piace anche la parte creativa del nostro lavoro, di cui si occupa mio padre Vito, e la sua dimensione artigianale. Ho iniziato a disegnare alcuni pezzi, anche se non sono ne’ architetto ne’ interior designer. Cose semplici, come un letto o una poltrona”.
Quali sono i vostri clienti? “Sono molto variegati: dai privati che ci chiedono di realizzare mobili su misura, magari prendendo ispirazione da qualche rivista o dai social, a professionisti come architetti o interior designer, che necessitano di articoli originali per i loro progetti – spiega -, così come alberghi e ristoranti, fino al settore nautico, grazie a una collaborazione consolidata con una realtà piacentina che opera in questo campo. Per riuscire a soddisfare le loro richieste abbiamo dovuto acquisire nuove competenze e metterci in gioco, imparando ad utilizzare anche tessuti tecnici e materiali innovativi. Diciamo che la nostra è una clientela abbastanza varia, ma l’attenzione alla qualità del prodotto al giusto prezzo è sicuramente un elemento comune. Un’impostazione che si potrebbe definire molto piacentina”.
La vostra azienda è nata, come ricordavi, negli anni in cui il made in Italy è diventato un simbolo di stile in tutto il mondo. E’ ancora così?
“E’ ancora riconosciuto in termini di manifattura e design, ma la competizione è molto forte, anche con Paesi che prima non erano di certo conosciuti per la qualità del design, complice la globalizzazione e l’e-commerce. La nostra storia continua da sessanta anni grazie alla qualità dei nostri prodotti, che ci è sempre stata riconosciuta. Siamo flessibili e grazie al nostro laboratorio abbiamo la capacità di adattare il nostro know how a diverse situazioni, dal living all’area esterno. La vicinanza ai clienti, poi, è un valore aggiunto. Chi entra in negozio può interfacciarsi direttamente con noi, invece che con un commesso o un addetto alle vendite”.
Negli ultimi tempi diverse aziende hanno dovuto far fronte alle difficoltà di aumenti dei costi, dalle bollette alle materie prime, con queste ultime diventate anche difficili da reperire. Come avete affrontato la situazione?
“In azienda siamo in sei: oltre a mio padre e al sottoscritto, lavorano con noi due artigiani tappezzieri e due sarte. Siamo fortunati perché, producendo a mano, con pochi arnesi del mestiere, non consumiamo molta energia, sia dal punto di vista dell’energia elettrica che del riscaldamento, oltre ad aver installato qualche anno fa dei pannelli fotovoltaici, a servizio dell’azienda. Ma abbiamo invece patito l’aumento delle materie prime, anche se ci siamo impegnati a limitare l’effetto di questi rincari ai clienti, cercando di assorbirli il più possibile. E temo non sia ancora finita”.
Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane che, terminati gli studi, si affaccia al mondo del lavoro?
“Sicuramente quello di vivere tutte le occasioni lavorative come un’esperienza utile. Questo non significa dover accettare condizioni contrattuali improponibili, anche perché siamo in un momento in cui la sensibilità su questo fronte è cambiata, ma di mettersi in gioco. E se se ne ha l’opportunità, consiglio di trascorrere un periodo all’estero, anche breve, come anche io ho avuto modo di fare durante l’università. Non è retorica, consente davvero di aprire i

