Le Rubriche di PiacenzaSera - Inter Cultura

“Connettere persone in movimento”, ripensiamo insieme a nuove forme di convivenza

PER UNA CITTADINANZA (INTER)CULTURALE – Brani di diverse tradizioni letterarie e musicali, in italiano e in lingua madre, hanno narrato esperienze autobiografiche di emigrazione e immigrazione, viaggi nella storia e nella letteratura, condivisione e rielaborazione di “Sconfinamenti”, al di fuori di sé e del proprio paese. Il Comune di Piacenza e, per esso, la Biblioteca Passerini Landi, è alla testa di una iniziativa, sostenuta dal ministero della Cultura, per la promozione della lettura. Il progetto, ben documentato nel sito piacenzachelegge.it, vuol far emergere e condividere storie di migranti di origine italiana e straniera al fine di “connettere persone in movimento”, per favorire incontri e arricchimenti a livello umano e culturale, sollecitare percorsi individuali e familiari attraverso il racconto, l’ascolto, la scrittura, con un approccio plurilinguistico e la comunicazione per simboli. Si vuole creare un circuito che porti a riflettere sulla contaminazione culturale, per fondare una cittadinanza culturale, presupposto di consapevolezza sociale e civile.

Sono stati realizzati laboratori di lettura anche in lingue diverse, illustrazione, formazione sulla letteratura migrante e sull’educazione al plurilinguismo; hanno partecipato allievi di varie scuole della città che hanno rielaborato storie di emigrazione/immigrazione e condiviso prima nell’ambito della classe e poi con l’intera cittadinanza. La pittura e la musica hanno contribuito a trasformare la narrazione in esperienza visiva e sonora, quest’ultima poi ha avuto un ruolo di collegamento con i luoghi di origine suscitando ricordi ed emozioni.

storie sconfinate erickson

A cura delle associazioni Mondo Aperto e Sentieri nel Mondo si è concretizzata una “biblioteca vivente”: un gruppo di donne provenienti da diversi paesi che hanno dialogato, ponendo domande, portando esempi, traducendo vocaboli; ne sono uscite dieci biografie di immigrazione nelle lingue madri e tradotte in italiano. Un’antologia di questi racconti è stata pubblicata dalla casa editrice Erickson con il titolo “Storie sconfinate”. Un libro che ha raccolto una pluralità di linguaggi, verbali di diversa provenienza, un avamposto dell’educazione plurilingue, grafici per meglio illustrare le esperienze narrate e simbolici, con la comunicazione aumentativa alternativa, nata per persone con disabilità comunicative, ma utile come strumento di primo accesso anche per gli immigrati. Il contenuto riguarda perlopiù, come si è detto, storie di persone in movimento, adolescenti, che provengono sia da altre parti d’Italia sia dall’estero, ed esprimono tutto il disagio per aver lasciato qualcosa di noto che li legava sul piano emotivo ed affettivo, e la preoccupazione per qualcosa di ignoto che potrebbe anche rifiutare o tenere ai margini della vita di relazione, dell’amicizia, della cittadinanza. La narrazione riguarda l’esperienza diretta con amici, parenti, compagni di scuola o la propria sensibilità viene tenuta ben nascosta da un racconto di fantasia non meno carico di ansia e sconforto. Anche il trasferimento da Palermo a Piacenza non è scontato e l’esperienza narrata ci ricorda come in un non lontano passato la migrazione interna aveva suscitato gli stessi sentimenti nella popolazione autoctona che oggi rivolgiamo agli stranieri.

I dettagli che vengono riportati in certi racconti ci fanno capire che l’accoglienza, ma soprattutto quella che noi chiamiamo integrazione, non è un semplice dato sociologico, ma che l’empatia e la relazione sono alla base di un nuovo rapporto e che l’elemento risolutivo non è l’omologazione, ma il ripensare insieme, vecchi e nuovi cittadini, ad altrettante nuove forme di convivenza, anche sul piano amministrativo, dei diritti e doveri. Il libro è un compagno di viaggio verso una nuova cittadinanza, a cominciare dallo stimolo ad imparare nuove lingue; la lettura di queste storie ci deve essere di ammonimento soprattutto quando siamo più sbrigativamente portati ad addossare agli immigrati la responsabilità delle disfunzioni che subiamo nella nostra città, fingendo di dimenticare le difficoltà che hanno affrontato nel loro paese e che li ha spinti a venire fin qua.

Il leitmotiv è l’idea di cosmopolitismo, apertura verso gli altri; viaggiare, incontrare, conoscere ed anche affrontare, condividere. La strada giusta può essere quella di attraversare il mondo, importante è avere il coraggio di percorrerla, almeno fino a quando il sogno di questi ragazzi li trasporta. “Succede che a sessant’anni i dubbi rendano fragile il trasporto ed è in quel momento che l’amore dei giovani viene in aiuto e la vita ritrova il suo senso e soffio circolare”, diceva Alberto Carella. La scuola si è rivelata un mediatore indispensabile, non solo per l’apprendimento linguistico e l’acquisizione, anche in età adulta, delle competenze professionali, ma soprattutto come facilitatore di relazioni e di rapporti intergenerazionali. Questa funzione ha sviluppato una reciprocità, per l’adattamento dei nuovi arrivati, ma anche come contributo all’internazionalizzazione del nostro sistema formativo.

Un’ultima notazione per la Biblioteca Passerini Landi che, da luogo quasi religioso riservato a pochi e qualificati studiosi, si è trasformata in un’occasione di socializzazione e di educazione alla lettura, ma non solo: un punto di riferimento per la città e per i nuovi cittadini.

_Gian Carlo Sacchi

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