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L’auto-ritratto per sfidare gli stereotipi, il laboratorio di “Mondo Aperto”

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Auto-ritratto e interculturalità – Nei mesi di febbraio e luglio scorsi, all’associazione “Mondo Aperto”, ho condotto un laboratorio al quale hanno partecipato donne di diverse origini. Ho proposto alle partecipanti di realizzare il loro auto-ritratto. Il lavoro si è sviluppato attraverso diverse fasi: la prima consisteva nell’esprimersi con gesti ampi e spontanei nel vuoto, poi si doveva semplicemente lasciarsi guidare dalla spontaneità e dall’energia del momento. In seguito siamo passati ad un gesto astratto, per arrivare infine a una rappresentazione di sé; una rappresentazione espressiva senza la preoccupazione della somiglianza, come quella che ci rifletteva lo specchio. È un modo indiretto, attraverso il gioco, di rivelare il proprio IO senza giudizio e lontano dal modello che la nostra società, le nostre tradizioni, il commercio e il marketing ci impongono. Non è sempre facile vederci e vedere l’altro senza pregiudizi o presupposti. Tante differenze ci separano, ma, per chi vuole vederlo, tante differenze possono anche unirci e diventare una fonte di ricchezza. La forza dell’interculturalità sta nel fatto che le forze che si incrociano possono, come su uno strumento musicale, accordarsi per produrre belle melodie.

L’auto-ritratto va oltre la semplice rappresentazione fisica. Può anche aiutare a sfidare gli stereotipi e mostrare la complessità dell’identità individuale. Le relazioni tra individui, stati, cielo e terra, diventano sempre più complesse e l’interculturalità rimane uno spazio in cui possiamo riapprendere a comunicare senza sentirci superiori o inferiori, ma semplicemente vivendo un momento insieme. Alla fine, quando avremo molti auto-ritratti, potremo unirli in un’unica opera per mostrare, attraverso la diversità delle espressioni, la forza e l’energia che ci animano, ma anche la possibilità di incrociarsi, confondersi, riconoscersi nel tratto dell’altro. La forza di un universo di tratti, espressioni e parole che interagiscono in noi, ma che facciamo interagire attraverso la nostra sensibilità e che può dare significato alla nostra esistenza, anche solo per un istante. Il pubblico può reagire in modo diverso all’auto-ritratto in base alle proprie esperienze e al proprio background culturale. Questo tipo di opera può innescare dialoghi, educare e persino mettere in discussione le percezioni preesistenti. Kenza Benjelloun

Autoportrait et interculturel – Vers le mois de février et juillet dernier à l’association il Monde Aperto j’ai mené un atelier où ont participé des femmes d’origine diverses. J’ai proposé aux participantes la réalisation de leur autoportrait. Il y avait des étapes : la première consistait à s’exprimer par des gestes amples et spontanées dans le vide, puis tout au long des autres étapes il fallait seulement se laisser guidé par la spontanéité et l’énergie de l’instant. Puis nous sommes passés à une gestuelle abstraite pour arriver enfin à une représentation de soi ; une représentation expressive sans le souci de la ressemblance comme celle que nous reflète le miroir. C’est une façon détournée par le jeu/ de livrer son JE (son moi) sans jugement et loin du modèle que nous impose nos sociétés, nos traditions, le commerce, le marketing…Ce n’est pas toujours simple de nous voir et de voir l’étranger sans jugement ni apriori. Tant de différences nous séparent mais aussi pour ceux qu’ils veulent bien le voir, tant de différences peuvent nous unir pour être une source de richesse. La force de l’interculturalité réside dans le fait que les forces qui se croisent peuvent tel sur un instrument de musique où en s’accordant les notes donnent de belles mélodies.

L’autoportrait va au-delà de la simple représentation physique Cela peut aussi aider à briser les stéréotypes et montrer la complexité de l’identité individuelle. De plus en plus les relations entre individus, entre états entre le ciel et la terre se compliquent et l’interculturalité reste cet espace où nous pouvons réapprendre à communiquer sans avoir à se sentir supérieur ou inférieur, mais juste à vivre un moment ensemble. Au final, quand on aura un grand nombre d’autoportraits on pourra les rassembler en une seule pièce pour renvoyer à travers la diversité des expressions, la force, l’énergie qui nous animent, mais aussi la possibilité de se croiser, de se confondre, de se reconnaître aussi dans le trait de l’autre. La force d’un univers de traits, d’expressions et de mots qui interagissent en nous mais que nous faisons interagir par notre sensibilité et qui peut donner du sens à notre existence ne serait-ce qu’un seul instant. Le public peut réagir différemment à l’autoportrait en fonction de ses propres expériences et en fonction de son bagage culturel. Ce type d’œuvre peut ouvrir des dialogues, éduquer et même remettre en question les perceptions préexistentes.
Kenza Benjelloun

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