Lettere al direttore
“Riprendiamo per mano la pace: Onu chieda il cessate il fuoco tra Israele e Hamas”
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L’intervento di Europe for Peace Piacenza
E’ assoluta e ferma e non da oggi, la nostra condanna verso ogni forma di violenza, di aggressione, di atti terroristici e di guerra contro la popolazione civile, sia israeliana, sia palestinese. Qualsiasi guerra porta sempre con sé morte, distruzione, violenza e non genera giustizia. Al contrario semina e prepara le basi per successive guerre e ingiustizie. Non vi è giustificazione alcuna per l’operato di Hamas! Neppure la disperazione e l’esasperazione del popolo palestinese, vittima da decenni dell’occupazione, della restrizione delle libertà, della demolizione delle case, dell’espropriazione dei terreni e delle continue provocazioni delle frange radicali della destra israeliana e dei coloni può trovare una risposta nell’azione terroristica e militare. Inoltre contrariamente a quanto si tende a far credere Hamas non rappresenta tutti i palestinesi. Sentiamo come nostri fratelli e nostre sorelle tutte le vittime del terrorismo di Hamas, così come tutte le vittime delle azioni del Governo Nethanyau. Ma chi vuole veramente la Pace tra Israele e la Palestina?
I fatti degli ultimi decenni dimostrano che non la vogliono le grandi potenze, che potrebbero spingere Israele ad una politica diversa senza fornire loro armi sempre più micidiali e senza avallare decisioni che mirano ad allargare i territori israeliani a danno dei palestinesi, non la vuole l’Europa che in tutti questi anni nulla ha fatto o detto affinché fossero applicate le risoluzioni dell’Onu. E nemmeno gli Stati Uniti, la Russia, l’Iran e gli Stati arabi, pronti però a sfruttare rapporti di potere e di alleanza per ottenere condizioni favorevoli. Ci appelliamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché assuma la propria responsabilità di organo garante del diritto internazionale chiedendo alle parti l’immediato cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi e dei prigionieri israeliani, il rispetto del diritto umanitario per evitare ulteriore spargimento di sangue, con l’impegno di convocare, con urgenza, una Conferenza di pace che risolva, finalmente, la questione palestinese applicando le risoluzioni dell’Onu, condizione che potrebbe ristabilire così le condizioni per la costruzione di società pacifiche e democratiche.
A trent’anni dalla firma degli Accordi di Oslo, dopo decenni di denunce e allarmi inascoltati, i responsabili delle istituzioni e della politica internazionale devono recitare il “mea culpa” e riconoscere la necessità pressante di fare quello che non è ancora stato fatto: la pace tra i “nemici”, la pace a Gerusalemme. Sapendo che non ci sarà mai pace e sicurezza per i due popoli senza giustizia per i palestinesi, cioè senza che sia permesso ad entrambi di vivere nella stessa regione condividendo le risorse del medesimo territorio e gli stessi diritti. Il diritto internazionale e la responsabilità morale obbligano ad agire di fronte a questa situazione: per questo rivolgiamo un accorato appello all’Onu e a tutte le Nazioni, che speriamo avvertano il senso di responsabilità, per fermare le violenze e di impedire ora ad Israele di utilizzare, come risposta ad Hamas, la stessa loro violenza. Infatti Nethanyau, ha deciso di togliere cibo, luce, acqua ad una popolazione anch’essa ostaggio della violenza scatenata da Hamas, senza vie di fuga ed impossibilitata a proteggere le famiglie, i bambini e gli anziani. Per questo lanciamo un appello alle associazioni e ai movimenti palestinesi ed israeliani a manifestare insieme, ed a schierarsi per la fine della violenza, per il rispetto e il reciproco diritto di vivere in pace e liberamente nel proprio stato.
Questo cammino può partire dalle tante situazioni già esistenti sia in Israele che nei territori palestinesi. Può partire anche dalle piccole comunità come quella di Neve Shalom Wahat al-Salam (NSWAS). Questo è un villaggio, non lontano da Gerusalemme, nel quale vivono ebrei e palestinesi che già praticano la vita insieme in una piccola comunità e costituiscono un esempio per una futura società di pace e di benessere per tutto il Medio Oriente. Riprendiamo per mano la pace! Ad un’esplosione così inaudita di violenza riteniamo importante contrapporre un’azione altrettanto straordinaria di segno contrario. Con queste idee e con questa determinazione organizzeremo, insieme a chi le condividerà, iniziative di mobilitazione e di riflessione su questi argomenti. Saremo presenti anche sabato 13 ottobre all’iniziativa delle Donne in nero di Piacenza alle ore 11 in piazzetta San Francesco nel rispetto delle loro modalità di manifestare. Inoltre prevediamo di dare vita ad un’iniziativa pubblica la prossima settimana di cui poi diffonderemo i dettagli organizzativi e di organizzare momenti di conoscenza e approfondimento della realtà mediorientale.
Pensiamo inoltre che in prima fila nel far conoscere quanto sta avvenendo ci debbano essere le scuole. Non per indottrinare ovviamente, ma per dare a bambini e bambine, ragazze e ragazzi la possibilità di sviluppare capacità critiche e possibilità di sperimentare e individuare la risoluzione nonviolenta dei conflitti, a partire dalle cose a loro vicine per arrivare anche a quelle più lontane. Ricordiamoci che, se non riusciamo a cambiare le cose, saranno queste ragazze e questi ragazzi a dover fare i conti in un prossimo futuro con un “incendio” della Terra che noi non abbiamo saputo spegnere.
Europe for Peace Piacenza




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