“Nuova” SS45, alla Camera le critiche del comitato “Sì all’ammodernamento, ma fatto meglio”
“Non siamo contro l’ammodernamento della Statale 45, vogliamo che sia fatto meglio”. Sono arrivate alla Camera le istanze dell’associazione residenti e utenti SS45 per la difesa della Valtrebbia, che chiedono di rivedere il progetto di Anas per il tratto Rivergaro-Cernusca. Una posizione ribadita nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte anche Stefania Ascari – deputata M5S che ha presentato, al pari del collega Marco Croatti – una interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e Sabrina Pignedoli, europarlamentare M5S, che ha promesso di portare le istanze dei residenti e degli utenti della statale 45 all’Europarlamento.
“Le associazioni – spiega Ascari – lamentano il rischio di un gravissimo impatto ambientale sul suolo, che in una valle come la Val Trebbia porterebbe delle conseguenze molto rilevanti. Abbiamo quindi presentato tre interrogazioni, a livello europeo, alla Camera e al Senato chidendo che ci sia una rivalutazione di progetti che possano essere migliori e con meno danni all’ambiente, soprattutto per gli enti locali e per i cittadini”. “Si tratta di un progetto che devasterebbe l’ambiente – fa eco Pignedoli -. Non siamo contro l’ammodernamento della strada, l’obiettivo è di farlo in maniera adeguata al tipo territorio, salvaguardando l’ambiente ed evitando un aumento di costi sproporzionato rispetto ad una strada nella quale in 11 chilometri dovrebbero sorgere otto rotonde con un miglioramento del tempo di percorrenza di poco più di 30 secondi. Inoltre i cittadini non sono stati coinvolti nella discussione di questo progetto: ci sono persone che avranno espropri, problematiche per le attività commerciali e per i tempi di percorrenza dalla montagna verso la città durante i lavori”.
“Stiamo cercando ormai da tre anni di farci ascoltare” – ha affermato Giorgio Vecchiattini del direttivo dell’associazione Residenti Utenti, che ha ripercorso l’iter del progetto: “Nel 2017 è stato presentato da Anas un primo progetto di ammodernamento, che prevedeva l’allargamento della sede stradale, la rettifica di alcuni tratti curvilinei, senza rotonde o viadotti, poi sostituito da un nuovo progetto nel 2020, “pubblicato” ad ottobre 2021 e modificato nel 2022. Nel frattempo i costi sono lievitati da 40 milioni del 2017 agli attuali 200 milioni circa, poco meno di 20 milioni a chilometro. Siamo venuti a conoscenza di questo progetto solo nell’ultimo trimestre del 2021, grazie all’attività di alcune associazioni, ma secondo qualcuno i cittadini erano stati informati perchè trovavano su un portale 1.276 documenti da consultare. Il progetto definitivo è andato in procedura VIA come unica alternativa possibile all’opzione “zero”, cioè non fare nulla, e nessuna risposta è stata data alle osservazioni di cittadini ed enti in sede di Provvedimento Unico. Gli espropri sono stati comunicati il 29 marzo 2023, a quel punto molti cittadini, ancora non raggiunti dalle informazioni relative l’opera proposta, si sono rivolti a noi per avere dettagli e capire cosa stava succedendo; l’associazione ha dato supporto a tutti coloro che l’hanno richiesto e in questo modo è stata “costretta” ad approfondire gli elaborati grafici Anas, cerando una alternativa di approccio”.
VIDEO – LA CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA
“Approfondendo il progetto – spiega Vecchiattini, affiancato da Annamaria Losi e Riccardo Arena – ci siamo accorti che chi lo aveva elaborato non aveva una chiara idea del territorio, per questo ci siamo attivati nel tentativo di apportare dei miglioramenti. Ma ogni porta di mediazione è stata chiusa e non abbiamo potuto fare altro che presentare ricorso al Tar, mentre il Comune di Rivergaro – che già aveva fatto ricorso alla Presidenza del consiglio ed è stato l’unico ad accettare le osservazioni del nostro documento – ha fatto ora ricorso alla Presidenza della Repubblica. Vedremo se sarà il caso di interpellare anche la Corte dei Conti per la lievitazione dei costi, a nostro modo di vedere ingiustificata”. “L’opera – aggiunge – è stata indicata dal Ministero delle Infrastrutture come quella più importante da effettuarsi nel 2024 in Emilia-Romagna: più facciamo domande e chiediamo spiegazioni, più questo intervento viene indicato come prioritario, per cui sembra sia ancora meno necessario darci risposte”.
Oltre al mancato coinvolgimento dei cittadini, per l’associazione i punti critici del progetto risiedono nella “scarsa conoscenza del territorio in cui è calato”, che presenta un “contesto idrogeologico molto delicato”, insieme alla durata del cantiere: “I lavori comporteranno sempre due sensi unici alternati per circa cinque anni, andando a soffocare il traffico da e per l’alta valle, mentre il progetto del 2017 aveva una durata dimezzata rispetto all’attuale”. “La tratta, lunga 11 chilometri – sottolinea Vecchiattini -, rappresenta una delle più pregevoli dell’intera valle: non siamo contrari alle rotonde, ma metterne sette, forse otto, in undici chilometri ci sembra un obbrobrio sotto tutti i punti di vista. Abbiamo proposto di sostituire queste rotonde con altre modalità progettuali meno invasive e più rispettose della continuità del traffico, altre – come quella di Travo e della Bellaria – riteniamo invece vadano realizzate; questo per dire che non siamo mai stati un’associazione del “no”, siamo convinti che il nostro Paese abbia bisogno di fare, ma bisogna fare bene. Anche per quanto riguarda il tempo di percorrenza, è prevista una diminuzione di soli 38 secondi: dal 2021 chiediamo venga fatta una valutazione di costi-benefici”.
Questione sicurezza: “E’ la parola chiave del progetto Anas e un obiettivo ovviamente condiviso, la discussione nasce su come raggiungerlo: abbiamo proposto la soluzione degli svincoli a raso e del controllo della velocità, che secondo noi permetterà di raggiungere lo stesso obiettivo senza sconvolgere la valle”.





