“Il 25 aprile è festa anche per gli assenti: dovrebbero essere riconoscenti verso i partigiani”
“Oggi ho la responsabilità di parlare ai presenti e, se permettete, anche agli assenti da questa nostra cerimonia. È anche una bella grana, perché questo è il terzo 25 aprile di fila che noi celebriamo in uno stato di guerra molto ravvicinata – quest’anno il Consiglio europeo ha parlato della necessità che la nostra unione si attrezzi per una economia di guerra, come se fosse ineluttabile il suo inasprimento e allargamento – ed è il secondo 25 aprile di fila che celebriamo avendo al governo un partito politico che non l’ha mai festeggiato. E allora è giusto sintetizzare il perché siamo qui e chiederci perché questa festa divide ancora. Direi che il 25 aprile è la festa di chi non crede che la democrazia sia un regalo piovuto dal cielo e che basti affidarsi a un capo per conservarcela”. Ha cominciato così la sua orazione ufficiale sul palco del 25 aprile di Piacenza, in Piazza Cavalli, Gad Lerner. Tra gli assenti citati dal giornalista c’era infatti un’intera parte politica: nessun esponente politico del centrodestra piacentino, infatti, salvo le istituzioni in veste ufficiale, ha preso parte alle celebrazioni per il 79esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dall’oppressione nazifascista. Lerner ha parlato dal palco dopo gli interventi del sindaco Katia Tarasconi e della presidente della Provincia Monica Patelli davanti a un folla consistente di piacentini che hanno voluto assistere alla manifestazione ufficiale della Liberazione. Tra gli striscioni esposti quello più grande era formato dalla bandiera arcobaleno con la richiesta di cessare il fuoco in tutte le guerre in corso.
Presenti anche quattro partigiani combattenti citati durante la cerimonia: Ugo Magnaschi, Ferdinando Gallarati, Luigi Leviti e Pietro Satta. Tra le autorità presenti che hanno sfilato nel corteo partito da piazzale Genova diversi sindaci e amministratori locali, il prefetto Paolo Ponta, il questore Ivo Morelli, il procuratore della repubblica Grazia Pradella, la parlamentare piacentina del Partito Democratico Paola De Micheli, la presidenza dell’Anpi, i rappresentanti delle associazioni combattentistiche, gli alpini, il volontariato. La cerimonia è stata preceduta dallo scoprimento della targa commemorativa dei Caduti del 9 settembre 1943 in piazzale Genova, restituita alla città dopo il recente intervento di manutenzione a cura del Polo di Mantenimento Pesante Nord. Nell’occasione è intervenuto il presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci Raffaele Campus. Quindi il corteo guidato dalla banda Ponchielli è partito per snodarsi lungo corso Vittorio Emanuele e sostare nei pressi del Dolmen dedicato ai Caduti per la Resistenza sullo Stradone Farnese.
Perché questa festa divide? Gad Lerner, nel prosieguo del suo intervento, ha ripercorso la storia fin dal principio, quando nel 1946 “la festa nazionale del 25 aprile fu istituita con un decreto regio a firma del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi perché si riteneva importante che ci fosse una data italiana per commemorare la Liberazione, e si prese a simbolo la data di Milano, per distinguerla dalle celebrazioni della fine della guerra che si tengono tra l’8 e il 9 maggio, con la caduta del Muro di Berlino e del bunker di Hitler. Fin dal principio diede fastidio: il 25 aprile 1946 fu preceduto a Milano di notte dal trafugamento della salma di Benito Mussolini dal cimitero Musocco ad opera di un manipolo di fascisti guidati da un tale che due anni dopo venne eletto deputato nel parlamento italiano. Il 25 aprile i detenuti fascisti del carcere di San Vittore entrarono in rivolta, ci fu da parte delle neonate squadre d’azione Mussolini l’assalto alla Camera del Lavoro di Milano. Fin da allora si fa fatica ad accettarla come la festa di tutti”.
“A chi tutti gli anni pretenderebbe di convincerci che (il 25 aprile, ndr) è una festa inutile, da abolire, perché tanto la guerra l’avrebbero vinta comunque gli angloamericani – ha proseguito Lerner – io rivolgo sempre una domanda: riescono a immaginarsi cosa sarebbe stata l’Italia del dopoguerra se non ci fosse stato il Comitato di liberazione nazionale che riuniva le forze antifasciste, se non ci fossero state le brigate partigiane, i gruppi di azione patriottica, gli internati militari italiani che rifiutarono di indossare la divisa per arruolamento obbligatorio del Bando Graziani dopo l’8 settembre (1943, ndr) e tutte le donne che nascosero quei soldati, li rivestirono, li nutrirono e facevano da staffette sfidando i posti di blocco?”.
Ugo Magnaschi, uno dei partigiani combattenti presenti in piazza
Quando cominciano a formarsi gli embrioni delle prime brigate partigiane dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 gli Alleati si fermano dopo essere sbarcati in Sicilia e a Salerno, calcolano le forze, ritengono sia più opportuno impegnare le forze tedesche su questo fronte meridionale in modo da rendere più favorevoli le condizioni per uno sbarco in Normandia e per la guerra nell’Europa settentrionale. Il 3 novembre 1943 due dirigenti antifascisti italiani, Ferruccio Parri e Leo Valiani, prendono un appuntamento pericoloso perché devono attraversare in incognito il confine tagliando la rete: vanno a Certenago, vicino a Lugano, a incontrare Allen Dulles e John McCaffery, capi dei servizi segreti degli Stati Uniti e del Regno Unito, i quali dicono di aver bisogno, per completare il lavoro in Italia, che loro forniscano l’Intelligence e facciano qualche azione di sabotaggio e qualche attentato. Dicono ai due esponenti del Partito d’Azione di non mettere insieme brigate o un esercito di popolo, sebbene Parri ricordi loro che i partigiani hanno già liberato parecchi prigionieri di campi di concentramento”.
“Dobbiamo ai vertici politici e militari formati dai partiti antifascisti, costituitisi già il 9 settembre 1943 come Comitato di liberazione nazionale, se le cose in Italia sono cambiate così in fretta. Questo è il motivo per cui noi accettiamo anche quella divisione: sì, è una festa che divide, ma dovrebbe parlare anche agli assenti, che dovrebbero provare molta riconoscenza anziché denigrare i partigiani mettendoli sullo stesso piano di chi praticava la tortura, la rappresaglia e la deportazione di massa e quindi il disonore dell’Italia. Questa lezione dobbiamo perpetuarla perché il grande pericolo di oggi è la smemoratezza: dobbiamo provare sempre a metterci nei panni dei ragazzi che fecero quella scelta, alcuni di loro sono qui oggi e non gliene siamo ancora grati”.
Gad Lerner ha infine avvertito riguardo alle derive autoritarie di oggi. “Non guardiamo alla memoria con ossessione – ha detto il giornalista – non abbiamo lo ‘specchietto retrovisore’ che guarda al secolo scorso come qualcuno ci dice, prendendoci in giro. Ma è nel secolo nuovo che noi vediamo scricchiolare delle democrazie: è nel 2024 che abbiamo sentito dire a un candidato presidente degli Stati Uniti (Donald Trump, ndr) che se a novembre non vincerà lui ci sarà un bagno di sangue, e c’è già stato un assalto al Parlamento degli Stati Uniti quando lui non è stato rieletto. E la Turchia, la Polonia, l’Ungheria, Israele: non abbiamo visto tendenze autoritarie riaffacciarsi? È per questo che dico che la democrazia non è un regalo piovuto dal cielo. E pensate voi che l’Italia, il paese nel quale è stato inventato il fascismo, che è stato il modello per gli altri fascismi europei, nel quale una destra non è riuscita per decenni a dirsi antifascista e si è connessa a un sentimento di sintonia e ammirazione per quella fase storica che non è mai venuto meno, pensate davvero che siamo immuni e non ci conviene vigilare? Io penso il contrario, perciò vi invito a continuare, anche nella divisione necessaria che porta la festa nazionale del 25 Aprile”.
Raffaele Campus
“Il 25 aprile è un anniversario di tutti e deve considerare tutte le componenti”. Il generale Raffaele Campus, presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci, ha sottolineato ai microfoni dei giornalisti, a margine della cerimonia, l’importanza delle truppe alleate e in particolare di quelle brasiliane. “Chi effettivamente ha vinto la guerra sono stati gli Alleati – le parole di Campus -, per l’anno prossimo ho già chiesto al sindaco di invitare l’ambasciatore brasiliano, visto che i brasiliani sono quelli che effettivamente hanno liberato Piacenza. Non è un caso che dal 25 aprile a Piacenza non ci fosse più un tedesco fascista, però per entrare le brigate c’hanno messo tre giorni perché bisticciavano per chi doveva entrare per primo. E tutte le truppe americane erano ferme a Pontenure e avevano urgenza di mettere a posto il ponte sul Po per arrivare a Milano entro il 30 aprile”. Il generale ha rimarcato l’importanza di ricordare anche i piacentini che hanno combattuto lontano da Piacenza ma che sono stati importanti nella guerra di Liberazione. “Noi il giorno 5 (maggio, ndr) andremo a Case Grizzano a commemorare due paracadutisti piacentini che il 22 e il 23 aprile (1945, ndr) si sono lanciati nelle retrovie tedesche per bloccarli e impedire loro di passare il Po e sono morti. È importante che ci sia rappresentanza di tutti”, ha detto Campus.
LA DIRETTA DELLA MANIFESTAZIONE A PIACENZA
Prende la parola per l’orazione ufficiale il giornalista Gad Lerner, che ricorda come oggi sia “il terzo 25 Aprile di guerra e il secondo con alla guida del governo un partito che non lo ha mai festeggiato. È la festa di chi non crede che la democrazie siano un regalo caduto dal cielo”.
“Fare memoria è una scelta unificante, soprattutto per le nuove generazioni, per evitare di ripetere errori e orrori del passato. Ce lo ricordano le guerre e le crisi umanitarie”. Così la presidente della Provincia di Piacenza Monica Patelli.
“Il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica, non soltanto alla fine o occasionalmente, un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista”. Parte dalle parole del monologo di Antonio Scurati, previsto e non trasmesso dalla Rai in occasione del 25 Aprile, il discorso della sindaca di Piacenza Katia Tarasconi. La citazione di Scurati è stata accolta con un applauso dai presenti in piazza. “Lo scrittore chiede che l’antifascismo sia posto finalmente da tutti a fondamento della nostra Repubblica. L’antifascismo non è una corrente, un’opinione, ma un respiro”, ha proseguito Tarasconi, che poi ha citato i partigiani Agostino Covati e Pino Fumi scomparsi di recente. Presenti alla celebrazione i partigiani Ugo Magnaschi, Ferdinando Gallarati, Luigi Leviti e Pietro Satta.
Il corteo è arrivato a Piazza Cavalli dove ora intervengono le autorità.
La sindaca Katia Tarasconi ha sostato per un momento di raccoglimento nei pressi del Monumento ai Caduti per la Resistenza all’inizio dello Stradone Farnese.
È arrivato a piazzale Genova il giornalista Gad Lerner, che al termine del corteo, in Piazza Cavalli, terrà l’orazione ufficiale.
Scoperta la targa commemorativa dei Caduti del 9 settembre 1943 a Piazzale Genova, restituita alla città dopo il recente intervento di manutenzione a cura del Polo di Mantenimento Pesante Nord.
A Piazzale Genova alcuni manifestanti espongono striscioni a favore della pace.
IL PROGRAMMA – Le iniziative proposte da Anpi proseguiranno, nel cuore del centro storico, per tutta la giornata, tra piazzetta Pescheria e i portici di Palazzo Gotico. Già dalle 12 sarà attivo il servizio di ristoro, mentre alle 14 saliranno sul palco i cantautori Davide Cignatta e Alessandro Colpani per il concerto dedicato “Canti di Resistenza, popolari e d’autore”. Alle 15.45, il programma musicale vedrà in scena il coro Voci Bianche di Piacenza diretto dal Maestro Giorgio Ubaldi, con l’accompagnamento di Francesco Degli Antoni al pianoforte, a intonare “Canti per la pace”. Dalle 16.45 alle 17.15 circa, con l’intervento degli autori saranno presentate le ultime ricerche storiche sulla Resistenza piacentina, per poi lasciare nuovamente spazio alla musica con il concerto, dalle 17.30 alle 19, del complesso folk Corte dei Miracoli. Sul sito www.comune.piacenza.it, con evidenza in home page, è riportato il calendario completo degli eventi in programma, già da alcuni giorni e prossimamente, per rendere omaggio alla Liberazione d’Italia.
LE LIMITAZIONI ALLA VIABILITA’ – Contestualmente allo svolgimento delle manifestazioni istituzionali, le aree di stazionamento taxi di via Sopramuro e via Cavour saranno sospese dalle 8 alle 14 di giovedì 25 aprile, con contestuale spostamento in via IV Novembre in zona Cheope. Per quanto concerne le limitazioni al traffico, dalle 8 di giovedì 25 aprile, sino al termine della cerimonia ufficiale sarà istituito il divieto di sosta con rimozione forzata su entrambi i lati in piazzale Genova, nel tratto di corso Vittorio Emanuele tra via Palmerio e via Nova, nel tratto di Stradone Farnese tra via Palmerio e il civico 3, in piazza Cavalli (dove sarà vietata anche la circolazione tra le 9 e le 12), in piazzetta S. Ilario, piazzetta Plebiscito e piazzetta Grida, con la sola eccezione dei veicoli a servizio dell’evento. In concomitanza con il passaggio del corteo, potranno verificarsi brevi interruzioni della viabilità lungo corso Vittorio Emanuele, ma il traffico sarà coordinato dalla Polizia Locale.
Si ricorda inoltre che, per consentire lo svolgimento in sicurezza della Festa della Liberazione organizzata da Anpi tra le 12 e le 19, in tutta l’area prossima all’evento – comprendente piazza Cavalli, largo Battisti, piazzetta Mercanti, piazzetta Grida, via Calzolai, via XX Settembre, via Cavour, via Cittadella, via Mazzini, via Sopramuro, via San Donnino, piazza Plebiscito, corso Vittorio Emanuele, via Garibaldi, vicolo Perestrello, via Sant’Antonino, via Illica e piazzetta Pescheria – è fatto divieto assoluto agli esercenti di attività di somministrazione alimenti e bevande, attività commerciali ambulanti e attività artigianali di produzione e vendita di beni alimentari, di somministrazione, consumo e vendita di bevande e alimenti in contenitori di vetro o lattine di qualunque genere, prevedendo in sostituzione l’uso di contenitori di carta o altro materiale, preferibilmente biodegradabile e comunque non inquinante. Anche i cittadini, nelle aree indicate, dovranno osservare il divieto di consumo e detenzione di bevande e alimenti in contenitori di vetro e lattine. Sarà ammessa la somministrazione con l’utilizzo di tali materiali esclusivamente per il servizio ai tavoli e al bancone nei pubblici esercizi, senza possibilità di asporto. La violazione comporta una sanzione amministrativa di 500 euro, con pagamento in misura ridotta entro i cinque giorni successivi per un importo pari a 333.33 euro.














