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I giovani si sentono molto “europei”: gli esiti del questionario nelle scuole

I GIOVANI E L’EUROPA – In prossimità delle elezioni europee la politica italiana sembra più interessata alle solite diatribe da cortile e per la compilazione delle liste elettorali sembra prevalere la spartizione delle candidature piuttosto che la ricerca di contenuti e di competenze che possano presentarci in modo credibile alla prossima legislatura, consapevoli della posta in gioco in questo particolare periodo storico. Maggiore soddisfazione invece si trae dall’opinione dei giovani, che abbiano o meno l’età per votare, che dimostrano sensibilità nello stare in Europa e serietà nell’affrontare le questioni che si troveranno di fronte nella vita adulta e che avranno sempre più a che fare con la dimensione europea. Atteggiamenti e comportamenti nei confronti dell’impegno civico per l’Europa si ricavano dall’ultimo rapporto Iccs-Invalsi sui risultati del questionario europeo per gli studenti. Si tratta di un’indagine che viene ripetuta da diverso tempo a livello internazionale, ma che passa abbastanza inosservata, mentre in questa occasione elettorale potrebbe offrire utili spunti per un programma di azione politica e culturale.

Di fronte ad incertezze che ogni giorno vengono espresse dai politici, i giovani rivelano un forte senso di identità europea, si sentono parte dell’Europa, ancor più che di una nazione e la maggior parte di loro riconosce il ruolo dell’UE come comunità caratterizzata da una cultura comune. Gli italiani sono sopra la media e la percentuale è salita nel tempo e non c’è differenza tra le aree del Paese. La maggior parte di loro ritiene che l’appartenenza del proprio paese all’UE sia un fatto positivo, perché tutela la libertà di espressione, i diritti umani, è un luogo sicuro in cui vivere ed è positivo per l’economia dei singoli Paesi. Le criticità vengono indicate soprattutto nella lentezza e l’eccessiva burocrazia che limitano l’efficacia dei vari provvedimenti.
Le sfide che maggiormente ricorrono nel rapporto riguardano le disuguaglianze, l’ambiente e l’immigrazione; tutte sfide che devono essere affrontate a livello europeo più che nazionale. Vengono percepite anche discriminazioni tra le comunità LGBT, gli immigrati, i poveri, le persone con disabilità e quelle con opinioni diverse dalla maggioranza. I livelli più bassi di soddisfazione per il comportamento dell’UE si registrano tra gli studenti italiani e soprattutto di fronte al Covid ed all’immigrazione; al sud anche i giovani vengo discriminati. La scuola viene identificata come il principale veicolo di conoscenza storico-sociale e negli ultimi decenni l’importanza dell’insegnamento dell’educazione civica e alla cittadinanza si è accentuata nei sistemi scolastici europei, con l’implementazione di ambienti di apprendimento partecipativi ed il rafforzamento delle capacità di pensiero critico degli studenti, oltre ad una maggiore cooperazione europea nel settore dell’istruzione. Il livello di conoscenze più elevato e le esperienze personali con un’Europa sempre più integrata sono tra i fattori più rilevanti rispetto ad opinioni più favorevoli all’UE.

Quasi la totalità degli studenti sostiene la cooperazione tra gli Stati, si dichiara favorevole alla libertà di circolazione in Europa, a lavorare nei vari Paesi ed al riconoscimento dei titoli di studio da essi rilasciati, nonchè all’elaborazione di regole comuni. Gli studenti con un background socio-economico inferiore alla media tendono ad essere invece favorevoli alla limitazione della circolazione e manifesta tanti altri atteggiamenti negativi nei confronti della stessa UE. La pace in Europa è realizzabile per il 57% degli studenti europei e il 64% degli italiani e una riduzione dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua è vista possibile dal 54% di tutti i partecipanti e del 59% in Italia, con particolare riferimento al 53% del nord est e del 66% al sud e sulle isole. I giovani con background migratorio dichiarano di identificarsi in misura minore con l’Europa e soprattutto i più giovani sono più propensi ad esprimere identità multiple: cittadini del mondo. Questo è un passaggio delicato a più alto rischio di emarginazione se non si agisce contemporaneamente in maniera interculturale all’interno e all’esterno dell’UE nella costruzione di una cittadinanza dinamica che coinvolge tutte le provenienze nella pluralità delle destinazioni. Un questionario è stato distribuito anche agli insegnanti, dal quale emerge che la formazione in campo europeo è piuttosto carente un po’ ovunque, in Italia ancora di più. Insieme ai propri studenti si sono serviti dell’informazione veicolata da internet.

Nel 2021 il Parlamento europeo ha promosso una consultazione per raccogliere le idee dei giovani sul futuro dell’Europa. Il cambiamento climatico e l’ambiente, la salute, un’economia più forte, la giustizia sociale e l’occupazione, la trasformazione digitale, i valori, i diritti e lo stato di diritto, la migrazione e l’istruzione, oltre al rafforzamento della democrazia in Europa, sono stati gli ambiti più rilevanti su cui i giovani europei hanno avanzato proposte. Anche in Italia questo è lo scenario al quale aderisce la maggior parte degli studenti. La politica prenda esempio.

Gian Carlo Sacchi

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