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Pug, le associazioni chiedono più partecipazione “Tanti atti ma non si capisce la linea del Comune”
Giuseppe Castelnuovo (Legambiente)

“Tanti documenti sul sito del Pug, ma non si evince una linea di indirizzo chiara”. Laura Chiappa, presidente del circolo “Emilio Politi” di Legambiente, evidenzia la difficoltà per i cittadini nel capire la linea seguita dal Comune di Piacenza per la redazione del Piano urbanistico generale (Pug) e i progetti in cantiere. La criticità è stata sottolineata nel corso di una conferenza stampa convocata nella mattinata di venerdì 21 giugno da un gruppo di dodici realtà – sette associazioni e cinque comitati – per mettere in luce “una carenza della partecipazione” nel percorso verso il Pug e avanzare proposte, nell’ottica di un “cambio di rotta urgente”. A firmare l’appello all’amministrazione comunale: Legambiente Piacenza circolo “Emilio Politi”, Italia Nostra sezione di Piacenza, Fondo ambiente e territorio Piacenza, Aps “La cura del bosco” Ets, VeloLento, Acli Piacenza, Fiab Amolabici Piacenza, comitato Parco delle Mura, comitato Verde e Salute (ex orti di via Campesio e campo di via Morigi), comitato Amici della Pertite, comitato Veggioletta e comitato “Tutto per S. Antonio e il suo campone”.

associazioni ambiente conferenza stampa pug La conferenza stampa

Nel corso della conferenza stampa è stata ripercorsa tutta la storia “partecipativa” del piano urbanistico, a partire dal primo incontro avvenuto nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese il 25 febbraio 2023 con i tre gruppi di lavoro che hanno espresso aspettative e proposte rispetto al Pug. “In seguito, tuttavia, non è stato organizzato alcun incontro ulteriore, come era stato promesso, per una restituzione delle proposte avanzate e per approfondimenti tematici sugli argomenti ritenuti più degni di attenzione e di analisi”. Nei mesi successivi, fino al 17 febbraio 2024, si sono poi susseguiti altri sette incontri. “Incontri oggettivamente interessanti – dicono le associazioni – ma svolti nella modalità di ‘talk’ in cui i partecipanti svolgevano prevalentemente la funzione di uditori”. Inoltre, durante i “laboratori di quartiere“, i cittadini “non sono stati soddisfatti nel loro desiderio di approfondire le problematicità del proprio quartiere per avanzare eventuali soluzioni”. “Interessanti – affermano comitati e associazioni – anche le visite ai luoghi della rigenerazione urbana: padiglione Palmanova e ex scuderie di Maria Luigia, torrione Fodesta, torrione e bastione Borghetto, caserma Cella-Alfieri (Benedettine), caserma Cantore, ex chiesa delle Benedettine, a cui hanno potuto partecipare solo in pochi (un rappresentante per associazione), in orari difficilmente accessibili ai lavoratori e con tempi di comunicazione dell’invito molto ristretti”.

Il gruppo di comitati e associazioni chiede “una rettifica importante e decisiva del percorso partecipativo, in linea con la legge – sono stati citati gli articoli 44 e 45 della legge regionale 24 del 2017, ndr – e con i reali bisogni della comunità prima dell’assunzione del Piano in consiglio comunale. Per esperienza sappiamo che le osservazioni che cittadini e associazioni possono redigere dopo l’assunzione non hanno generalmente la necessaria incidenza per modificare le decisioni politiche conseguenti. D’altra parte il meccanismo delle ‘osservazioni’ rappresenta una procedura che esiste da sempre mentre la nuova legge regionale ha correttamente insistito sul percorso partecipativo, fin dalle fasi iniziali della Piano, proprio per marcare la differenza con il passato. Chiediamo quindi una vera e propria svolta all’amministrazione comunale, sul modello di altre esperienze emiliane e non solo, che si concretizzi in un percorso che abbia le caratteristiche sopra descritte, sostenuto dal contributo di facilitatori e dal necessario e periodico confronto con tecnici dell’ufficio di Piano e con i progettisti esterni, oltre che con i referenti politici dell’amministrazione. Solo in questo modo si potrà dimostrare di aver reso la comunità protagonista del proprio futuro”.

Laura Chiappa associazioni ambiente conferenza stampa pug Laura Chiappa (Legambiente)

LEGAMBIENTE: “PARTECIPAZIONE INSODDISFACENTE” – Sulla fruizione degli atti del Pug, Laura Chiappa osserva che “i documenti vengono caricati man mano che vengono svolte le interlocuzioni con gli enti, così facendo la consultazione è complicata per i cittadini. E, in più, è difficile anche capire la linea di indirizzo che intende dare il Comune al piano urbanistico”. “Quello che ci interessa – prosegue – è che emerga chiaramente l’idea di città che il Comune ha. Non possiamo derivarla dal sito del Pug, abbiamo bisogno che Comune ce la illustri e coinvolga i cittadini. È un tema molto sentito: ieri abbiamo fatto un incontro a Spazio 2, tanti avevano voglia di farsi sentire, e assessore Bongiorni ha raccolto tutte le osservazioni e proposte”. Sempre per Legambiente l’intervento di Giuseppe Castelnuovo che reputa “insoddisfacente” il percorso partecipato. “Nonostante gli incontri – dice – riteniamo che il confronto diretto e specifico per le criticità della città, che si sono accumulate nel corso del tempo, è mancato. Intendiamo laboratori veri e propri con dei tavoli di confronto. Non bastano le osservazioni a un piano già redatto, che al massimo consentono di emendare qualche dettaglio quando le decisioni importanti sono già state prese. Se si vuole costituire un tavolo concreto in cui i cittadini possono confrontarsi va fatto adesso, prima che sia troppo tardi. Se problemi e criticità vengono affrontati prima, c’è anche meno spazio per le polemiche in futuro”. Marco Natali ha aggiunto che “all’inizio del percorso del Pug avrebbe dovuto essere chiara la posizione politica, così da non arrivare a chiedere, oggi, di invertire una tendenza già iniziata. Progettiamo per i prossimi 20 anni, possiamo anche permetterci di perdere qualche mese in funzione di una collaborazione migliore”.

Massimo Esposito associazioni ambiente conferenza stampa pug Massimo Esposito (La cura del bosco)

“MANCA UNA MEDIAZIONE TRA POLITICA E CITTADINI” – Per Giovanni Monti di Italia Nostra il tempo concesso alle associazioni per esporre le osservazioni durante la seduta della commissione 2 dello scorso 27 maggio era insufficiente. “Quindici minuti per ciascuna associazione – afferma – noi eravamo in due e quindi io avevo sette minuti e mezzo. Avrei voluto parlare di venti progetti ma chiaramente è stato impossibile”. Massimo Esposito dell’associazione “La cura del bosco” sostiene che esista “un problema di fondo sul concetto di partecipazione”. “Questa amministrazione (comunale, ndr) – dice – ha inteso la partecipazione come informazione: quella a cui assistiamo è una sfilata di piccoli convegni in cui c’è un interlocutore che parla e un pubblico che ascolta. Partecipazione vuol dire un’altra cosa: dal cittadino può arrivare un punto di vista magari ingenuo ma produttivo. La partecipazione comincia con il dialogo, manca una mediazione tra parte politica-tecnica e cittadino”. Fausto Balestra (Acli) denuncia il “rischio che si facciano tante cose che non servono”. “Diamo atto al Comune che è interessato alla partecipazione, che però va portata a terra con i mondi dell’associazionismo e del volontariato. Il nostro è un modo per dire: vi diamo una mano”, conclude. Presenti anche i rappresentanti dei comitati di quartiere. Roberto Beltrametti (Veggioletta) si focalizza sul problema dell’inquinamento, esprimendo in particolare l’esigenza di “correggere gli errori fatti in passato, come il pezzo di tangenziale che passa in mezzo a un quartiere (quello della Veggioletta, appunto, ndr). Abbiamo tantissime aree verdi che potrebbero essere parte di una cintura verde intorno alla città”. Maria Pia Romano porta avanti una delle battaglie più longeve della città di Piacenza, quella per l’ex Pertite. “Sono vent’anni che cerchiamo un vero colloquio – afferma – uno scambio di opinioni con amministrazioni che affrontino il problema in maniera seria. Ma finora abbiamo constatato che non prendono nemmeno in considerazione quello che è già stato fatto, anche se spesso i comitati e le associazioni ne sanno di più delle nuove amministrazioni. È necessario che l’amministrazione si apra a uno scambio coi cittadini”.

Giovanni Monti Italia Nostra associazioni ambiente conferenza stampa pug Giovanni Monti (Italia Nostra)

COSA È MANCATO? COSA CHIEDE LA CITTÀ? – In una nota, il gruppo di dodici associazioni e comitati elenca dieci punti che, a loro avviso, sono mancati e di cui la città avrebbe bisogno: 1) Una chiara illustrazione degli indirizzi politici del Piano e delle richieste ai tecnici progettisti delle analisi necessarie per il conseguimento di un Quadro Conoscitivo adeguato alle esigenze di pianificazione; 2) Un bilancio della gestione del PSC/RUE vigenti, in termini di dati e di valutazioni sulle concrete ricadute positive e negative sul territorio e sulle problematiche non risolte; 3) La presentazione pubblica dei contenuti del Quadro Conoscitivo in modo da fornire le necessarie spiegazioni dei dati e di lettura delle tavole, che sono presenti nel sito del Comune ma che richiedono un concreto aiuto per essere correttamente compresi e interpretati da parte di cittadini non tecnici; 4) Un confronto dettagliato con cittadini e associazioni su alcune specifiche problematiche e criticità urbane che hanno determinato nel tempo un’oggettiva riduzione della qualità urbana, che potrebbero essere corrette mediante scelte compensative; 5) Un confronto sulle possibili prospettive di rigenerazione urbana (aree pubbliche o private dismesse o degradate o accordi di programma in corso o decaduti che possono avere un impatto determinante sul sistema urbano) tali da assicurare il perseguimento dell’obiettivo dell’interesse pubblico; 6) Un confronto sulle prospettive e opportunità per la crescita della qualità urbana mediante il potenziamento degli spazi ecologici all’interno del territorio urbanizzato (aree verdi a rischio, rete dei parchi, corridoi ecologici, ecc.) e nel rapporto con la fascia agricola e fluviale (cosa significa parco agricolo di cintura?); quale attuazione e con quali tempi degli interventi per la mobilità sostenibile e la riduzione dell’inquinamento atmosferico; 7) Un confronto sulla regolamentazione necessaria per la tutela efficace del patrimonio architettonico e urbanistico della città storica e del “Parco delle Mura” non solo sulla base della normativa vigente locale e sovracomunale ma anche mediante la revisione della struttura organizzativa di autorizzazione e di controllo; 8) Un confronto sugli obiettivi di contenimento davvero efficace del consumo di suolo basate sul blocco di nuova edificazione residenziale (come prevede la legge regionale) e di esplicita volontà di NON espandere gli insediamenti logistici, favorendo per le altre attività produttive il riutilizzo della copiosa disponibilità di aree dismesse private e pubbliche; 9) Tutto ciò dovrebbe trovare spazio in una vera “casa del Piano”, un luogo dotato di tavoli per lavorare e riflettere sulle mappe, di proiettori, di bacheche per appendere i materiali, insomma un vero laboratorio di confronto delle idee e di scambio dei materiali. Più volte abbiamo sostenuto che lo spazio ideale sarebbe all’interno del Politecnico (per esempio la sala Vegezzi o altra a disposizione) che dovrebbe divenire un vero “Urban Center”. Per almeno due motivi: primo per il contatto con gli studenti che con la loro competenza, creatività e sensibilità potrebbero essere di valido aiuto ai cittadini interessati ai temi della città e della sua sostenibilità; secondo perché dovrebbe divenire uno spazio permanente di confronto rispetto ad un organismo – città appunto – che è in continuo divenire. Non quindi solo nella fase, pur importantissima, della costruzione del Piano; 10) Occorre anche un’occasione/evento per mettere in mostra i disegni delle idee, ipotesi di soluzioni proposte dai cittadini e rendere fruibili i materiali per un confronto aperto, dialettico e visibile, una sorta “brain storming” collettivo per far uscire l’urbanistica dalle tane dei tecnici o peggio dell’ineludibile presenza dei sostenitori della rendita fondiaria.