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“Lo sport insegna a maneggiare la sconfitta, il momento migliore per crescere” La versione di Fefè

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“Quello che insegna lo sport è proprio a maneggiare la sconfitta. La sconfitta in realtà è il momento migliore per crescere, perché sono stati messi in evidenza i nostri punti deboli. Da lì ci si rimette in cammino per capire quale strada fare. Non c’è una scorciatoia, non si può migliorare senza sbagliare e chi sfrutta meglio le situazioni negative sono proprio gli atleti e le squadre che arrivano più in alto”. E’ la versione di Fefè, un messaggio forte non solo nella sfera agonistica ma che ha a che fare con la formidabile forza educativa dello sport. L’allenatore della nazionale maschile di volley campione del mondo Ferdinando De Giorgi è stato il protagonista, insieme al presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli, del partecipato incontro del Festival del Pensare Contemporaneo “Giocare sul serio”, moderato al salone di XNL dalla giornalista di Sky Chiara Piotto. Una conversazione a tre sulla “motivazione, soddisfazione e crescita dello sport italiano” durante la quale Fefè De Giorgi ha sfoderato, accanto alla competenza e all’amore per la pallavolo, tutta la sua carica umana, mentre Luca Pancalli ha sottolineato i grandi risultati ottenuti dal movimento paralimpico nelle recenti Paralimpiadi di Parigi.

Da dove nasce l’appellativo Fefè? “Dunque, mi chiamo Ferdinando, un nome molto lungo, – ha esordito – così un medico della società di Modena dove militavo mi disse: ti devo trovare un nome più corto. Propose Fefè, ma io rifiutai, no sembra il nome di un gatto…Poi è andata così e da allora mi chiamo Fefè. Peraltro sapete che Dolce & Gabbana hanno creato un profumo per cani? Indovinate come lo hanno chiamato? Fefè”.

Ferdinando De Giorgi

Nel suo libro “Egoisti di squadra” (edizioni Mondadori), il tecnico azzurro ricorda l’inizio del suo impegno sulla panchina della nazionale di volley: “Nel 2021, quando sono diventato allenatore della nazionale, ho introdotto un grande cambio generazionale, chiamando tanti giovani, tanto che oggi siamo ancora la squadra più giovane nei tornei internazionali. Eppure abbiamo vinto subito, il che è stato un grande errore… – ha ammesso con ironia, ma non troppo – perchè talvolta vincere troppo presto può diventare un problema”. “Quando alleno, per me viene prima la persona dell’atleta – ha affermato – per questo credo che noi allenatori dobbiamo trasmettere i valori per fare crescere i nostri ragazzi, tanto è vero che nel nostro staff ho voluto da subito anche un pedagogista. Nel libro racconto il mio percorso nella pallavolo con vari aneddoti sulla mia vita e sulla mia carriera”.

Fefè De Giorgi Pancalli Piotto

Il presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli, collegato da remoto, ha ricordato il successo delle recenti Paralimpiadi di Parigi con un bottino record di medaglie per l’Italia. “Non mi stupisce la crescita delle discipline paralimpiche che abbiamo visto a Parigi, siamo arrivati sesti nel medagliere ed è un risultato strabiliante, l’Italia si colloca dietro soltanto alle grandi potenze. Vincere è importante nel nostro mondo perché la vittoria non è solo per se stessi ma anche per l’intero movimento. Voglio ricordare che lo sport è  la terza agenzia educativa del paese dopo la famiglia e la scuola, vincere per un atleta paralimpico significa pure aiutare a tenere accesi i riflettori su tutti i problemi delle persone disabili nella vita di tutti i giorni. Per la prima volta la Rai ha coperto interamente l’evento delle Paralimpiadi, facendo un servizio pubblico di grande valore, che ha permesso a tante persone assistere alla determinazione e ai sacrifici degli atleti paralimpici. È stato qualcosa di straordinario, che ha aiutato tante persone a scoprire il nostro mondo”.

Fefè De Giorgi si è poi soffermato sulla scelta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di invitare al Quirinale lunedì prossimo (la mattina del 23 settembre, mentre nel pomeriggio arriverà a Piacenza ndr) anche gli atleti arrivati quarti e quindi vincitori della “medaglia di legno”, proprio come la nazionale di volley maschile. “E’ un messaggio forte e una spinta positiva a guardare al futuro, – ha detto il tecnico azzurro – significa evidenziare che per qualcuno c’è mancato poco alla medaglia, che occorre credere al percorso che si sta facendo. Credo che sia una scelta dal valore molto educativo per guardare ai nostri giovani. Non mi hanno meravigliato le parole di Benedetta Pilato (arrivata quarta in una gara di nuoto ndr) perchè ha espresso la sua gioia per aver migliorato una prestazione, lei che veniva da una stagione in crescita. Anche Mattia Furlan, atleta giovanissimo che ha vinto il bronzo nel salto in lungo, ci ha dato un messaggio importante, dicendo ‘dateci il tempo di crescere’. Il percorso di un atleta è fatto di tanti passaggi e bisogna avere pazienza. Ogni tanto però bisogna vincere qualcosa, altrimenti diventa difficile programmare soprattutto per un federazione sportiva”.

Sull’esigenza di dare il giusto valore alla vittoria rispetto al percorso sportivo nel suo complesso, Luca Pancalli ha aggiunto che “la nostra classe di tecnici sportivi è pronta, ha acquisito questa mentalità e consapevolezza rispetto ai risultati. Un grande campione è quello che aiuta ad amplificare il messaggio di promozione di quello sport. In una società sempre più prestazionale ed efficientista non possiamo mai dimenticare il ruolo educativo dello sport. Ricordiamo che gli atleti che conquistano una partecipazione alle Olimpiadi sono pochissimi rispetto ad un intero movimento, e tutti quelli che non arriveranno al grande risultato avranno comunque grande beneficio dallo sport. Le medaglie sono importanti ma non sono tutto”.

De Giorgi ha rammentato la crescita della pallavolo nella dimensione sportiva nazionale: “Il cambio importante è avvenuto a tappe, a partire da un mondiale organizzato nel ’78 in Italia che probabilmente in pochi ricordano, nel quale vincemmo un argento insperato. Poi venne la generazione dei fenomeni di Velasco e la mia che ha dato una spinta importantissima all’emulazione. Lo sport ha un vantaggio grandissimo rispetto alle altre agenzie educative: è più veloce nel formare i giovani perché le regole e il rispetto vanno praticate, sono parte integrante del fare attività sportiva, non devono essere imposte dall’esterno. Valori e relazioni nello sport sono fondamentali, pensiamo ai tre passaggi della pallavolo, tre tocchi che servono a costruire dalla difesa un attacco, sono una relazione che si pratica divertendosi. Una preparazione importantissima per la vita. Credo che sia importante per gli allenatori o trovare un equilibrio tra la spinta verso il successo e il cammino educativo”.

Non è mancata da Pancalli un’osservazione critica sulla insufficiente considerazione dell’attività sportiva nella scuola. “In Italia lo sport purtroppo è assente nella scuola. Il nostro Paese non ha mai creduto veramente nella funzione educativa dello sport a scuola, altrimenti non ci sarebbero soltanto due ore di educazione fisica negli orari. Inoltre su dieci scuole, sei non hanno la palestra scolastica, e tante non sono accessibili agli alunni disabili. Bisognerebbe partire dal modello francese e all’importanza dell’educazione motoria nella scuola. C’è tanto ancora da fare e troppo spesso per le persone disabili l’educazione fisica diventa l’ora della ghettizzazione, abbiamo una scuola ancora handicappata, usando una parola becera e superata, un questo senso”. A fronte di questo quadro poco edificante per le persone con disabilità, Pancalli ha rimarcato una scelta importante per il movimento paralimpico, quella che ha consentito agli atleti di essere integrati a pieno titolo nei corpi dello stato, come la polizia, la guardia di finanza, la polizia penitenziaria: “Se lo Stato ha accettato di arruolare persone non vedenti o che si muovono con una carrozzina nei propri corpi, pur con mansioni non armate, il messaggio al tutto il mondo del lavoro privato è eloquente: perchè non fate lo stesso e assumete più persone disabili?”.

E infine da De Giorgi si è concesso anche una riflessione sul filo dell’ironia sulla medaglia d’oro all’Olimpiade che mancava al volley azzurro, arrivata per merito della nazionale femminile di Velasco. “Ci siamo tolti questo pensiero con le donne, finalmente. Si è parlato tanto di maledizione e di sfortuna rispetto al mancato successo nel passato, ma il problema non è di buona o cattiva sorte, è che ci sono anche gli avversari che giocano bene e se vincono è perché hanno giocato meglio. Le donne hanno vinto disputando un’Olimpiade straordinaria, d’altronde nel nostro sport il 70 dei tesserati è fatto da donne, quindi non credo che abbiamo problemi di parità”.

Fefè De Giorgi Pancalli Piotto