“Ho riscoperto le mie radici indiane con lo yoga: ecco il mio studio nel cuore di Piacenza”
“Ho deciso di aprire uno studio di yoga nel cuore di Piacenza perché voglio aiutare altre persone a stare bene, come è accaduto a me”. Lo spazio di via Santa Franca 42 per Gurpreet Kaur Dhou è più di una seconda opportunità. Questo non solo perché a 29 anni il proprio progetto di vita è ancora tutto da disegnare, ma soprattutto perché Yog Studio è un luogo dove poter pensare a sé, al benessere fisico e interiore. La scelta compiuta da Gurpreet lo dimostra: arrivata in Italia dal Punjab, in India, insieme alla sua famiglia a sei anni, dopo aver vissuto in un primo tempo a Napoli si trasferisce in Val Luretta dove il padre riesce a trovare lavoro in un’azienda agricola.
Gurpreet inizia a frequentare le scuole ad Agazzano e si rivela presto un’allieva brillante. Dopo le medie e il liceo Respighi. Appena compiuti i 18 anni inizia a lavorare in pizzeria ad Agazzano per non pesare troppo sulla famiglia e in previsione dell’iscrizione alla facoltà di Economia aziendale presso l’università Cattolica, indirizzo International Business. “Sapevo che per il primo anno non avrei potuto chiedere la borsa di studio e non volevo chiedere aiuto a mio padre – spiega – che vedevo lavorare duramente. Mi avrebbe sostenuta ugualmente, ma io non ho voluto, sono sempre stata indipendente”.
La laurea di primo livello – con un’esperienza all’estero, alla London School of Economics – arriva nei tempi stabiliti e ora Gurpreet fissa un obiettivo più alto. “Mi sono iscritta al Master in lingua inglese Global Business Management, sempre in Cattolica, e questa volta mi sono detta che avrei dovuto laurearmi con il massimo dei voti e la lode. Mi sono impegnata al massimo e ci sono riuscita”. La tesi, discussa con la professoressa Laura Zoni, e il suo percorso curricolare le consentono di avere una importante opportunità professionale, in un’azienda di livello internazionale. Ed è qui che qualcosa inizia ad incrinarsi: l’esperienza lavorativa non si rivela così appagante come previsto e dopo un’intera giovane vita vissuta chiedendo a sé stessa sempre il massimo, Gurpreet sente il bisogno di fermarsi e respirare.
“Ad un certo punto accorgersi di lavorare soltanto per i soldi può essere una rivelazione difficile. Anche se il guadagno economico è importante, da solo raramente offre una soddisfazione autentica – sottolinea – Senza una connessione più profonda al proprio lavoro — che sia la passione, il desiderio di crescere, o il contributo a qualcosa di significativo — si rischia di percepire un vuoto, un senso di insoddisfazione che nemmeno lo stipendio più alto può colmare. Il vero appagamento viene quando il lavoro riflette qualcosa di più dei soli risultati finanziari; si trova quando c’è un equilibrio tra i propri valori, i propri interessi, e ciò che si fa ogni giorno”.
“Dopo un anno in azienda, al momento di rinnovare il contratto ho deciso di mollare – racconta -. Mi sono detta ‘adesso o mai più’, era giunto il momento di cambiare un po’ la vita. Ho deciso di andare all’estero e ho scelto l’Australia, per perfezionare l’inglese. L’obiettivo era quello di poter sfruttare la mia laurea, ma il mio permesso – il Working Holiday Visa – mi consentiva di avere solo lavori temporanei e di restare per poco tempo. Poco dopo essere arrivata a Melbourne ho iniziato a lavorare come cameriera in un hotel, un impiego che comunque mi lasciava molto tempo libero. Sentendomi finalmente libera dalle mie responsabilità ho approfittato al massimo di questa esperienza e mi sono immersa più a fondo nello yoga”.
Ma come, non dovrebbe essere una pratica comune in India? “Non è più così – spiega Gurpreet -, anche se i principi su cui si basa lo yoga sono parti fondamentali della cultura indiana si è molto persa la pratica quotidiana. Certe consuetudini che potevano renderci più flessibili rispetto alle persone di altre nazionalità, come lo stare a lungo a terra, a gambe incrociate, per pregare o per mangiare appoggiandoci sui tipici tavoli bassi, si sono perse. Io, ad esempio, quando ho iniziato a fare yoga ero molto rigida. Non l’ho mai praticato da bambina perché nel Punjab non è molto diffuso, e ho seguito solo qualche lezione in presenza a Piacenza, oppure on line. Ma poca cosa. A Melbourne invece ho trovato un centro di yoga a pochi passi da casa, e non appena avevo tempo seguivo un corso. Pian piano il mio corpo ha iniziato a sciogliersi e anche mentalmente mi sentivo meglio. Allora mi sono detta che, dopo aver trascorso tutta la vita a lavorare, senza capire cosa volessi fare realmente, senza una passione da seguire, uno stimolo, finalmente avevo trovato il mio scopo”.
In Australia Gurpreet consegue la prima certificazione per poter diventare insegnante. Nei mesi successivi a ottobre 2023, prima di rientrare in Italia, trascorre del tempo anche in India, dove non ritornava da ragazzina. Un viaggio che non è solo un ritorno alle origini, ma soprattutto l’occasione di dare basi ancora più solide al suo progetto: a Rishikesh, la capitale mondiale dello yoga, acquisisce una seconda certificazione come insegnante.
“Partecipare al corso di yoga in India è stata un’opportunità preziosa per riconnettermi alle mie radici indiane e riscoprire la mia cultura con una nuova consapevolezza” spiega.
Semi che ora hanno messo radici: durante l’estate Gurpreet ha tenuto lezioni all’aperto, al giovedì e al sabato, grazie alla disponibilità del Comune di Gazzola, e Yog Studio, partito proprio nel mese di giugno con l’aiuto di un’amica nel trovare i locali, ora è pienamente operativo con corsi di Hatha e Yin yoga e lezioni anche al mattino presto, dalle 6 e 30, per iniziare la giornata nel modo migliore. “Voglio poter trasmettere anche ad altri il senso di benessere che mi dà lo yoga – conclude -. L’esperienza del Covid ci ha lasciati tutti un po’ persi: siamo bombardati da continui stimoli, informazioni, e non riusciamo più ad essere contenti di quello che abbiamo”.
“Spesso si crede che per fare yoga sia necessaria una grande flessibilità, ma è l’opposto: è proprio perché siamo rigidi, fisicamente o mentalmente, che lo yoga ci può aiutare. Non importa se non riuscite a toccare le dita dei piedi o se non avete mai fatto una posizione complessa — la pratica è qui per tutti, in qualsiasi punto del percorso. Io stessa – dice – sono un’insegnante un po’ “anomala”: non troverete in me chi vi mostra acrobazie o pose impressionanti. Il vero obiettivo dello yoga è la meditazione e il raggiungimento di uno stato interiore che permetta di affrontare la vita senza lasciarsi travolgere ed ad essere presenti, apprezzando ogni dettaglio, per godere appieno della vita stessa con consapevolezza. Le posizioni e la respirazione sono strumenti, mezzi per un fine più profondo. Vi aspetto per scoprire insieme uno yoga autentico ed accessibile, vi servirà solo un abbigliamento comodo e del tempo per voi stessi: i tappetini sono già a disposizione nel mio studio”.

