Carrà (Cgil) “Ripartire da un’educazione consapevole alla sessualità”
“Serve un percorso che porti alle conoscenze del consenso più opportune volto a un’affettività consapevole, basato su valori importanti”. Bruno Carrà, responsabile dell’ufficio antidiscriminazioni della Camera del Lavoro di Piacenza, risponde alla lettera “argomentata e puntuale” di Davide Bastoni, medico e presidente di Arcigay Piacenza Lambda, in merito alla necessità di introdurre l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole medie e superiori. Di seguito il comunicato.
A seguito dell’argomentata e puntuale lettera di sabato scorso del dottor Davide Bastoni, medico e presidente Arcigay di Piacenza, in merito alla necessità di introdurre l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole medie e superiori per inserire efficaci antidoti contro violenze e malattie sessualmente trasmissibili, anche come Cgil vogliamo esprimere il nostro pensiero. Serve un percorso che porti alle conoscenze del consenso più opportune, volto a un’affettività consapevole, basato su valori importanti. Questo appare assolutamente necessario per costruire relazioni e realizzazioni solide per salute, benessere e dignità in modo da formare nuove generazioni di cittadine e cittadini nella consapevolezza.
E invece gli investimenti previsti da immettere nel mondo scolastico su questi temi verranno utilizzati per formare gli insegnanti sulle tematiche della fertilità e della natalità, una proposta che odora e puzza di fanatismo della Destra. Si prova vera contrarietà e ripulsa verso le decisioni che il Governo Meloni sta prendendo sulla pelle delle studentesse e degli studenti, serve ripartire da un’educazione consapevole alla sessualità. Si tratta senza dubbio di una deriva integralista e reazionaria di questa maggioranza di governo senza ormai freni con la manifestazione ancora una volta pervicace di una negazione di qualunque percorso di educazione sessuale, affettiva e nel rispetto delle differenza. Tra l’altro gli stessi fondi, tagliati in Legge di Bilancio, sono molto esigui, pari a 500mila euro, ma la distrazione stessa di essi verso l’infertilità svela l’ossessione governativa contro la fantomatica teoria del gender (a cui ormai pochi credono).
A margine di queste tematiche, va rilevata pure l’ossessione del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, per favorire la filiera tecnologica-professionale per sempre avere un insegnamento con meno sapere e scuola, e più impresa, giudizio che diamo seccamente negativo perché si ripropongono le classi sociali contro l’ascensore educativo, e quindi sociale. E poi ritornando al problema originario c’è una totale indifferenza per la violenza occasionata dal genere (o da comportamenti affettivi), dall’orientamento sessuale e identità di genere. In sostanza questi temi così complessi e delicati sono ridotti ed affrontati esclusivamente in chiave repressiva, depotenziando così la prevenzione, termine ed atto che come Cgil riteniamo fondamentale per e nella costruzione di una cultura del rispetto che sappia permeare la nostra società. Lasciare e demandare lì educazione affettiva alle famiglie che hanno voglia di farlo senza un supporto psicologico, pedagogico, scientifico e didattico è una strada senza uscita. Davanti ad un approccio così demagogico-repressivo, vengono purtroppo ancora sconfitti ed esclusi coloro che vorrebbero costruire una comunità più aperta, inclusiva e rispettosa di ogni differenza.
Bruno Carrà
Responsabile ufficio antidiscriminazioni della Camera del Lavoro di Piacenza



