Le Rubriche di PiacenzaSera - Inter Cultura

Fare intercultura attraverso l’arte: l’esperienza di un laboratorio tutto al femminile

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Tutto è iniziato da un semplice corso di lingua. Presso l’associazione Il Mondo Aperto, nella sezione La Casa delle Parole, Rita Parenti ha ideato un corso di lingua per le mamme costrette a restare a casa per prendersi cura dei figli. Simona Cali è stata incaricata di condurre il corso. I bambini sono affidati a una babysitter ingaggiata dall’associazione, mentre le mamme si prendono del tempo per imparare a interagire con il mondo e superare le difficoltà legate alla scarsa conoscenza della lingua del paese ospitante.

Nel frattempo, Simona decide di organizzare una visita alla biblioteca di Piacenza, Passerini-Landi. Chiede aiuto all’artista visiva marocchina Kenza Benjelloun, residente in città, per accompagnarla e facilitare la comunicazione con le donne di origine africana o araba. L’esperienza entusiasma l’artista, che propone al gruppo di visitare mostre d’arte a Piacenza. L’obiettivo, come per l’esplorazione dei fondi della biblioteca, è di imparare e trasmettere questa passione anche ai bambini. Le mamme, più dei papà in questi contesti sociali di immigrati, sono molto vicine ai figli e rappresentano quindi un canale privilegiato per sensibilizzare i giovani alla cultura, alla lettura e all’arte. Kenza Benjelloun entra in contatto con la galleria Biffi Arte, situata nel centro città, dove si tengono tre esposizioni: due dedicate all’arte moderna e una terza all’art brut. Si tratta della mostra “La forma inquieta. La linea del sogno. Fra Art Brut e scenari contemporanei”, curata da Giorgio Bedoni. L’esposizione mette in evidenza il ruolo determinante di Carlo Zinelli (1916-1974) nel movimento artistico dell’Art Brut. L’artista si organizza con la galleria per invitare le donne a visitare la mostra.

Tra gli artisti esposti figura Stefano Prazzoli, detto Prazz, che accetta di incontrare il gruppo di donne. Questo gruppo è multiculturale: donne di origine burkinabé, marocchina, colombiana, taiwanese, egiziana, tunisina, pakistana, spagnola, argentina, ecuadoriana, macedone…insomma, provenienti da ogni parte del mondo.  L’artista Prazz, insieme a Simona Cali e Kenza Benjelloun, si mette a disposizione di queste donne per introdurle al mondo dell’arte e della cultura del paese che le accoglie. Le donne apprezzano molto le opere esposte, ma mostrano un interesse particolare per l’art brut. Questo entusiasmo incoraggia Kenza e Simona a creare un laboratorio di espressione artistica per queste donne. L’art brut è un concetto definito dall’artista francese Jean Dubuffet negli anni Quaranta. Indica opere create al di fuori delle norme e delle istituzioni artistiche tradizionali, spesso da persone prive di formazione artistica formale. Questi artisti possono essere autodidatti, individui marginalizzati o persone che vivono in contesti particolari, come gli ospedali psichiatrici. Le creazioni di art brut sono spesso caratterizzate da una forte espressività, realizzate senza preoccuparsi delle regole o delle convenzioni artistiche. Gli artisti di art brut usano frequentemente materiali atipici o di recupero, come pezzi di stoffa, oggetti trovati o materiali naturali. Queste opere riflettono spesso un mondo interiore ricco, talvolta strano o enigmatico, senza scopi commerciali o pubblici.

Seguendo questi principi, si è chiesto alle donne di esprimersi senza preoccuparsi dell’esattezza del disegno o del suo significato. Dovevano lasciare libero corso alla mano, al corpo e all’immaginazione. Il risultato non aveva importanza: l’interesse risiedeva nell’atto stesso del disegno. Per Kenza e Simona, l’essenziale era che queste donne, anche se per un breve periodo, lasciassero da parte le fatiche quotidiane, le difficoltà della vita e le rigide imposizioni della società che le aveva confinate. Il risultato è stato straordinario.

Moulim El Aroussi

Laboratorio interculturale

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