Le Rubriche di PiacenzaSera - Amore che vieni

“Ci siamo innamorati in corriera, dandoci del lei in pieno Sessantotto”

In pieno Sessantotto, quello tra Ettore e Ida è stato un amore sbocciato con la cura di altri tempi. A presentarli al ballabile di San Nicolò, che ha poi ospitato il cinema Jolly, un amico comune. Erano poi seguiti gli incontri, casuali, sulla corriera alla sera, di rientro a casa dopo il lavoro. Ida, 19 anni, di rientro dalla Sisal di Sant’Antonio. Ettore, 21, da Milano dove stava mettendo a frutto le sue conoscenze in cucina. “Ci davamo del lei – racconta lui -. ‘Buonasera, signorina’ le dicevo. Il nostro primo approccio è stato così”. E fa colpo. “Questa gentilezza, il modo di fare, l’attenzione – dice Ida – mi sono piaciuti”. Inizia così non solo una grande storia d’amore: quella tra il giovanotto educato e la ragazza dagli occhi scuri e vivaci è un’unione che da 55 anni delizia il palato di intere schiere di commensali.

Ida e Ettore ferri

Ettore è, ovviamente, Ettore Ferri, decano degli chef piacentini. Il suo ristorante, La Colonna di San Nicolò, è un porto sicuro per chi apprezza l’ottima cucina, dove piatti più innovativi e i capisaldi della tradizione piacentina sono preparati con la stessa dedizione. Accanto a lui, da sempre, c’è Ida Mussi. Insieme festeggeranno, il 6 settembre 2025, i 55 anni di matrimonio che li hanno visti crescere una famiglia, con Stefano e Silvia, e un’attività sempre più affermata. Un grande amore dall’avvio accidentato. Il loro primo appuntamento infatti è stato una vera e propria tragedia, in senso letterale. “Dovevamo vederci al King di Castelsangiovanni, una domenica sera. Quel giorno – racconta Ida – si sono sposate entrambe le nostre sorelle, ma avevamo ugualmente intenzione di vederci. Ma lui non si presenta. Io ci sono rimasta molto male. Mi sono detta: ma come, uno così perbene e educato fa una cosa simile? Poi, il giorno successivo, ho scoperto cosa era successo”. Al ritorno dal matrimonio, lo zio di Ettore aveva avuto un gravissimo incidente stradale che non gli aveva lasciato scampo. “E’ venuto lui stesso a casa mia – continua Ida – a spiegarmi tutto, cosa che ho molto apprezzato”. “Ero in ospedale, insieme a mio padre e a sperare per il meglio – dice Ettore -. Non avrei potuto spostarmi e andare da lei”.

La seconda uscita, insieme a un’altra coppia d’amici, va decisamente meglio e le cose tra i due ragazzi iniziano a farsi serie. Per Ettore arriva anche un’opportunità di lavoro in Inghilterra, ma il cuore decide altrimenti. Impensabile andare di nuovo all’estero. Dopo due anni di frequentazione, è tempo invece di progettare un nuovo futuro con Ida, mettendo a frutto l’esperienza di cuoco alla lampada – ossia alla cucina di sala, preparando crêpes o filetto alla tartara davanti ai clienti – in Costa Azzurra, perfezionata poi al Savini di Milano. Insieme alle severe indicazioni degli inizi in portineria d’albergo (“Tu con i clienti non ci parli, rispondi solo alle domande che ti fanno” mi avevano detto), sono questi i passi che portano Ettore Ferri ad aprire La Colonna, con una decisa spinta arrivata dal papà. “Insieme a lui ho rilevato questo locale, era la storia trattoria di San Nicolò, aperta dal 1917, di proprietà della famiglia Parisi” spiega Ettore. Ida lo segue subito, ritagliandosi un suo spazio nel gestire la sala, la cantina, i conti…insomma tutto quello che c’è da fare. Il lavoro è tanto, così come le difficoltà. “Volevo proporre in menù qualche novità, come la trota con le mandorle. Ma questi piatti – spiega Ettore – non venivano capiti. Così ho chiamato mia mamma e le zie, per preparare i tortelli, i pisarei, gli anolini…”. Un mix tra tradizione e novità che piano piano prende piede, così come l’esperimento della pizza al tegamino. In tutte queste nuove sfide, Ida e Ettore sono sempre l’una al fianco dell’altro. “I momenti non facili ci sono per tutti, le cose non vanno mai sempre bene. La nostra, forse, è una testimonianza diversa da quella degli altri perché non solo siamo sposati da 55 anni, ma è sempre da 55 anni – dice Ettore – che lavoriamo insieme. Lei mi ha sempre sostenuto e non mi ha mai abbandonato. In una coppia servono il dialogo e il rispetto, è l’esempio che mi hanno dato i miei genitori. Tra loro c’era unione, se mio papà era in difficoltà, mamma lo aiutava e viceversa. Tengo sempre a mente l’insegnamento di mio padre: prima la famiglia e rispettare il lavoro”.

Ida e Ettore ferri

“Stare insieme – continua Ida – non è semplice: con il matrimonio o la convivenza inizi a vivere con una persona che è diversa da te, che ha abitudini e un carattere diverso. E poi, un mestiere come il nostro, è molto impegnativo. Soprattutto quando sei giovane e desideri più libertà. Ma adesso lo dico convinta, non vivrei senza il ristorante”. “Lavorare con Ida – si inserisce Ettore – è quello che ci ha permesso di trovare sempre la quadra, di andare avanti. In tutte le mie scelte professionali, come quella di approfondire le mie competenze con Georges Cogny, e intraprendere esperienze importanti all’estero, come in Russia o in Perù, mi sono sempre confrontato con Ida. E spesso è lei, ad essere più decisa di me nell’accettarle”.

“Non sapevo nulla di questo mestiere, all’inizio. Ho dovuto imparare tutto e questo mi è piaciuto: nel dover curare la cantina ho conosciuto il vino, le sue caratteristiche…Poi anche il dovermi occupare della sala, parlare con i clienti. Io di temperamento sono un po’ riservata – dice Ida – e invece per fare questo lavoro devi essere aperta, disponibile, sempre con il sorriso. Non l’avrei mai detto, agli inizi, ma adesso invece penso che questo sia il lavoro che fa per me. Perché mi ha cambiato, mi fa star bene e mi sento realizzata, perché mi piace cucinare (è lei che prepara i pasti della brigata de La Colonna, ndr) e soprattutto mi ha permesso di vivere sempre con i bambini accanto. Questo mi ha completato molto. Siamo stati genitori giovani e abbiamo potuto crescere i nostri figli insieme, in famiglia”. Un legame rimasto vivo. Stefano, che da bambino si addormentava sugli scalini che portano alla casa di sopra, in attesa che la mamma e il papà finissero le pulizie nel ristorante, ha seguito le orme di Ettore e segue la cucina de La Colonna. Silvia cura la contabilità, è sempre presente al servizio di mezzogiorno, e segue i social postando sempre i nuovi piatti nati dalla creatività di Stefano e Ettore, nuova competenza imprescindibile per chi lavora in questo settore. A completare il quadro, il nipotino Luca, il bimbo di Silvia, la stella più preziosa e che nessuna guida potrà mai regalare. “Quello che proviamo per lui – confida Ida – è un amore indescrivibile, una tenerezza completamente diversa da quella per i figli”. “E’ intelligentissimo – continua Ettore -. L’altro giorno mi ha detto ‘Nonno, se andassi tu a “I 4 ristoranti” riceveresti solo dei 10 da parte di tutti”. Il suo arrivo ci ha portato una grandissima gioia”.

In questa storia fatta di amore per la famiglia e per il proprio lavoro, l’unica nota dolente è il capitolo dedicato alle nuove generazioni del mondo della ristorazione. Di ragazzi in cucina, a La Colonna, nell’arco degli anni se ne sono visti passare parecchi. “In loro c’è poca passione. L’unico interesse è poter uscire, andare in palestra e avere tempo libero. Una mamma mi ha detto ‘mio figlio quanto torna a casa è tanto stanco’. Ma la stanchezza non è una malattia, uno si riposa e passa…Per fare questo mestiere – dice Ettore Ferri – servono testa e cuore, perché la gente deve star bene anche dopo aver mangiato da te. Proprio per questo ho continuato a studiare e a imparare, affiancando anche medici, per imparare le caratteristiche degli alimenti. Penso di essere stato tra i primi, in Italia, a cucinare con la carne di struzzo, con pochissimi grassi e tanti nutrienti. Altro aspetto importante, è sapere gestire la sala, occuparsi dei clienti nella maniera corretta”. Le eccezioni, tuttavia ci sono. “Da qualche tempo viene ad aiutarci, nel fine settimana, un ragazzo giovane di Gragnano, bravissimo. E abbiamo accolto un giovane straniero, richiedente asilo, nel nostro gruppo. Era venuto più volte, chiedendo di lavorare con noi, ma abbiamo aspettato che avesse tutti i documenti in regola. Il fatto che fosse venuto di persona, a presentarsi, ci aveva fatto una buona impressione, poi confermata – concludono Ida e Ettore – da come si impegna sul lavoro, prima come lavapiatti e ora da inserviente. La sua storia ha attirato l’attenzione della stampa, dopo l’articolo di Elisa Malacalza su Libertà. Ci hanno telefonato in tanti, lasciandoci stupiti. Chi è bravo e si impegna, merita una possibilità”.

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