Nuova cucina e comunità energetica nel capannone confiscato “Risorsa per la comunità”
Taglio del nastro a Calendasco per i nuovi spazi del capannone “Rita Atria”, un bene confiscato alla mafia e destinato a luogo sociale per la creatività giovanile. Un immobile riadattato, con il contributo di molti attori pubblici e privati, a molteplici finalità sociali: da sede di congressi sindacali a palestra per lo yoga, da luogo di mostre fotografiche a scuola di percussioni del conservatorio Nicolini. Con l’ultimo finanziamento regionale, si è creato un nuovo spazio-cucina esterno a supporto delle iniziative pubbliche e di un portico quale ricovero di materiale della Protezione civile.
All’inaugurazione, insieme al primo cittadino Filippo Zangrandi e al prefetto di Piacenza Paolo Ponta, ha partecipato anche l’assessora alla legalità della Regione Emilia-Romagna, Elena Mazzoni: “Si tratta di un ulteriore passo in avanti per il recupero di questo immobile – ha evidenziato -, per il quale la Regione ha investito oltre 300mila euro, di cui un’ultima tranche da 125mila euro che comprende anche un impianto solare destinato a diventare la prima comunità energetica su un bene confiscato”. Presenti anche Gian Guido Nobili, dirigente della Regione Emilia-Romagna, e i giovani attivisti di Libera Piacenza con i referenti, Alessandro Molari e Lorenzo Piva.
La nuova cucina
“Oggi inauguriamo una cucina, fondamentale per le attività di educazione alla legalità che qui si svolgono – spiega il sindaco di Calendasco, Filippo Zangrandi -. L’obiettivo di tutti i progetti e le iniziative attivate è quello di un pieno riutilizzo dell’immobile, per fare in modo che un bene un tempo di proprietà della mafia diventi sempre più un bene della comunità. Presentiamo inoltre il progetto finanziato dalla Regione per rendere questo capannone solare, portare cioè la luce dove prima c’era il buio della criminalità organizzata; una luce che consenta anche di andare oltre le disuguaglianze, attraverso la creazione di una comunità energetica e sociale che metta a disposizione l’energia prodotta a favore di un contesto più ampio. La comunità energetica sarà un progetto che crescerà nei prossimi mesi fino alla completa attivazione, anche grazie alla collaborazione di soggetti privati, imprese e realtà del nostro territorio che vorranno aderire”.
“La giornata di oggi – afferma il prefetto di Piacenza, Paolo Ponta – è un esempio della collaborazione comunitaria e solidale tra tutte le componenti, sia istituzioni che associazioni, che si sono impegnate non solo a recuperare questo bene ma a migliorarlo sempre più. Oggi si inaugura una nuova cucina e un progetto di comunità energetica, questo bene sta diventando un centro per la nostra comunità. È la risposta migliore che lo Stato, quello fatto dai cittadini, può dare contro la mafia quella di usare un bene a favore della comunità per fare tante cose belle ma soprattutto per l’educazione alla legalità. L’intitolazione a Rita Atria, vittima innocente della criminalità organizzata, è qualcosa che ci invoglia a fare sempre del nostro meglio”. Il prefetto ha poi ricordato che, oltre al capannone di Calendasco, “ci sono altri esempi virtuosi come il bene confiscato a Piacenza, oggi in uso ai carabinieri, e quello di Carpaneto che sta sorgendo. Vedere un bene che rinasce a nuova vita è uno schiaffo in faccia alla criminalità organizzata”. Dal 2017 gli interventi sul bene confiscato di Calendasco hanno avuto un costo complessivo di 400mila euro, cofinanziati dalla Regione con 307mila euro.
BENI CONFISCATI: L’IMPEGNO DELLA REGIONE – L’Emilia-Romagna è oggi la terza regione del Nord Italia per numero di beni immobili confiscati. E di questi, quasi una cinquantina sono già stati assegnati lo scorso anno alle amministrazioni locali nelle sole province di Parma e Reggio Emilia, un volume superiore al complesso di beni immobili a oggi recuperati nell’intero territorio regionale. Dal 2011, la Regione è intervenuta su 34 beni immobili destinati a enti locali con un contributo regionale di oltre 7,2 milioni di euro, per favorirne il riutilizzo per finalità sociali. In regione sono cresciuti e, cresceranno ancora, i beni confiscati al crimine organizzato e assegnati agli enti locali per un riutilizzo destinato a finalità sociali e utilità delle comunità. Aumento legato anche alla conclusione del processo Aemilia che ha visto condanne e anche confische di beni, immobili e terreni. Per affiancare i Comuni emiliano-romagnoli in questo sforzo di dare una “seconda vita” ai beni sottratti al malaffare, la Regione, già dal prossimo bilancio 2025-2027 in fase di approvazione, stanzierà maggiori risorse per sostenere investimenti in questa direzione.






