Da Ventotene al fallimento europeo: ora serve coraggio e una vera unione federale
Più informazioni su
Prendendo in prestito (solo il titolo) del noto libro “Il Mondo al contrario”, oggi siamo di fronte a un mondo capovolto, ma per ragioni ben diverse da quelle sostenute dall’autore, che più lontano da me non potrebbe essere. Per questo, umilmente, vorrei dedicare queste poche righe ad Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, che scrissero (i primi due) e contribuirono (il terzo) nel 1941 alla stesura del “Manifesto di Ventotene”, citato – secondo me a sproposito – dalla premier Giorgia Meloni in Parlamento recentemente.
Una premessa storica necessaria – Il Manifesto di Ventotene, scritto da Spinelli e Rossi mentre erano confinati sull’omonima isola dal regime fascista, è considerato da molti un documento fondamentale per la nascita del federalismo e dell’integrazione europea. Nato con lo scopo di superare i nazionalismi del Novecento, che tanti danni hanno provocato in Europa e nel mondo (due guerre mondiali, milioni di morti), oggi sembra più attuale che mai. Eppure, dobbiamo constatare che il nazionalismo sta rinascendo in Europa, alimentato da politici senza scrupoli che attaccano le istituzioni europee e soffiano sulle paure legate all’immigrazione e alla crisi economica. Il Manifesto caldeggiava la creazione in Europa di uno Stato federale, in cui le singole Nazioni avrebbero mantenuto una certa autonomia, ma le funzioni fondamentali – come esercito e politica estera – sarebbero state di competenza di istituzioni sovranazionali, capaci di unire i 450 milioni di abitanti del continente. Analizzava le cause delle guerre mondiali, individuando nei nazionalismi e nelle dittature la principale minaccia alla pace. Proponeva una trasformazione economica e sociale verso maggiore equità, per prevenire il ritorno di sistemi autoritari.
L’attualità del fallimento europeo – La guerra in Ucraina e la guerra commerciale di Trump (dazi, rilocalizzazione) dovrebbero essere uno stimolo per accelerare il processo di unificazione europea. Senza un’Europa forte e unita, il continente è destinato all’irrilevanza politica, economica e sociale. Ma cosa ha davvero impedito questa integrazione? Ho letto recentemente un’intervista a Massimo Cacciari in cui sembrava emergere che il fallimento dell’UE derivasse dalla debolezza delle sue Istituzioni, a sua volta figlia della debolezza dei leader europei. Io credo sia l’opposto: è la mancata integrazione a generare leader deboli. Il principio di causa-effetto nell’intervista è stato invertito.
Una metafora locale per un problema globale – Per lavoro, ho analizzato i bilanci di 29 Comuni dell’Appennino piacentino e parmense. Quasi tutti hanno meno di 5.000 abitanti, molti sotto i 1.000, alcuni persino meno di 100. Dall’analisi sono emerse tre criticità principali:
1. Erosione continua del numero di residenti, che si spostano verso i capoluoghi.
2. Riduzione delle risorse finanziarie per via del calo delle imposte locali, derivate dal calo dei residenti
3. Impossibilità di sostituire personale esperto con giovani preparati, attratti da enti più grandi.
Alla luce di questi dati, proposi agli amministratori locali la fusione tra Comuni per aumentare la massa critica e le risorse disponibili. Fu bocciata. Gli amministratori chiedevano più fondi dallo Stato. In realtà, erano anche i cittadini a non volere la fusione, spesso per puro campanilismo. Mi chiedo: Quanti amministratori hanno spiegato ai cittadini che i piccoli Comuni in futuro non potranno più garantire i servizi essenziali? Quanti amministratori locali sono disposti a rinunciare al loro piccolo potere per il bene comune? Esempio: il Comune di Zerba (Pc) ha 69 residenti, un Sindaco e 9 consiglieri comunali.
La lezione per l’Unione Europea – Il mancato decollo dell’UE ha le stesse cause: resistenze al cambiamento, protezione dei piccoli poteri, difesa di interessi particolari. Oggi il mondo è diviso tra due blocchi: USA e Cina. Gli USA hanno dominato dal dopoguerra, la Cina vuole il primato. Il loro PIL, la bilancia commerciale, il controllo delle materie prime, la forza militare: sono dimensioni con cui nessun Paese europeo può competere da solo. La UE ha un PIL significativo, ma non ha materie prime, dipende dalle importazioni cinesi, non ha forza militare, e politicamente è divisa. E mentre Trump vuole riequilibrare la bilancia commerciale con i dazi e riportare la manifattura in patria, gli Stati europei cercano accordi separati. Putin ne approfitta in Ucraina. La Cina stringe accordi con l’Africa e si avvicina alla Russia. In questo scenario, la frammentazione europea è letale. Il diritto di veto è un ostacolo strutturale. Anche una proposta semplice come l’aumento della spesa militare è accolta con riluttanza e legislativamente può essere bloccata da un unico Paese: l’Ungheria di Orban. Immaginiamo cosa accadrebbe se si proponesse un esercito europeo unico! E che dire delle politiche fiscali? Paesi come Lussemburgo, Irlanda e Olanda accetteranno mai regole comuni, se i loro regimi attuali sono alla base del loro benessere? E sulla migrazione? I Paesi meno toccati dal fenomeno accetteranno mai una politica comune?
Conclusione – Oggi il vero ostacolo all’integrazione europea sono i leader nazionali e nazionalisti, che non vogliono cedere potere e con loro un’intera burocrazia nazionale che resiste a ogni riforma, come già aveva previsto il Manifesto di Ventotene nel 1941. Serve coraggio. Servono leader capaci di vedere oltre il proprio mandato e il proprio piccolo potere. Senza una vera unione federale, l’Europa è destinata a essere il vaso di coccio tra i vasi di ferro.
Mauro Peveri




Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.