Rinnovabile, Tagliaferri (Fdi) “La Regione non sa come comporre la legge sulle aree idonee”
“Tanti numeri per coprire il fatto che la giunta regionale non ha la più pallida idea di come comporre la Legge regionale sulle aree idonee ad ospitare impianti ad energia rinnovabile”. È il commento di Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale piacentino di Fratelli d’Italia, a margine dell’informativa dell’assessora Irene Priolo nella seduta della commissione Territorio e Ambiente dello scorso 30 aprile. Priolo ha presentato in commissione le linee di intervento che caratterizzeranno un provvedimento che inizierà il proprio iter in giunta regionale la prossima settimana.
“Dopo gli annunci, dopo le roboanti dichiarazioni sull’importanza del Patto per il clima e per il lavoro di Bonacciniana memoria, siamo arrivati al pre-annuncio di fattibilità”, scrive Tagliaferri in una nota. “Inizialmente erano state annunciate le linee guida su cui si sarebbe incentrata la necessaria Legge regionale che doveva tradurre in pratica le linee strategiche dettate dall’esecutivo nazionale – specifica ancora Tagliaferri – ma al dunque abbiamo assistito ad un monologo di Priolo solo ed unicamente sulla situazione attuale e sugli obiettivi da raggiungere entro il 2030. Un quadro impietoso che, a fronte del traguardo regionale di 6.3 GW di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, attesta che al momento sono solo 1,47 i GW installati e fruibili con un divario di oltre 4,8 GW. Una vera enormità”. A preoccupare Tagliaferri, però, non ci sono solo i tempi estremamente dilatati o la distanza dagli obiettivi fissati dal governo per la nostra Regione: “Quello che preoccupa più di tutto è la plastica rappresentazione di come l’Emilia-Romagna dei primi della classe non sia stata in grado di partorire alcun piano, alcuna circolare operativa, alcuna norma per smaltire le tante richieste ricevute: a fronte di oltre duecento domande di competenza regionale pervenute, sono oltre 120 quelle ancora pendenti. Piacenza, che non è certo un territorio ‘semplice’ per installare impianti soprattutto fotovoltaici e a fronte di 13 domande riguardanti il nostro territorio, più della metà sono ancora in attesa di una definizione e non si provi a scaricare la responsabilità di ciò al governo o ai comuni perché stiamo parlando di autorizzazioni di stretta competenza regionale”.
“Al di là del fatto che buona parte del ritardo accumulato potrebbe essere imputato all’ordinaria amministrazione a cui le ambizioni europee di Stefano Bonaccini hanno condannato la Regione Emilia-Romagna – conclude il consigliere di Fratelli d’Italia – fa sorridere l’ennesimo drastico cambiamento di posizioni del Pd e della sinistra in generale. Fino a poco tempo fa il fotovoltaico era visto come un’intollerabile occupazione del territorio, mentre ora, del tutto incuranti per la totale mancanza di rilievi scientifici sull’agrivoltaico evoluto (quello con coltivazioni al di sotto dei pannelli per intenderci) si inneggia a questa tecnologia ignorando la reale incidenza dei pannelli sull’attività agricola. Insomma, ancora una volta tante, tantissime parole per nascondere il nulla cosmico”.
PRIOLO: “LEGGE POSSA DARE STRUMENTI AI PICCOLI COMUNI E RISOLVERE CONFLITTI SOCIALI” – In commissione, l’assessora regionale a pianificazione territoriale, ambiente, mobilità, trasporti e infrastrutture Irene Priolo aveva parlato di “una legge regionale che non solo deve recepire gli obblighi nazionali muovendosi tra interessi contrapposti e un intricato insieme di norme ma, attraverso un percorso molto partecipato, mi auguro possa fornire corretti strumenti di intervento anche ai comuni più piccoli e allo stesso tempo possa aiutare a risolvere i conflitti sociali che spesso nascono proprio su questi temi”. “Prima di delineare scenari futuri – ha spiegato l’assessora – è necessario fare una fotografia dello situazione attuale che ci dice come dei 6.3 GW che la normativa nazionale assegna alla nostra Regione entro il 2030, ne mancano all’appello 4,8. Nonostante le cifre possano sembrare negative, la situazione potenziale non è così critica. Prima di tutto l’Emilia-Romagna rimane tra le Regioni che per prime stanno recependo gli obblighi disposti dal governo nazionale, ma potrà farlo guardando anche alle esperienze maturate in altri territori e soprattutto considerando le criticità emerse in corso d’opera”.
Nonostante un’importante crescita negli ultimi anni delle fonti rinnovabili (con il fotovoltaico assoluto protagonista tra queste), il bouquet energetico regionale è ancora dominato dalle fonti fossili, scenario che deve essere significativamente trasformato entro il 2030 “anche se – ha continuato Priolo – mi auguro e confido che gli obiettivi possano essere rivisti e aggiornati anche per il periodo seguente”. Variegato il panorama rappresentato dal numero delle autorizzazioni (comprendenti quelle nazionali, regionali e comunali) concesse rispetto a quelle pendenti che testimonia una volta di più della necessità di un testo normativo chiaro sia per la Regione che per i comuni, soprattutto quelli più piccoli, che spesso non hanno le possibilità tecniche di gestire richieste molto complesse. “Se non guardiamo poi solamente agli impianti già in esercizio – ha detto Priolo – ma consideriamo anche quelli già autorizzati e quelli pendenti, allora il gap energetico rispetto agli obiettivi regionali scende a 2,6 GW proprio grazie al lavoro che comunque è stato fatto in questi ultimi anni a tutti i livelli. Ora dobbiamo consolidare il lavoro fatto introducendo elementi di semplificazione per le amministrazioni locali e soprattutto fornendo un quadro operativo chiaro e condiviso con tutti i portatori di interessi perché vogliamo dei buoni impianti che siano funzionali e armonici con i territori e le comunità che li ospitano. Ecco quindi l’importanza di individuare aree idonee, soprattutto intorno ad infrastrutture già esistenti, in primis le autostrade”.

