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Trentatré anni fa la strage di Capaci “Memoria e unità per liberare il futuro dalle mafie”
I resti di “Quarto Savona 15”, nome in codice della Fiat Croma blindata sulla quale viaggiavano gli uomini della scorta del magistrato

Il 23 maggio ricorre l’anniversario della strage di Capaci, in Sicilia, in cui nell’anno 1992 persero la vita Giovanni Falcone e la sua scorta, uomini dello Stato impegnati nella lotta contro la mafia. Di seguito la riflessione, a 33 anni dall’accaduto, di Bruno Carrà, componente Assemblea Generale della Camera del Lavoro di Piacenza 

Sono trascorsi 33 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio. Allora i capi mafia pensarono che uccidendo quelle donne e quegli uomini, simbolo della lotta a Cosa nostra e del contrasto a tutte le mafie, avrebbero messo fine a quella grande voglia di riscatto e dignità che essi rappresentavano per tutto il Paese. Invece si sono sbagliati: quelle idee, quei valori hanno continuato a camminare sulle nostre gambe e sono stati riferimento importante per la Cgil e per tutto il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori. Nella lotta alla mafia la memoria ci dà la forza per guardare al futuro con più lucidità. E la memoria di quella orrenda stagione di stragi rinnova la nostra ferma consapevolezza che solo unendo tutte le energie migliori, società civile e organi dello Stato, il nostro Paese può farcela a liberarsi da questo cappio al collo che lo sta soffocando.

Contrastare le organizzazioni mafiose, le loro infiltrazioni nell’economia sana significa battersi per la dignità del lavoro, per la salute e la sicurezza dei cittadini, per garantire diritti e tutele a tutte e a tutti, come dice la nostra Costituzione e come dicono i nostri referendum per i quali si voterà il prossimo mese, l’8 e il 9 giugno. La Cgil è in prima linea contro l’illegalità e ci sono prioritariamente quattro strade per noi da percorrere: rafforzare il ruolo del sindacato in quanto sentinella di legalità nel lavoro e sul territorio, costituirsi parte civile nei processi di mafia, collaborare con gli organi dello Stato a partire dalla Magistratura ed avere un lavoro più tutelato e sicuro con più diritti nella società attraverso i referendum prossimi. La Cgil c’è, e sarà ovunque si lavorerà per contrastare le mafie che si sono purtroppo infiltrate anche nel nostro territorio, come ha dimostrato il processo Aemilia in Emilia Romagna, la ‘Ndrangheta sulle rive del Po per intenderci, e le condanne dei fratelli Caruso di Piacenza.

Il nostro impegno è rivendicare giustizia e legalità. È nel nostro dna batterci con atti concreti, questo è il modo migliore per onorare chi ha perso la vita nelle stragi e sostenere tutti quelli che oggi, ogni giorno, rischiano di perderla per sconfiggere la mafia nel nostro Paese. I magistrati, le forze dell’ordine, le Associazioni come Libera, il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori. A loro un grande grazie e l’impegno certo che come Cgil continueremo ad essere a loro fianco.

L’ASSESSORA MAZZONI: “NOSTRA REGIONE EPICENTRO ‘NDRANGHETA AL NORD NEGLI ULTIMI DECENNI” – In occasione della Giornata della Legalità, l’assessora regionale alla Legalità Elena Mazzoni ha voluto ricordare il valore di questa ricorrenza e il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia e la libertà. “Oggi, 23 maggio, celebriamo la Giornata della Legalità, una giornata che nasce dal sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani: servitori dello Stato che hanno pagato con la vita il loro impegno per la giustizia”, ha dichiarato l’assessora Mazzoni. “Quelle tragedie – ha aggiunto – hanno generato una riscossa delle coscienze e delle istituzioni, portando all’attenzione di tutti la minaccia che le mafie rappresentano per la nostra società. L’esempio di Falcone ci insegna che ‘la mafia, come ogni fatto umano, ha avuto un inizio e avrà anche una fine’. La nostra responsabilità è dare continuità a questa opera di sradicamento, cogliendo le trasformazioni delle mafie e contrastando le ‘zone grigie’ dove l’indifferenza rischia di prevalere”.

“Negli ultimi decenni, la nostra regione è stata l’epicentro di una delle più profonde infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord. Il tessuto produttivo dell’Emilia-Romagna è stato colpito duramente: la criminalità organizzata si è infiltrata nell’economia, negli appalti pubblici, nel settore immobiliare e nella logistica, alterando la concorrenza e minando la libertà d’impresa. Su questa piaga le istituzioni devono restare sempre all’erta, riconoscendo che le mafie sanno trasformarsi e che non bisogna mai abbassare la guardia per evitare pericolose sottovalutazioni”. “La Giornata della Legalità – conclude Mazzoni – non è solo un’occasione per ricordare, ma anche per rinnovare il nostro impegno quotidiano. Sta a ciascuno di noi fare la propria parte, contrastando le mafie in tutte le loro forme e non cedendo mai all’indifferenza”.