Le Rubriche di PiacenzaSera - Inter Cultura

Tra inclusione e repressione, Piacenza alla sfida sicurezza. Ma la paura non prenda il sopravvento

I recenti episodi di violenza che hanno coinvolto perlopiù giovani hanno spinto la politica piacentina a fare ricorso alle autorità statali alla ricerca di promesse di maggiore sicurezza. E’ la prima volta che una nutrita rappresentanza del consiglio comunale si reca in Prefettura per richiedere in sostanza il potenziamento delle azioni repressive nei confronti di coloro che si macchiano di simili reati, ritenendo di farsi interpreti di un senso di insicurezza da parte dei cittadini. Andando ad analizzare i fatti, così ben rappresentati dalla stampa locale che documenta ogni piccola criticità che accade attorno a noi, si nota che i personaggi interessati sono in gran parte stranieri e quando sono comparsi italiani si trattava di persone con un determinato abbigliamento, che si erano attribuite il compito di “fare pulizia” in città.

L’intervento del Prefetto alla televisione locale è sembrato rassicurante: i reati nella nostra provincia, ogni volta che si fa un bilancio, sembrano sotto controllo e non certo in crescita; oltre alle forze dell’ordine, che svolgono egregiamente il loro compito, abbiamo anche un presidio stabile dell’esercito che fino a qui non sembra essere stato impegnato in particolari azioni; allora, in maniera non tanto velata, sembra che la maggiore preoccupazione sia ancora una volta la presenza degli stranieri, che sul piano della cittadinanza sono invisibili mentre emergono solo in queste avverse circostanze e dove la parola integrazione fa rima con repressione. Non c’è bisogno di scomodare la sociologia per sapere che Piacenza è una città al crocevia di tante strade, che possono comportare l’arrivo di soggetti affidabili soprattutto per il lavoro, di cui si chiede insistentemente l’impiego, ma anche di soggetti pericolosi, che nel numero degli abitanti provenienti da altri paesi, in progressivo aumento, si possono nascondere o in ambiti familiari o in gruppi in entrata, per dedicarsi ad attività criminose. Non sarebbe la prima volta che Piacenza ha che fare con tali presenze, anche se al posto delle risse erano dedite al fiancheggiamento mafioso.

Iscrizioni scolastiche: in un video le istruzioni multilingue per l’uso

Il problema esce dall’ordine pubblico, anche se si presta bene alla speculazione politica (attendiamo le non lontane elezioni comunali), e diventa educativo, culturale e sociale. Ed allora i soggetti che devono intervenire non sono le autorità che presidiano la sicurezza in senso stretto, ma quelle che devono raggiungere un equilibrio sociale attraverso l’appartenenza, la rappresentanza, la cittadinanza. E’ inutile andare in massa in Prefettura, è meglio stare nel palazzo comunale pensando che i nuovi concittadini che vogliono rimanere stabilmente nella nostra città – un quinto della popolazione, che già soffre per i tempi biblici con i quali raggiungere l’ambito traguardo di diventare piacentini – non possono rimanere nascosti, soprattutto perché le tante etnie presenti sul nostro territorio hanno bisogno di una mediazione culturale e sociale per fare crescere una nuova comunità e non irrobustire tanti piccoli gruppuscoli, alcuni dei quali alimentati dal malaffare, spesso in conflitto tra di loro.

In tanti sono arrivati, anche se adesso i flussi sono in calo, e nel buio demografico di Piacenza hanno contribuito a mantenerci sopra i centomila abitanti, con i vantaggi che ne conseguono; la nostra economia ci guadagna e con le loro tasse paghiamo parte delle nostre pensioni. Si reprimano i reati, ma prevenirli è ancora meglio e questo può accadere con la positiva influenza tra i diversi versanti della popolazione, responsabilizzando i soggetti meglio inseriti perché si occupino dei connazionali in ricerca di una nuova identità nei quartieri, nei luoghi di lavoro e di ritrovo, nelle scuole. E’ qui che i nostri amministratori devono stare (maggioranze e minoranze), tessendo quella rete, non solo digitale, in cui tutti i cittadini si sentano collegati, e pensando ai nuovi anche per una efficace partecipazione alle decisioni relative alla città, che già adesso riguardano anche loro.

Dobbiamo dare atto alle comunità religiose che operano sul nostro territorio di sensibilità e attenzione verso gli stranieri, impegnate per una dimensione più inclusiva della nostra società, più che altro nei confronti dei giovani e della loro formazione, non solo nell’ambito di una specifica spiritualità, ma come contributo alla crescita integrale della persona ed alla costruzione sociale. In una realtà multietnica, infatti, la dimensione religiosa costituisce una parte importante dell’organizzazione comunitaria. Ci si sarebbe aspettato di vedere anche la scuola presente al raduno prefettizio, perché a Piacenza essa costituisce la porta dell’integrazione, soprattutto per i nati in Italia da famiglie straniere che la frequentano, ed è l’elemento decisivo per il positivo orientamento valoriale e interculturale. I docenti piacentini hanno fatto tutto da soli, con l’aiuto del volontariato, ed oggi possiamo dire che sono loro a fondare la “sicurezza” nelle aule ed anche nei luoghi frequentati dai giovani. La seconda generazione, che guarda all’occidente, dalle crisi nelle quali ci muoviamo potrebbe ottenere delusioni ed arrivare ad assumere atteggiamenti di ribellione, che solo la scuola riesce ad attenuare con l’impegno, oltre che per la dimensione cognitiva, anche per le caratteristiche emotive, affettive e relazionali che spesso le famiglie, anche italiane, non riescono più ad infondere.

Sorprende come la paura abbia assalito i nostri amministratori e che le loro armi, che tanto vogliono convincere sul piano del consenso politico, sembrino spuntate di fronte ad un fenomeno che può essere controllato, ma soprattutto va gestito nell’ottica della crescita di una comunità che sta cambiando e certo non può tornare indietro o assumere quell’atteggiamento di rassegnazione tipico un po’ dei piacentini, che forse è meglio non avere niente per non essere disturbati. (Gian Carlo Sacchi)

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.