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Accoglienza calorosa a Venezia per “Portobello”, Bellocchio “Tortora liberale non ricattabile”
Credits Jacopo Salvi, La Biennale di Venezia – Foto ASAC

È un ritorno al Lido sempre gradito per Marco Bellocchio, regista tra i maestri più stimati del cinema. Alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Bellocchio presenta le prime due puntate di sei puntate di Portobello, la sua nuova serie fuori concorso, prodotta da HBO e destinata a debuttare nel 2026 sulla piattaforma HBO Max.

L’accoglienza per il cineasta di Bobbio è stata calorosa: molti applausi hanno salutato l’ingresso del cast e del regista alla conferenza stampa, segno dell’attesa e della curiosità per questo nuovo lavoro.

Credits Jacopo Salvi, La Biennale di Venezia - Foto ASAC

Dopo Esterno Notte, dedicato al caso Moro, il regista piacentino affronta un’altra grande vicenda giudiziaria italiana: quella di Enzo Tortora, volto amatissimo della televisione anni Ottanta, travolto da un clamoroso errore giudiziario. Una parabola tragica che da quarant’anni continua a interrogare il Paese. L’idea di affrontare questa storia è nata anche da un libro ricevuto in dono, che ha colpito profondamente Bellocchio e lo ha spinto a tornare a riflettere su Tortora, personaggio che da ragazzo ricordava vedere in televisione nei bar di Bobbio. “La serie – ha spiegato – mostra non solo Tortora ma anche il rapporto con le persone che gli ruotavano intorno, in un racconto che assume una dimensione teatrale: ci sono innesti di fatti che non sappiamo con certezza se siano avvenuti, ma che servono a dare profondità, una drammaturgia dei personaggi capace di renderli comprensibili e interessanti anche per un pubblico internazionale, come già accadde per il caso Moro”.

La serie, scritta da Bellocchio con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, vede protagonista Fabrizio Gifuni nei panni di Tortora. Accanto a lui un cast ricco di nomi importanti: Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Davide Mancini, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Giada Fortini, Massimiliano Rossi, Gianfranco Gallo nel ruolo del boss Raffaele Cutolo, con la partecipazione di Alessandro Preziosi. Il figlio del regista, Pier Giorgio Bellocchio, interpreta il personaggio di Ugo. La vicenda parte nel 1982: Tortora conduce il suo Portobello davanti a 28 milioni di spettatori e viene insignito da Sandro Pertini del titolo di Commendatore della Repubblica. Ma un anno dopo il suo nome compare nelle dichiarazioni di Giovanni Pandico, uomo di fiducia di Cutolo. L’arresto, il processo, la gogna mediatica: inizia così l’odissea di un uomo innocente, assolto troppo tardi per tornare a vivere serenamente. Proprio Gifuni, in conferenza stampa, ha sottolineato come “la storia di Tortora abbia contribuito a cambiare il codice di procedura penale italiano, rendendo il sistema più garantista”.

Credits Jacopo Salvi, La Biennale di Venezia - Foto ASAC

Bellocchio descrive la serie come “la storia drammatica di un’Italia che stava cambiando: la politica segnata dall’assassinio di Moro e dalla fine del terrorismo, la Rai che perdeva il monopolio televisivo, le prime tv private, le grandi utopie che si dissolvevano. In questo scenario Tortora diventa un simbolo: un liberale non ricattabile, capace di dare voce a chi non aveva potere, agli inventori e agli ultimi, fino a diventare il bersaglio di un errore giudiziario clamoroso”. Prodotta da Our Films e Kavac Film, in collaborazione con Rai Fiction, Arte France e The Apartment Pictures, Portobello uscirà nell’autunno 2026 su HBO Max, piattaforma che in quell’anno debutterà anche in Italia.

Per il nostro territorio, è un orgoglio vedere ancora una volta Marco Bellocchio, regista che da Bobbio ha costruito una carriera capace di lasciare un segno nella storia del cinema, tornare a raccontare le grandi contraddizioni italiane attraverso una vicenda che appartiene alla memoria collettiva del Paese.

LA TRAMA – Portobello racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani: la vicenda del presentatore televisivo Enzo Tortora, la parabola tragica della caduta di un uomo innocente. 1982: Enzo Tortora è all’apice del successo. Conduce Portobello e raggiunge 28 milioni di spettatori in prima serata, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore della trasmissione. Pertini lo nomina commendatore della Repubblica. Tortora è il re della televisione degli anni ottanta e il suo programma racconta e conforta il Paese. In quegli stessi anni il terremoto dell’Irpinia dà l’ultima scossa agli equilibri, già fragili, della Nuova Camorra Organizzata. Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello dalla sua cella, decide di pentirsi. Interrogato dai giudici, fa un nome inatteso: Enzo Tortora. Quando, il 17 giugno 1983, i carabinieri bussano alla porta della sua stanza d’albergo, Tortora pensa a un errore, ma è solo l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro.