Comunità energetica a Calendasco e workshop, 32mila euro dalla Regione per promuovere la legalità
Progetti legati al recupero e riutilizzo dei beni confiscati, sia quelli relativi ad altre iniziative e attività destinate alla promozione della legalità e della cittadinanza responsabile: la Regione Emilia-Romagna stanzia in totale un milione 142mila 400 euro per sostenere queste iniziative; di questi, 32mila arrivano in provincia di Piacenza, in particolare a Calendasco e nel capoluogo. Nel Comune della bassa Valtrebbia, che ospita il Capannone “Rita Atria” confiscato alla mafia, si intende proseguire e ampliare le iniziative volte a diffondere la cultura della legalità e a valorizzare il riutilizzo sociale del bene confiscato. In particolare, sostenere la nascita di una Comunità energetica rinnovabile e solidale e altre iniziative di promozione della cultura della legalità. A Piacenza viene finanziato il progetto “Impariamo a convivere bene tra scuola e strada” che affronta il problema dei comportamenti a rischio tra i preadolescenti (11-14 anni), come le condotte aggressive e violente, l’uso improprio del web o l’utilizzo di oggetti pericolosi, promuovendo una cultura della legalità nei contesti scolastici e di aggregazione informale.
IL PROGETTO REGIONALE – La Regione Emilia-Romagna è ai primi posti in Italia per numero di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata e riutilizzati per finalità sociali: 49 in totale, quelli che hanno ottenuto un finanziamento da viale Aldo Moro. Tra questi anche due immobili a Reggio Emilia e una palazzina a Sorbolo Mezzani (Parma) confiscati nell’ambito dell’inchiesta Aemilia. Dati che emergono dal rapporto sugli Accordi di Programma sulla Legalità e Prevenzione del crimine organizzato in Emilia-Romagna 2025, documento che elenca sia i progetti legati al recupero e riutilizzo dei beni confiscati, sia quelli relativi ad altre iniziative e attività destinate alla promozione della legalità e della cittadinanza responsabile, e che godono di un finanziamento regionale. I dettagli sono stati esposti durante una conferenza stampa in Regione dall’assessora alla legalità Elena Mazzoni insieme al dirigente Gian Guido Nobili.
Nel dettaglio, nel 2025 sono arrivate alla Regione 39 proposte progettuali, di cui quattro relative alla confisca e riuso di beni immobili. Ventinove dei 39 progetti li hanno presentati i Comuni, cinque le Unioni comunali, uno la Provincia di Reggio Emilia, tre le Università di Bologna, di Ferrara e di Parma, uno l’Azienda Servizi alla Persona San Vincenzo de’ Paoli (Forlì-Cesena). La realizzazione dei progetti comporta una spesa complessiva di 1 milione e 852mila euro, a cui la Regione Emilia-Romagna contribuisce con 1 milione e 142.400 euro. Le proposte sono giunte da tutte le province della regione, in particolare due di queste dalla provincia di Piacenza, tre di Parma, tre di Reggio Emilia, sei di Modena, dodici di Bologna, sette di Ferrara, tre di Ravenna, due di Forlì-Cesena, una di Rimini. “L’obiettivo è riqualificare questi beni sottratti alle mafie e restituirli ai territori dando a essi la giusta valorizzazione sociale, anche in considerazione del valore simbolico di riscatto e promozione della cultura della legalità – dichiara Elena Mazzoni, assessora regionale alla Legalità -. Vogliamo restituire gli immobili alla comunità garantendo che i beni vengano utilizzati esclusivamente per scopi legittimi a beneficio della collettività. Obiettivi comuni dei progetti sono la diffusione della cultura della legalità, la prevenzione della devianza giovanile e la promozione della cittadinanza attiva, il riutilizzo sociale dei beni confiscati, l’educazione civica e ambientale, il rafforzamento della coesione sociale”.
Quest’anno, il numero di beni immobili recuperati con il sostegno regionale balza a 49. Nel 2025, saranno recuperati 15 immobili confiscati alla criminalità organizzata, con un investimento complessivo della Regione di circa 650mila euro, che si vanno ad aggiungere ai 34 confiscati e recuperati a partire dal 2011 (anno in cui è entrata in vigore la prima legge regionale in materia, poi sostituita nel 2016 dal Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili), con un contributo regionale di oltre 7,2 milioni di euro per favorirne il riutilizzo per finalità sociali.
Elena Mazzoni e Gian Guido Nobili
I PROGETTI FINANZIATI IN PROVINCIA DI PIACENZA – In provincia di Piacenza vengono realizzati due progetti, finanziati dalla Regione con 32mila euro. Nel Comune di Piacenza, il progetto “Impariamo a convivere bene tra scuola e strada” Il progetto affronta il problema dei comportamenti a rischio tra i preadolescenti (11-14 anni), come le condotte aggressive e violente, l’uso improprio del web o l’utilizzo di oggetti pericolosi, promuovendo una cultura della legalità nei contesti scolastici e di aggregazione informale. Si intende prevenire la devianza giovanile, promuovere la convivenza civile, rafforzare la collaborazione tra scuole, educatori, polizia municipale e servizi comunali, coinvolgere attivamente studenti, docenti e famiglie nella costruzione di regole condivise. Tra le attività da realizzare è prevista la costituzione di un tavolo di coprogettazione con educatori, docenti e polizia municipale, la realizzazione di laboratori educativi nelle scuole secondarie di primo grado e in spazi aperti; incontri con i genitori e workshop finali con adulti significativi; indagini e questionari rivolti anche alle scuole primarie, la produzione, infine, di un elaborato con “decaloghi” di regole condivise. Il progetto si basa su un approccio preventivo, partecipativo e multidisciplinare. Il costo totale del progetto è di 25mila 300 euro, il contributo della Regione è di 18mila euro.
Nel Comune di Calendasco, il progetto “Una comunità che educa alla legalità. Anno 2025”. Il Comune di Calendasco, nel 2016, ha acquisito il Capannone “Rita Atria”, un bene confiscato alla mafia, che è diventato simbolo di un percorso virtuoso di riutilizzo e che ha coinvolto la comunità locale, le scuole e le associazioni del territorio. Si intende proseguire e ampliare le iniziative volte a diffondere la cultura della legalità e a valorizzare il riutilizzo sociale di questo bene confiscato. Gli obiettivi generali del progetto sono due: a) sviluppare nuove forme di utilizzo sociale del Capannone “Rita Atria” attraverso la costituzione di una Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale (CERS), accrescendo nei cittadini la consapevolezza del valore del bene confiscato; b) promuovere su scala locale e provinciale la cultura della legalità e diffondere a livello sociale la consapevolezza del valore della presenza di un bene confiscato alla mafia sul territorio, rendendolo patrimonio di tutti, in particolare delle nuove generazioni. Per raggiungere tali obiettivi, si prevede la realizzazione di eventi di animazione sociale e partecipazione (laboratori, workshop, camminate esplorative) presso il Capannone; un ciclo di incontri e lezioni per circa 200 alunni della scuola secondaria di primo grado, tenuti dai volontari di Libera ed altri esperti, con attività ricreative e una manifestazione conclusiva; incontri di lettura in classe per circa 130 alunni, condotti dalla bibliotecaria comunale, con la lettura di testi significativi sulla legalità e incontri con gli autori, aperti anche alla comunità; la promozione di alcune serate pubbliche con esperti, magistrati e rappresentanti delle istituzioni sul tema della legalità, aperte a tutta la comunità; il campo estivo “E!State Liberi”: una settimana di approfondimento sull’antimafia per ragazzi e ragazze dai 14 ai 99 anni, con la partecipazione di istituzioni, magistrati, giornalisti e testimoni diretti. Il costo totale del progetto è di 23mila 800 euro, il contributo della Regione è di 14mila euro.
I PROGETTI NELLE ALTRE PROVINCE – In particolare, quest’anno si recuperano i primi due beni immobili confiscati a Reggio Emilia, epicentro dell’inchiesta Aemilia, il più vasto procedimento giudiziario contro la ‘ndrangheta nel Nord Italia. Il recupero assume un evidente significato che va oltre il valore stesso, pur importante, dei beni stessi. Si tratta di un immobile situato a Rivalta (una frazione di Reggio Emilia), in via Sant’Ambrogio 33 (un’imponente villa che era riconducibile alla famiglia Sarcone) e un’altra villetta al grezzo, sempre nel reggiano, che si trova in via Luca Signorelli, a Pieve Modolena. In questo caso l’intervento, che prevede sia il restauro dell’immobile e la sistemazione dei locali e dell’arredo, punta a offrire una risposta abitativa temporanea a famiglie in difficoltà, attivare presidi di prossimità per soggetti fragili, garantire spazi idonei per servizi socioeducativi territoriali. Nel Comune di Sorbolo Mezzani (Parma) si interverrà invece sulla palazzina B che fa parte del complesso immobiliare di via Montefiorino n. 2/A, confiscata al crimine organizzato. Con il progetto “Viva la legalità a Sorbolo Mezzani”, saranno completate le finiture e gli impianti, e si acquisteranno gli arredi per la palazzina, costituita da 13 unità abitative e spazi comuni, rendendola abitabile ed effettivamente fruibile da parte di famiglie bisognose. A Modena, attraverso un apposito progetto, ci si occuperà della gestione dell’edificio confiscato alla criminalità di via Anderlini 89 /D, riqualificato lo scorso anno. Sempre nel modenese, a Castelnuovo Rangone è prevista la gestione di un bene immobile confiscato alla criminalità (un fabbricato di grandi dimensioni riqualificato nel 2024) che verrà valorizzato come polo della legalità e spazio di aggregazione giovanile, dove svolgere attività ed eventi di promozione della cultura della legalità e della cittadinanza attiva, tra cui laboratori, corsi di teatro, reading, concerti, proiezioni di film, ecc.
Quanto agli altri progetti inseriti nel documento, le questioni riguardano principalmente percorsi educativi nelle scuole, laboratori multimediali, teatrali e artistici, festival e rassegne culturali, conferenze, incontri pubblici e testimonianze, riqualificazione degli immobili confiscati, formazione per professionisti e pubbliche amministrazioni, viaggi formativi. Le questioni al centro di ogni progetto riguardano le infiltrazioni mafiose a livello locale, il disagio giovanile e dispersione scolastica, la criminalità ambientale e le agromafie, il gioco d’azzardo e le dipendenze, la violenza di genere e le discriminazioni, lo sfruttamento lavorativo e l’usura. Particolare attenzione viene dedicata alle vittime di criminalità. Verranno poi sostenuti gli Osservatori territoriali di Bologna, Provincia di Rimini e Castelfranco Emilia e le attività di ricerca e approfondimento delle tre università di Bologna, Ferrara e Parma.

