Il valore sociale dell’integrazione: le esperienze di intercultura nella scuola piacentina
Più informazioni su
Quale migliore occasione all’inizio dell’anno scolastico di ritrovarsi insieme, tutti coloro che sono impegnati per l’integrazione degli alunni stranieri, per analizzare il lavoro svolto e indicare gli obiettivi didattici e organizzativi per proseguire l‘azione educativa dei piccoli, in relazione con gli adulti, dentro la scuola e nel contesto sociale nel quale cercano una sistemazione le stesse famiglie immigrate: insieme per lo sviluppo del nostro territorio. Un convegno organizzato da “Mondo Aperto”, un’associazione da tanti anni sulla breccia per questa missione, formata perlopiù da volontari, che ha maturato una notevole competenza sul piano pedagogico, linguistico e sociale, per occuparsi di giovani e adulti stranieri interessati ad entrare a far parte della nostra comunità.
Il riconoscimento dell’attività svolta è venuto dalla Sindaca in persona e dagli assessori alle politiche educative, sportive e giovanili in senso lato, che hanno dimostrato la volontà di continuare a sostenere i progetti di integrazione soprattutto sul piano finanziario. Una testimonianza in tal senso è venuta anche dall’ufficio scolastico territoriale, in quanto la presenza delle scuole e del suo personale costituisce tuttora il primo incontro di chi viene da altri Paesi con Piacenza, le sue caratteristiche, pregi e difetti. Il segnale offerto in apertura ad un folto pubblico di operatori soprattutto del primo ciclo, momento fondamentale per l’accoglienza, la formazione generale e l’avvio della cittadinanza, è stato quello di far emergere una rete Piacenza di soggetti che intendono gestire positivamente il processo di inclusione, anche se molte altre sarebbero le iniziative che potrebbero essere intraprese, come ad esempio le scuole aperte anche d’estate, finanziate dal ministero, nonché la valorizzazione delle comunità straniere sul piano politico-amministrativo, per meglio coinvolgerle nella gestione della città, senza che sia solo “mondo aperto” l’unica agenzia che durante il mese di agosto si sia occupata di circa ottanta bambini neoarrivati ai quali oltre alla lingua italiana occorre fornire, ed anche alle loro famiglie, le prime informazioni sulla città e i suoi servizi.
Un’altra rete di circoli didattici ha costituito uno sportello di consulenza per l’inserimento di alunni arrivati nel corso dell’anno, che nel 2024-2025 ha servito novanta persone, che insieme a quelli iscritti regolarmente all’inizio, portano la popolazione scolastica straniera, comprese le seconde generazioni, ad un quarto del totale, a fronte di un progressivo calo dei frequentanti italiani. Al via docenti specialisti per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, pochi per la verità rispetto al fabbisogno, ma ancora più importante impiegarli bene, non come semplici supporti o addirittura una sorta di docenti di “sostegno”, che creano gruppi omogenei con scarse competenze. Una tale funzione viene ancora svolta dai mediatori linguistico-culturali, che così rischiano di essere emarginati, mentre il loro ruolo è più ampio, per quanto riguarda le relazioni sociali con le famiglie e le comunità alloglotte. Con una buona formazione i mediatori potrebbero essere inclusi nell’organico della scuola. Un’altra rete ancora riguarda un tavolo che raccoglie i referenti di ogni singola scuola per l’integrazione, che ha relazionato su tutta l’attività dell’anno passato; sono state prese in considerazione le pratiche dell’accoglienza, le relazioni sociali promosse con le famiglie degli immigrati, la valutazione degli apprendimenti, compresa la necessità di monitorarne costantemente i progressi, visto che i dati INVALSI non sempre sono confortanti, perché dagli esiti stessi apprendimenti, in una scuola dove c’è un consistente aumento di provenienze diverse, dipende un futuro di sviluppo per il nostro territorio.
In conclusione il convegno ha ribadito il valore sociale dell’integrazione, che non è da interpretare come assimilazione, anche se i recenti provvedimenti ministeriali parlano di insegnamento della lingua nazionale aggiuntivo e obbligatorio, mentre le esperienze ormai consolidate richiedono intercultura e interlinguismo, cioè un cambiamento che coinvolge non solo gli stranieri ma anche gli italiani: i bambini interculturali sono tutti; le stesse prove INVALSI per la lingua inglese testimoniano la positività del plurilinguismo, con la valorizzazione della lingua materna, oltre al valore dei gruppi misti con diversa provenienza, magari inseriti in percorsi scolastici più distesi e flessibili come quelli degli istituti comprensivi. Diversità dunque è ricchezza, da questo la scuola riceve il più grande impulso al cambiamento, non attraverso le riforme burocratiche, ma nella sua popolazione, ed è questo lo stimolo a fare ricerca, che è poi la caratteristica per una continua innovazione ed il contributo che può recare sia agli studenti stranieri, sia al territorio.
Gian Carlo Sacchi








Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.