Cathy La Torre domenica a “Incontri” “La mia guida al linguaggio che avvicina le persone”
“Non si può più dire niente” è la frase simbolo del nostro tempo, ripetuta come un mantra da chi si sente censurato o limitato nel parlare, ma davvero non si può più dire nulla? Nel suo nuovo libro, Cathy La Torre, avvocata e attivista per i diritti civili conosciuta online come Avvocathy, ribalta la prospettiva: non siamo vittime di una censura collettiva, ma testimoni di un’epoca in cui le parole finalmente hanno un peso. “Viviamo nel momento storico in cui si dice di tutto,” spiega, “basta aprire i social per rendersene conto, ma per la prima volta siamo chiamati anche a rispondere di ciò che diciamo, e se una battuta è razzista o sessista qualcuno lo farà notare; il disagio nasce da qui, non dal divieto di parlare, ma dal fatto che non possiamo più farlo senza conseguenze”.
Nel suo nuovo libro, l’avvocata e attivista per i diritti civili conosciuta online come Avvocathy, ribalta la prospettiva: non siamo vittime di una censura collettiva, ma testimoni di un’epoca in cui le parole finalmente hanno un peso. Cathy La Torre sarà a Piacenza domenica 26 ottobre, allo Spazio Too alle ore 16, nell’ambito del Festival “Incontri”: l’abbiamo intervistata per farci anticipare alcuni temi del suo libro “Non si può più dire niente”.
Secondo l’avvocata quella che molti percepiscono come una limitazione è in realtà un segnale di progresso, perché “tante persone stanno imparando ad alzare la testa, a dire che certe parole feriscono, ed è un passaggio necessario per costruire un linguaggio più rispettoso e una società più consapevole”. Una parte importante del libro è dedicata al linguaggio digitale, perché “gran parte delle persone non sa che insultare qualcuno su Facebook o su Instagram ha lo stesso valore giuridico che farlo di persona, anzi spesso è persino più grave,” spiega, ricordando come la giurisprudenza italiana consideri la diffamazione online “aggravata” proprio perché raggiunge potenzialmente migliaia di lettori; eppure, aggiunge l’attivista, molti non ne sono consapevoli. “C’è un analfabetismo digitale, oltre che funzionale, enorme,… CONTINUA A LEGGERE L’INTERVISTA SU WWW.GOODMORNINGPIACENZA.IT



