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La Sacher di Moretti, i tortelli cucinati per Piccioni: i 70 anni di cinema, amore e fantasia del Jolly 2

Una storia di famiglia, divenuta patrimonio comune, un punto di riferimento per tutti i cinefili della provincia di Piacenza: è quella del Jolly 2 di San Nicolò, cinema che nel 2025 ha compiuto 70 anni.

Margherita Buy al Jolly 2

Mentre il 2026 si avvicina ormai a grandi passi, proviamo a ripercorrerne alcune tappe. Del resto è inevitabile farlo con Mirta e Alberto Tagliafichi: durante la chiacchierata in cui hanno raccontato il loro amore , quello del Jolly è il nome ripetuto più volte.

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“I miei genitori e i miei parenti erano proprietari di diversi cinema nel Piacentino. A Borgonovo, Santimento, Castelsangiovanni, Pontenure…erano sparsi. Allora, se appena si poteva, in ogni frazione apriva un cinema” racconta Alberto Tagliafichi. Questi pionieri dell’era cinematografica erano Memore, Carlo e Teresa – la madre di Alberto – Gallinari. Gli aneddoti di quel periodo sono sempre più personali. “Quando c’era il cinema a Santimento, io avrò avuto 3 o 4 anni e mio papà tutte le sere partiva, con la Topolino, per andare a proiettare i film e io piangevo perché volevo andare con lui – racconta Alberto -. Mia madre mi diceva che ero troppo piccolo per farlo, ma alla fine riuscivo a vincere queste resistenze e andavo con lui. Allora i cinema si riscaldavano con le stufe io ero il primo a entrare e mi mettevo nella prima sedia vicina alla stufa, al calduccio. C’erano le pizze da montare, per far partire le proiezioni. Era un bel lavoraccio”. “Non che adesso sia meglio – interviene Mirta -, perché sei più a rischio con problematiche di vario tipo”. Da quel 28 gennaio 1955, atto che decreta l’agibilità del locale che ospiterà il Jolly 2, il mondo del cinema è cambiato completamente. Ma il pubblico resta fedele al piccolo locale a San Nicolò, grazie alla ferma volontà di Alberto e Mirta nel voler puntare sulla qualità delle pellicole, scelte partecipando alle principali mostre del settore. “Certo è diverso l’occhio dell’appassionato da quello del gestore di sala – spiega Alberto -. Quando proponi qualche opera che magari a te è piaciuta molto, hai un po’ di ansia, diventi più critico. Ti chiedi se anche agli spettatori piaceranno”. Anche perché capita anche il contrario. “Mi ricordo – racconta Mirta – che lui era molto perplesso sul film ‘Le vite degli altri’. Io gli ho detto che si stava sbagliando perché era un’opera stupenda. E alla fine mi ha dato ragione”.

Un punto forte del Jolly 2 sono poi gli incontri con i registi e gli attori: è ancora vivo, per chi ha avuto la possibilità di essere presente, il ricordo della proiezione de I diari della motocicletta, con Gianni Minà e l’autore del libro da cui era stato tratto il film, Alberto Granado, nell’ambito del festival Carovane nel 2004, con il pubblico assiepato in ogni angolo utile della sala. E poi anche il rapporto personale instaurato con diversi registi: uno su tutti Nanni Moretti, al quale una volta è stato regalato il suo dolce simbolo, la Sacher preparata per l’occasione dalla pasticceria Falicetto. Ma l’elenco non si ferma certo qui, e comprende Gabriele Salvatores, che al Jolly aveva portato Mediterraneo, Giuseppe Piccioni che – una sera in cui non era stato possibile approfittare della prelibata cucina di Ettore Ferri a La Colonna – ha assaggiato i tortelli a casa di Mirta e Alberto, così come l’ultima visita di Margherita Buy e Marco Bellocchio . Tante tappe di una vita bellissima e condivisa, senza giorni di chiusura. “A volte sei stanco, vorresti stare a casa – ammette Mirta -. Poi quando sei qui, al Jolly, sei contento”.