“Non abbiate paura di chiedere aiuto: le istituzioni vi possono sostenere”
Giovani ed adulti in ascolto, gli uni degli altri, per costruire insieme una comunità migliore: nella mattinata del 28 novembre, a palazzo Gotico, si sono confrontati durante il convegno Aiutami, Comunichiamo facendo rete, progetto nato da alcune studentesse dell’Istituto Romagnosi-Casali e sostenuto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano attraverso il bando YouthBank di Piacenza, con il supporto del Centro Servizi per il Volontariato di Piacenza e sostenuto dal Lions Club Piacenza Ducale. Dodici le classi di istituto superiori presenti, mentre tra i relatori figuravano Marisella Gatti, presidente sezione civile Tribunale di Piacenza, Grazia Pradella, procuratrice della Repubblica; Margherita Prandi, avvocato curatore speciale del minore, Nicoletta Bersani, consulente tecnico di parte – psicoterapeuta, Lucia Savoia, consulente tecnico d’ufficio, Cristiana Donato (Istituto Professionale A. Casali) e Elisabetta Balordi (educatrice Fondazione la Ricerca ETS) accompagnate dalle ragazze della task force dell’istituto A. Casali (modalità di ascolto attivo all’interno dell’Istituto Tecnico Romagnosi-Casali), Paola Poggi, responsabile unità operativa minori del territorio, moderati dall’avvocato Claudia De Monti.
L’iniziativa è nata proprio da una ragazza, Carlotta Bonomi, per affrontare il disagio dei giovani che spesso fatica a emergere e dare evidenza ai canali per chiedere un sostegno, a partire dalla scuola e dalle altre istituzioni. Un’idea maturata in Carlotta da una delicata esperienza personale che l’ha portata a confrontarsi, fin da giovanissima, con il settore giudiziario. “Ho avuto la fortuna di incontrare persone e professionisti che hanno sempre sono sempre andati oltre al semplice sguardo, al vedere se stessi bene, e ha saputo tenermi sotto la loro ala, consentendomi di organizzare, oggi, questo convegno” spiega.
L’obiettivo è quindi di creare una rete, come recita il titolo dell’iniziativa, consentendo ai ragazzi di far conoscere, in un contesto informale, i servizi presenti sul territorio. Carlotta, insieme a un gruppo di altre studentesse, ha creato nel suo istituto un vero e proprio sportello di ascolto, spiega che l’ostacolo più grande per i ragazzi è chiedere aiuto. “La nostra intenzione è far uscire almeno 20 studenti con la consapevolezza di poter contare su queste risorse a livello territoriale, e di non essere soli” sottolinea Carlotta.
“No, credo che ci sia molte volte più paura di chi chiedere aiuto e l’obiettivo è farli uscire da qua, come dicevamo prima, almeno 20 farli uscire da qua e dire “Ok, io c’ho queste risorse a livello territoriale, cosa posso fare? Io non sono solo”.
“E’ stato bello lavorare con Carlotta – sottolinea Raffaella Fontanesi del Csv di Piacenza -: i progetti della Youth Bank (a portare il saluto della Fondazione, la consigliera Elena Huber, ndr) e gli enti che li affiancano hanno proprio questo compito di essere al fianco, non togliendo il loro protagonismo, anzi rinforzando le idee dei ragazzi. Noi dobbiamo davvero metterci in ascolto e partire da loro: oggi vedere che così tanti giovani oggi e tante istituzioni sono presenti, così come il terzo settore è già un segnale molto positivo”.
“Non per tutti siete un problema da gestire, ma una risorsa – ha sottolineato l’assessore al Welfare Nicoletta Corvi, durante il suo intervento, rivolgendosi ai ragazzi -. Lo possiamo fare però solo insieme a voi: il vostro compito è tradurre a noi la vostra voce. Siete le nostre stelle di cui vogliamo essere la costellazione”.
“Ascoltare è la parola chiave di oggi – interviene l’avvocato Margherita Prandi -: il nostro compito di avvocati curatori dei minore è, citando Seneca, dare voce al dolore che resta muto, e che spesso è il più grande”. Anche l’avvocato Prandi propone ai ragazzi di far parte di una comunità educante, in cui ciascuno può svolgere un ruolo importante, ciascuno con le proprie competenze. I giovani posso aiutare nel promuovere sui social “una contro narrazione. Non è una battaglia tecnologica, ma educativa. Dobbiamo rendere contagiosa la legalità, anche utilizzando questi strumenti”.
“Mi emoziono in incontri come questi, insieme ai ragazzi – interviene il procuratore Grazia Pradella – perché in voi c’è tanta energia. Sta a noi tirarla fuori. Quando ho deciso di diventare magistrato? L’ho già raccontato in un altro convegno, sempre con gli studenti. La mia passione da ragazzina erano le materie scientifiche, matematica e fisica. Poi, una notte, il migliore amico di mio padre, medico come lui, fu ucciso durante una sparatoria. Un’ingiustizia, che avrei potuto combattere come magistrato. E quando mi sono iscritta a Giurisprudenza ho sempre avuto l’obiettivo di fare questa professione. E a distanza di 40 anni ancora mi appassiona”.
“La materia che mi coinvolge di più è il diritto di famiglia – ha detto la presidente sezione civile Tribunale di Piacenza, Marisella Gatti, rispondendo sempre alle domande dei ragazzi -, perché si entra nella sfera più intima, personale, delle persone. Adesso, in particolare, ci sono tante separazioni dove ci sono dei casi di violenza domestica, emergono delle realtà familiari dove ci sono situazioni di violenza che si sono consumate magari per anni, prima di venire fuori e che magari nessuno si è immaginato. Il coinvolgimento emotivo, in questi casi, è veramente molto forte. E’ una materia, questa, in cui il giudice si sente utile, proprio perché può incidere nei suoi provvedimenti che hanno immediata attuazione, nella vita delle persone e ad esempio consentire ai ragazzi e alle ragazze che vivono condizioni di sofferenza e di disagio di essere aiutati: la motivazione che ci porta ad andare avanti sono proprio le storie come quella di Carlotta”.

