Settant’anni di storia italiana “dal di dentro” nel nuovo libro di Loredana Mosti

Una sorta di racconto lungo che ripercorre la nostra vita collettiva: dagli anni ’50 del Novecento fino alle cronache di questo primo quarto di secolo. In bilico tra il pubblico e il privato, con gli aneddoti e gli episodi personali che si incaricano di spiegare meglio di qualunque disquisizione storica la temperie del momento, il clima di anni tormentati e animati dalla speranza, gli snodi del nostro tempo. Sostenuto dall’autorevolezza di parole chiare, di chi ha insegnato ai giovani senza mai imporre la versione più accomodante dei fatti. E’ tutto questo il nuovo libro di Loredana Mosti, edito da Officine Gutenberg, per tanti anni professoressa di italiano e latino e – come scrive lei stessa nella premessa – con la “medesima età della Repubblica Italiana”. Il titolo è “Attraverso“, termine che rende il senso dell’incedere nell’arco di sette decenni (così è la scansione dei capitoli), raccontati tra ricordi di vita pubblica e fatti privati, con uno sguardo personale e a tratti intimo, che contribuisce a umanizzare gli avvenimenti, a indurre il lettore a sentirsi parte integrante del viaggio affrontato dall’autrice.

Il sottotitolo poteva essere anche “abbiamo la memoria corta”, perchè di tutti gli eventi citati tra la pagine del libro, molti sono caduti nel dimenticatoio, appiattiti dalla dimensione di eterno presente in cui ci ritroviamo. L’arrivo della televisione, la contestazione degli anni Sessanta vissuta in prima linea, dalla Cattolica di Milano, la rivoluzione dei costumi e un viaggio di nozze quasi clandestino, le conquiste sociali degli anni Settanta e la tragedia del terrorismo, l’edonismo degli yuppie e la nube di Chernobyl, le guerre americane, le stragi di mafia, la prima ondata migratoria dall’Albania, l’ascesa di Berlusconi, il trionfo del web e dell’informazione digitale, fino ai nostri anni ancora troppo vicini da guardare, perchè possano farsi narrazione storica. E’ incredibile, ma c’è tutto questo e molto di più in “Attraverso”: perchè soltanto se la storia la si guarda “dal di dentro” è possibile ricercarne il senso, farne eredità per chi viene dopo di noi, non perdere la speranza di cambiare il mondo. Il libro verrà presentato mercoledì 19 novembre alle ore 17 alla Biblioteca Passerini Landi nella rassegna “Piacenza che scrive”. In attesa dell’incontro pubblico abbiamo chiesto a Loredana Mosti di anticiparci qualcosa, ecco l’intervista.

Mosti Attraverso libro

Dopo le “Storie Minime” dedicate al Dopoguerra, in “Attraverso” il registro si fa più personale e intimo percorrendo un intervallo di tempo lungo quasi una vita. Da dove è nata la spinta per questa nuova impresa editoriale? A un’amica che, dopo aver letto le mie “Storie minime”, mi chiedeva perché non avessi scritto anche un capitolo su quando da bambini andavamo a catechismo, scherzando risposi che magari avrei proposto all’editore una seconda edizione del libretto con il capitolo in più e qualche altra variante. Presto però mi sono accorta di non riuscire a parlare dell’argomento con lo stesso tono leggero con cui erano scritte le “Storie minime”, perché non si trattava solo di una questione di costume; esso anticipava in realtà l’inizio di una seria trasformazione culturale di noi italiani. A questo punto la materia mi è cresciuta tra le mani. Noi nati dopo la seconda guerra mondiale siamo passati attraverso eventi riguardanti non solo l’Italia, ma tutto il mondo, così importanti da trasformarci completamente. E di alcuni forse non ci siamo neppure accorti. Soprattutto in questi ultimi anni così bui e demoralizzanti mi è sembrato importante conservarne la memoria e chiarirci dove abbiamo intenzione di andare.

Molti dei fatti ripercorsi nelle pagine di “Attraverso” sono stati quasi accantonati dalla memoria collettiva. La storia per vivere e trasmettere la sua lezione ha bisogno allora di essere “scaldata” dai ricordi, non solo dal freddo elenco dei fatti? Qui viene il secondo punto. Sono assolutamente convinta che dietro i fatti, anche i grandi eventi della Storia, ci siano le persone, sempre. Persone che li determinano, ma anche persone che li subiscono. Ci sono i sentimenti delle persone, le loro vite private, i rapporti interpersonali. Forse mi pare presuntuoso dire che noi tutti “facciamo “ la Storia, le scelte dei potenti indirizzano la vita del mondo; mi sembra invece giusto dire che noi tutti “siamo“ la Storia. Per questo ne trovo il senso guardandola “ dal di dentro “: “dal di fuori” si studiano i fatti, “ dal di dentro” si capisce la vita. E raccontare la vita serve a passare il testimone tra generazioni. Senza scherzi, credo che l’ormai obsoleta abitudine familiare della visita ai cimiteri potrebbe essere davvero un momento di educazione civica per i nostri ragazzini, che spesso non conoscono nulla delle proprie radici familiari. Se sono troppo “ foscoliana”, mi scuso per la deformazione professionale.

Le pagine di “Attraverso” fanno tesoro di una lunga esperienza come insegnante, professione a cui è seguita l’attività de “Gli Stagionati”. Cosa rende un racconto, una lezione appetibile ai giovani oggi, cosa suscita il loro interesse? La mia esperienza di insegnante mi conferma che i ragazzi hanno bisogno di testimonianze concrete, per capire l’importanza delle scelte individuali, anche quelle piccole, e che tutte le scelte individuali hanno una ricaduta collettiva. L’età che avanza e le esperienze fatte ti danno poi un angolo di prospettiva diverso della vita. E’ la capacità di prendere le distanze, un po’ come usare il grandangolo. Le cose le vedi in modo più…globale.

Nell’introduzione si affaccia un quesito: un pizzico di ironia riuscirà a salvarci dalla pazzia? Aggiungo questa domanda: aver “attraversato” tanti momenti difficili, affrontato tanti problemi in questi decenni non ci rende più attrezzati per il futuro? Prendere le distanze da ciò che si vive non significa tuttavia rinunciare all’empatia, anzi; significa invece capire con più facilità la ragione degli altri, riuscire a mettere da parte l’ego, ridimensionare i toni e trovare soluzioni mediane. L’ironia smussa gli angoli, rende sopportabili i propri limiti, tuttavia solo la memoria del nostro passato, purché non sia nostalgia, costituisce quella nostra identità capace di proseguire con la schiena dritta anche per sentieri con poca luce.

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