Tre mesi per una colonscopia sono troppi? Qualche dato sulle liste d’attesa nella sanità piacentina
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Un paziente che ha prenotato una colonscopia a Piacenza nell’ultima settimana, tramite il Servizio sanitario nazionale, molto probabilmente andrà a fare l’esame a metà febbraio 2026. Non è andata meglio ai 270 che si sono presentati per richiedere un appuntamento per una visita dermatologica. Sono gli esami diagnostici più “difficili” da prenotare, secondo i dati pubblicati nel bollettino settimanale della Regione Emilia-Romagna, riferiti al periodo che va dal 10 al 16 novembre. Recentemente il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha lanciato l’allarme sui tanti pazienti a “bassa complessità” che da fuori regione vengono a curarsi in Emilia-Romagna: un fenomeno, quello dei “flussi inappropriati”, che giocoforza allunga le liste d’attesa. È un tema molto sentito dai cittadini – e ripreso da alcuni politici, di opposizione e non solo – anche in una regione come l’Emilia-Romagna che, fra tutte quelle d’Italia, è una delle più virtuose.
A Piacenza e provincia, specialmente per certe prestazioni sanitarie, quello delle liste d’attesa sembra essere un problema da affrontare. Lo è più che in altre province emiliano-romagnole, in quanto gli indici di performance, in media, sono più bassi della media regionale. La colonscopia è stata la prestazione più difficile da prenotare anche a livello regionale, nell’ultima settimana di cui si conoscono i dati (10-16 novembre): in tutta la regione ci sono state 574 prenotazioni (si parla di priorità “differibile”), con un tempo medio di attesa di 40 giorni. A Piacenza ci vuole più del doppio del tempo: 90 giorni, ossia tre mesi. Nella settimana precedente la media era di 78 giorni.
La Regione Emilia-Romagna, con la delibera 603 del 2019, ha stabilito gli standard del tempo di attesa per le prenotazioni: per la classe di priorità D “differibile” è di 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami diagnostici, per la classe B “breve” (la più urgente) è di 10 giorni sia per le visite che per la diagnostica, mentre per la classe P “programmata” (la meno urgente) è di 120 giorni sia per le visite che per la diagnostica. A ogni prestazione è associato un indice di performance, una percentuale data dal rapporto tra numero di prenotazioni entro il tempo di attesa standard e il totale delle prenotazioni. Il “bollino verde” viene dato ai punteggi uguali o superiori al 90%, “giallo” tra 60 e 89% e “rosso” a quelli inferiori al 60%. Escludendo i dati oscillanti (ossia con nette discrepanze tra l’ultima e la penultima settimana in esame), i “bollini rossi” fissi per l’Ausl di Piacenza riguardano la colonscopia (indice di performance del 21% – 43 prenotazioni, mediana tempo di attesa 90 giorni), la visita oculistica (26% – 382 prenotazioni, 63 giorni), la visita dermatologica (39% – 270 prenotazioni, 88 giorni), la visita ortopedica (49% – 259 prenotazioni, 61 giorni) e la visita neurologica (51% – 92 prenotazioni, 27 giorni). È necessario fare una precisazione: non è detto che a tempo di attesa mediano maggiore corrisponda un indice di performance peggiore.
Alcuni dati, come già accennato, non sono costanti. Ad esempio, chi aveva bisogno di una gastroscopia nella settimana dal 3 al 9 novembre ha preso appuntamento dopo 40 giorni (indice al 77%, bollino giallo), ma chi l’ha prenotata la settimana successiva dovrà aspettare quasi il doppio del tempo, 74 giorni (indice calato al 33%, bollino rosso), a parità di prenotazioni richieste (53 prima, 54 poi). Al contrario, ci sono prestazioni “migliorate” sui tempi d’attesa: un esempio è l’ecografia capo e collo, da 74 a 57 giorni (indice da 19% a 62%). Nel caso dell’ecocolordoppler cardiaco, si è passati da 137 prestazioni richieste e un tempo d’attesa di 69 giorni (bollino rosso col 29% di performance) a 55 richieste e soli 15 giorni di attesa (100% di performance). Ma ad esempio per la visita pneumologica le richieste non sono calate, eppure l’indice in una settimana è passato dal 39% al 100% (da 36 a 8 giorni di attesa). È difficile, dunque, trovare un fattore che più di altri incide sulle liste d’attesa. Così come è difficile capire perché prenotando oggi si aspetta così tanto mentre tra una settimana, anche senza cali di richieste, si può avere un appuntamento molto più vicino.
Le 3mila 388 prestazioni prenotate all’Ausl di Piacenza fanno registrare – nell’ultima settimana di cui si hanno i dati – un indice di performance del 73,2% (giallo), leggermente migliore rispetto alla settimana precedente (66,6%, sempre giallo). La media in Emilia occidentale (Piacenza, Parma e Reggio Emilia) è dell’83,6%. Fanno decisamente meglio in Romagna (l’Ausl comprende le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini) con un indice di performance quasi al top (99,8%). Significa che tutte le prestazioni vengono erogate nei tempi stabiliti dalla norma regionale. Per le prestazioni più urgenti le cose vanno meglio, anche a Piacenza: non ci sono bollini rossi, l’esame con l’indice più basso, quello audiometrico, ha una performance del 63% (24 prenotazioni, tempo medio di attesa 10 giorni). Per l’elettromiografia sono 4 i giorni da aspettare per i 15 prenotati, con un indice del 73%. La maggior parte delle prescrizioni però ha bollino verde, cioè tempi d’attesa molto bassi.
A Piacenza non tutto va male, comunque, anche per le prestazioni differibili, cioè quelle né molto urgenti né poco urgenti (programmate). Certo, otto bollini rossi non sono pochi (fanno peggio solo Imola e Ferrara) ma ci sono anche 27 bollini verdi con 22 prestazioni che registrano un indice di performance del 100%. Escludendo gli esami e le visite con poche prenotazioni (a cui, intuitivamente, potrebbe sembrare più facile accedere aspettando meno tempo), ad esempio, per fare una visita otorinolaringoiatrica in media si aspettano 18 giorni. Per una visita urologica basta attendere una settimana. I cinquanta giorni per una risonanza magnetica muscoloscheletrica non sono considerati tanti per i 144 pazienti prenotati: l’indice anche in questo caso è del 100%.
La riflessione che si può fare sulle prestazioni che vanno meglio e quelle che vanno peggio è comunque parziale, riferita cioè solo alle ultime due settimane prese in esame. Come si è già potuto notare, i dati sono molto oscillanti. La colonscopia, esame più difficile da prenotare a novembre, aveva fatto registrare indici di performance del 100% nella prima metà di settembre, per poi scendere all’82% e al 75% e ritornare al 100%. E, considerando tutte le prestazioni, se nella seconda settimana di novembre l’indice di performance medio dell’Ausl di Piacenza era – come si è detto – del 73,2%, bisogna anche sottolineare che dalla fine dell’estate e fino a tutto ottobre l’indice medio dichiarato era del 100%. Vuol dire che tutte le prenotazioni venivano date nei tempi prestabiliti dalla Regione. Insomma, un paziente che domani andrà a prenotare il suo esame o la sua visita, con priorità differibile, in farmacia o al Cup dell’Ausl, o prenoterà la sua prestazione in autonomia dal Cupweb, potrebbe dover aspettare dieci giorni così come due mesi per ricevere le cure. Chi è più fortunato aspetta meno. Chi è più benestante, sempre di più, per non rischiare, paga e si cura in un ambulatorio privato. Oppure sempre all’ospedale, come i meno abbienti, ma con quel sistema chiamato intramoenia secondo cui chi paga passa avanti. Ricevendo cure dallo stesso medico, nella stessa stanza di ospedale pubblico.







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