Le Rubriche di PiacenzaSera - Inter Cultura

La paura dei migranti alimentata da politica e media

Più informazioni su

Il fenomeno dell’immigrazione ha un peso significativo in Italia, costituisce infatti quasi il 10% della popolazione, oltre cinque milioni di persone; è valutato soprattutto sul piano demografico ed economico e in molti settori dell’occupazione. Ilvo Diamanti su Repubblica ci presenta l’attenzione e la polemica che questo suscita sui media e il grado di intensità nel dibattito pubblico, da quando è divenuto centrale nel confronto politico. In tempi segnati da un cambiamento significativo del rapporto tra i cittadini e i partiti, è sempre più condizionato dalle paure più che dalle appartenenze.

I sondaggi dimostrano che i picchi più elevati di attenzione si osservano in coincidenza dei periodi di campagna elettorale. Fra il 2017-2019 gli immigrati divengono un tema utilizzato con successo da alcune forze politiche, in occasione delle elezioni nazionali ed europee; come cinque anni dopo, fra il 2022 e il 2023, quando il centro destra si afferma nuovamente. Anche i dati più recenti – rilevati dalla Carta di Roma – sottolineano come nell’agenda dei tg nazionali la questione sia sempre in evidenza, così la relazione tra i flussi migratori e l’emergenza, in merito al sentimento di insicurezza e di criminalità che si produce, nonostante il numero di immigrati sia costante. Nel periodo gennaio-ottobre 2025, su una base dati di 2239 notizie, nei vari TG RAI, Mediaset, La7, il 4% parlava di terrorismo, il 2% di economia e lavoro, il 5% di accoglienza, il 41% di flussi migratori, il 27% di criminalità e sicurezza e il 21% di società e cultura. Un picco rilevante dell’interesse fra i cittadini sull’argomento si è manifestato in precedenza nel 2007, anche in questo caso in clima elettorale, all’indomani delle elezioni politiche del 2006, mentre si svolgevano anche quelle amministrative. Qui le sfide, soprattutto televisive, tra i candidati evidenziavano l’importanza dei media, in tempi di equilibrio e di incertezza che spingono le campagne elettorali fino all’ultimo, soprattutto se poi, come accade in Italia, il clima elettorale dura per molto tempo.

Il tema dell’immigrazione sui media – sottolinea Diamanti – funziona ancora; gli immigrati suscitano paura e sospetto, tuttavia negli ultimi anni sono subentrati altri motivi di insicurezza e di paura che condizionano il sentimento delle persone. Non tanto tempo fa, fra il 2019 e il 2022, quando in Italia esplose l’emergenza generata dal Covid, la paura degli immigrati faceva meno paura, ridimensionata da altre paure; ed anche per questo ha fatto meno notizia. C’è infatti una narrativa tanto diffusa, quanto fuorviante, che domina il confronto pubblico nel nostro Paese; si racconta che i governi di centro sinistra aprono incondizionatamente le frontiere agli immigrati, mentre quelli di centro destra contengono o addirittura azzerano i flussi migratori. L’attuale governo ha varato l’ultimo decreto flussi che ne autorizzava mezzo milione per i prossimi tre anni; molto meno del centro sinistra. Questo significa accontentare le pressanti esigenze dei datori di lavoro, che hanno disperato bisogno di mano d’opera immigrata. Sia a destra che a sinistra, però, emerge la volontà di accreditarsi come partiti che tengono sotto controllo l’immigrazione, nel tentativo di togliere voti all’avversario che fa della paura degli immigrati il proprio cavallo di battaglia.

Mezzo milione di immigrati in più richiedono di essere incoraggiati a investire nella loro integrazione, mentre chi è al governo paventa la “sostituzione etnica”, alimenta sistematicamente la paura nei loro confronti enfatizzando solo gli episodi di criminalità che li vedono protagonisti, in cui ci si rifiuta di concepire un percorso realistico di acquisizione della cittadinanza per le seconde generazioni; è un paese che vuole tenersi le braccia, ma non si vuole occupare delle persone. E questo ci espone fortemente al rischio di creare ghetti sempre più numerosi nelle nostre periferie, alimentare risentimenti da parte di chi, nato da noi, si sente discriminato in quanto figlio di immigrati. Si dirà ancora che il problema risiede nell’immigrazione clandestina, non in quella regolare; in realtà il volume di immigrati irregolari nel nostro Paese sono stati dettati da fattori che nulla hanno a che fare con il colore politico dei partiti al governo. Tenere le persone in un limbo che dura diversi anni ci condanna a ospitare coloro che sono per lungo tempo ai margini della legalità: è un’ipocrisia. Queste ricerche dimostrano che fra paura e informazione c’è reciprocità, e le paure vengono alimentate anche perché fanno audience.

Gian Carlo Sacchi

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.