Saldi al via il 3 gennaio, in Emilia Romagna “spesa media 145 euro”. Codacons “Cala la ricchezza”
Cominciano ufficialmente sabato 3 gennaio i saldi in tutte le città dell’Emilia-Romagna, insieme alla maggior parte delle regioni italiane. Un appuntamento fisso all’inizio del nuovo anno per chi vuole acquistare a prezzi scontati, anche se il boom di internet, da diversi anni, ne ha molto ridotto l’attesa e il senso: basti pensare agli sconti “sregolati” sugli store online e al Black Friday (ormai allungato a Black Week) di fine novembre, che portano i consumatori ad acquistare a prezzi convenienti anche fuori dalla stagione “canonica” dei saldi. Come spesso accade, molti negozi hanno già cominciato a esporre i propri prodotti a costi ribassati: i cosiddetti pre-saldi, secondo Confesercenti, rischiano di “svuotare l’evento” dell’avvio dei saldi veri e propri e “penalizzare chi rispetta le norme, mettendo in difficoltà il pluralismo della rete commerciale”. Confcommercio Emilia-Romagna stima una spesa media di 145 euro a cittadino durante i saldi invernali, che dureranno due mesi e si chiuderanno il 3 marzo.
Sulla stagione degli sconti si dividono le associazioni: per Confcommercio “si apre con prospettive positive per il commercio regionale, in linea con il trend di ripresa dei consumi interni registrato nell’ultima parte dell’anno”, più pessimista invece il Codacons, secondo cui “i saldi non segneranno l’atteso rilancio dei consumi in apertura del 2026 e, al contrario, rischiano di tradursi in una forte delusione per i commercianti sul fronte del fatturato, complice la ridotta capacità di spesa delle famiglie dopo le festività natalizie e un anno segnato da rincari diffusi e continui aumenti dei prezzi”. Un sondaggio Ipsos per Confesercenti rivela che il 92% degli italiani è interessato ad approfittare degli sconti, ma con cautela: il 53% infatti dichiara che comprerà solo se troverà l’offerta giusta. I saldi sono un’opportunità per il commercio di vicinato, secondo le associazioni di categoria. “I consumatori riconoscono nel negozio tradizionale un presidio di fiducia, trasparenza e servizio che il canale online non può replicare”, dice Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia-Romagna, che aggiunge: “I saldi restano una ‘rivincita’ per il commercio fisico: in un momento di incertezza globale, il commercio di prossimità rappresenta un porto sicuro per l’economia del territorio e per la coesione sociale delle nostre città”. Confesercenti, sulla base dei dati raccolti dal sondaggio Ipsos, afferma che l’87% di chi è interessato ai saldi progetta di acquistare almeno un prodotto in un negozio. Ma la concorrenza degli shop online non va sottovalutata: il 54% dichiara che comprerà anche sul web e, per effetto della sovrapposizione tra i due canali, almeno il 41% farà acquisti sia offline sia online. I canali internet vincono alla grande tra le nuove generazioni: quasi due terzi (63%) dei giovani tra i 18 e i 34 anni scelgono l’online.
Secondo il Codacons non ci sarà nessuna “corsa agli acquisti” perché i budget degli italiani “risultano già fortemente compromessi dalle spese sostenute tra Natale e Capodanno, che hanno aggravato un deficit generato dagli aumenti registrati nel corso del 2025 su beni alimentari, energia e trasporti. Una situazione che lascia poco margine agli acquisti non essenziali e che frena la propensione alla spesa proprio all’avvio dei saldi, riducendo il giro d’affari – che non supererà quest’anno quota 4,5 miliardi di euro, in netta diminuzione rispetto ai livelli di spesa pre-Covid”. L’associazione dei consumatori critica anche la scelta del periodo. “Far partire gli sconti a ridosso delle festività natalizie e di Capodanno è una scelta quasi suicida, perché i portafogli degli italiani risultano già svuotati dalle spese per regali, pranzi e cenoni. A questo si aggiunge, quest’anno più che mai, l’effetto Black Friday: quattro giorni di sconti speciali che hanno spinto molti consumatori ad anticipare acquisti che tradizionalmente sarebbero stati effettuati durante i saldi. Infine – conclude il Codacons – a decretare la crisi delle vendite di fine stagione contribuisce in modo determinante il commercio online, che grazie a promozioni valide tutto l’anno continua ad attrarre un numero crescente di cittadini, sottraendo ulteriori quote di mercato ai negozi tradizionali”.
L’assessora regionale al commercio Roberta Frisoni commenta: “I saldi rappresentano un momento importante per la nostra rete commerciale, che conta circa 4.800 esercizi sul territorio regionale. Sono un’opportunità concreta di risparmio per le famiglie, ma anche uno strumento prezioso per le attività commerciali, che possono rilanciare le vendite e intercettare nuovi clienti. Allo stesso tempo, i saldi contribuiscono a rendere più vive le nostre città favorendo la frequentazione dei centri storici, dei borghi e delle località turistiche. In questo periodo festivo, in particolare, molte città e destinazioni turistiche, nei borghi e sulle nostre cime propongono iniziative, eventi culturali e appuntamenti serali che si integrano con l’apertura dei negozi, creando occasioni di socialità e rendendo ancora più attrattiva l’esperienza di acquisto per cittadine, cittadini e turisti”.
In vista dei saldi, Confcommercio Emilia-Romagna ricorda i quattro punti della Direttiva Omnibus a tutela dei consumatori: “prezzo precedente: lo sconto deve essere applicato sul prezzo più basso praticato negli ultimi 30 giorni; cambi: la possibilità di cambiare il capo è a discrezione del negoziante, salvo prodotti difettosi (obbligo di riparazione o sostituzione); pagamenti: è obbligatorio accettare carte di credito e sistemi di pagamento elettronico; divieto di pre-vendite: si ricorda che nei 30 giorni antecedenti il 3 gennaio (dal 4 dicembre) vige il divieto di effettuare vendite promozionali su abbigliamento e calzature”. La Regione Emilia-Romagna ricorda: “Anche per quest’anno restano confermate le regole già in vigore nelle precedenti stagioni. In particolare, permane il divieto di vendite promozionali nei 30 giorni precedenti l’avvio dei saldi per alcune categorie merceologiche, tra cui abbigliamento, calzature, accessori, biancheria intima, pelletteria e tessuti per l’abbigliamento e l’arredamento. È inoltre previsto l’obbligo di esporre in modo chiaro e separato la merce oggetto di saldo rispetto a quella venduta a prezzo ordinario, a tutela della trasparenza e dei consumatori”.

