Trent’anni passati di corsa: quella prima Placentia Marathon sotto la neve fotogallery

“5 gennaio 1996, è tutto pronto. Dalla sera, intorno alle 18, su Piacenza inizia una copiosa nevicata che durerà ininterrottamente per due giorni. Il Comitato organizzatore della maratona, d’intesa con le autorità, sospende tutti gli eventi collaterali previsti la mattina della gara. Vista la presenza in città di oltre settecento atleti sui circa novecento iscritti, si decide comunque di dare la partenza dopo un’intera notte dedicata allo sgombero delle strade”.

“6 gennaio, nonostante gli oltre 30 centimetri di neve caduta in città e i cinquanta in provincia, la gara si tiene. Arrivano al traguardo 477 atleti. La prima edizione fu vinta da Davide Milesi con un tempo di 2 ore 24 minuti e 33 secondi e da Giuseppina Cecco con il tempo di 3 ore 03 e 53″. I piacentini classificati? Forse 41.

La Maratona

Così riporta il diario della prima edizione della Placentia Marathon for Unicef del 6 gennaio del 1996. Se fossero state in vigore le regole di oggi, nessuno avrebbe dato lo start a quella gara. La storia è andata diversamente: la sfida della corsa a piedi, quella che fa allacciare le scarpe di ogni runner dopo una giornata di stress per uscire di casa e ritrovare la libertà, provare la gioia semplice e l’affanno della fatica in un parco urbano o lungo una pista ciclabile, in 30 anni ha cambiato la vita di migliaia di piacentini. Ha migliorato la salute delle persone, ha avvicinato alla pratica sportiva tanti bambini, poi cresciuti e diventati adulti. Ci ha reso una delle città italiane ed europee della corsa. Anche questo è il merito della Marathon.

Placentia Half Marathon 2024
Alessandro Confalonieri e Pietro Perotti

Pietro Perotti e Alessandro Confalonieri, i “padri” di quella manifestazione nata esattamente tre decenni fa lo sanno. Ma non ne fanno un vanto. Sarà perchè sono ancora sul campo, o meglio sulla pista, ad organizzare la 29esima edizione del prossimo 10 maggio, con lo stesso entusiasmo e determinazione di allora. “Se non ci fosse stata la Marathon a Piacenza – ammette Confalonieri – non ci sarebbero così tante persone che corrono, che fanno sport e quindi curano il proprio fisico e la salute. Ne sono certo, perché ogni anno mi avvicinano tantissimi piacentini per dirmi: prima o poi la faccio anch’io. E per tanti è andata così. Perché avere una competizione così nella propria città è una fortuna, e lo stimolo alla partecipazione è sempre grande”.

UNA TARGA PER L’ANNIVERSARIO – Il giorno dell’Epifania del 2026, martedì prossimo, per ricordare quella prima incredibile edizione “bianca” verrà scoperta una targa in Largo Anguissola, zona stadio Garilli, dove la Marathon prese il via. Per questo abbiamo chiesto a Confalonieri e Perotti di rievocare quell’impresa sul filo della memoria e di spiegarci come è nata l’idea di portare a Piacenza la corsa sulla distanza olimpica. “Speravamo che la nevicata iniziata la sera prima smettesse, – rammenta Perotti tornando a quella “maledetta” Befana di 30 anni fa – tanto che nessuno pensò di attrezzarsi per togliere la neve almeno dalla pista dello stadio (dove era previsto l’arrivo dei maratoneti ndr). Poi quella mattina successe che tanti portarono le pale, l’ufficio traffico del Comune di Piacenza ci procurò uno spalaneve che precedeva gli atleti per pulire per quanto possibile la strada. Quel sei gennaio del 1996 avvenne una specie di miracolo: tantissime persone si prodigarono per la riuscita della manifestazione nonostante le condizioni proibitive, tutti i volontari mobilitati si presentarono puntuali, si piazzarono ai loro posti agli incroci stradali sotto la neve per cinque ore, in attesa che la corsa si concludesse”.

La Maratona

I novecento iscritti alla prima edizione della Placentia Marathon for Unicef (il legame con l’organizzazione benefica sancito anche nel nome lo spieghiamo un po’ più il là nell’articolo ndr) – spiegano Confalonieri e Perotti – era indubbiamente un buon numero di atleti perché il movimento sportivo legato alla corsa su strada era ancora agli albori, le donne che praticavano questa disciplina erano molto poche, addirittura decine. Per farsi un’idea dello spirito quasi pionieristico si possono guardare le foto di allora: nessun podista indossava un abbigliamento tecnico, nonostante il freddo e la neve si correva come in estate, con pantaloncini corti e canottiere da atletica, le scarpe erano quelle da ginnastica”.

“Gli unici che non si sono resi conto dei disagi e dei problemi, alla fine sono stati i maratoneti: tanti si sono divertiti anche se ci fu qualcuno che rischiò, il quarto classificato arrivò con le braccia semiassiderate e dovette ricorrere alle cure mediche. Fu una corsa quasi eroica sotto la neve e ancora oggi i corridori di allora la conservano così nella memoria”. Chi non si divertì per nulla quel giorno furono gli organizzatori, che si trovarono ad affrontare non solo le difficoltà del debutto per la corsa sui 42,195 chilometri sulle strade piacentine, con il percorso attraverso cinque comuni fino al borgo di Grazzano Visconti e ritorno, ma anche l’imprevisto meteo avverso.

La Maratona

SOLO OTTO MARATONE IN ITALIA NEL ’96 – “Trent’anni fa vivevamo in un contesto completamente diverso per la corsa su strada, – evidenzia Confalonieri – basti pensare che allora le maratone in Italia erano solo otto e noi abbiamo avuto il privilegio di entrare nel circuito e nell’associazione nazionale dopo due anni di attesa, quando la Fidal ci ha assegnato una data per effettuare la gara. Accade che la città di Monza rinuncia a organizzare la propria maratona, era il luglio del 1995, e così noi ci siamo presi la loro data del sei gennaio. Di fronte a quella scelta con una collocazione in pieno inverno, eravamo un po’ preoccupati ma alla fine la accettammo di buon grado, altrimenti non saremmo entrati nel calendario sportivo. La nostra gara entra così a far parte dell’Ami (l’Associazione delle Maratone Italiane) insieme a Roma, Venezia, Milano, Torino, Carpi, Reggio Emilia Palermo, Napoli e Cesano Boscone: ci siamo sentiti molto onorati dell’ingresso in quel club ancora ristretto”.

La Maratona

A BUSSARE MOLTE PORTE – Naturalmente la Placentia Marathon ha avuto una lunga gestazione, frutto di un percorso organizzativo con diverse tappe di avvicinamento, non solo all’evento in sè. Parallelamente sarebbe cresciuta infatti anche la consapevolezza che la nostra città poteva ospitare degnamente una competizione sportiva mai vista prima sulle strade urbane. “Cominciammo ad andare a bussare tutte le porte – ricorda Confalonieri – con due obiettivi: trasmettere il valore di una manifestazione di questo genere e comprendere come ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. A partire dai Comuni e dalla Provincia, e anche l’Anas perchè sarebbe stato necessario chiudere al traffico una strada statale per consentire la corsa. Ci trovammo di fronte a dirigenti pubblici e personale amministrativo che non conoscevamo e che dovevamo convincere, facendo capire il nostro progetto”.

La Maratona

PRIMO SPONSOR LA BANCA DI PIACENZA – “L’altro grande problema pratico che si presentò – prosegue Confalonieri – fu il reperimento degli sponsor e quindi delle risorse necessarie, così come il supporto dei volontari, le centinaia di persone che sarebbero state indispensabili perché si realizzasse la maratona, reclutate dalle società sportive con le adeguate competenze tecniche per la direzione di gara e gli altri compiti legati alla corsa. E pure per coprire tutta la parte dei servizi agli atleti, e per la gestione della circolazione sulle strade e del traffico. Questo grande lavoro preparatorio ci ha permesso di arrivare alla definizione di un programma definitivo che è stato presentato alla città, alle istituzioni e al primo grande sponsor che ci ha permesso di partire, la Banca di Piacenza.

La Maratona
Una presentazione della prima Marathon, nella foto con Confalonieri e Perotti, Cuminetti, Vaciago e Gentilotti

Gianni Cuminetti di Unicef, – rievoca Confalonieri – che ha condiviso con noi quegli sforzi iniziali, ci accompagnò dal presidente Corrado Sforza Fogliani per un primo incontro. Si rivolse all’avvocato, che conosceva bene, con queste parole: ‘E’ inutile che stiamo qui a spiegarti tutti i dettagli del progetto, dacci una mano per partire’. Era la richiesta di una sorta di assegno in bianco ma fu così che ottenemmo quel primo fondamentale contributo. I costi di quella prima edizione erano comunque molto più limitati rispetto a quelli attuali, anche perchè molte delle attività venivano svolte a livello quasi artigianale, con tante situazioni che oggi non sarebbero più immaginabili. Col passare del tempo naturalmente si sono aggiunti anche altri sponsor e altre aziende che ci hanno aiutato a crescere”.

La Maratona

UNA TRADIZIONE SPORTIVA PIACENTINA – Le radici della Marathon sono ben piantate nella tradizione sportiva di Piacenza, che può vantare importanti campioni nell’atletica. “A partire dalla marcia – sottolinea Confalonieri – con il grande Pino Dordoni che ci portò al livello assoluto di eccellenza dell’oro olimpico del 1952. Lui certamente era il nostro mito, anche se la sua disciplina non era la corsa, ma la marcia. L’atletica piacentina conseguì altri notevoli risultati nella sua storia, che oltre al lustro sportivo concessero la possibilità di dotarci di un impianto come lo stadio della Galleana (poi intitolato a Leonardo Garilli) provvisto di una pista di ‘classe A’ con otto corsie. Tuttavia nella corsa su strada non ci furono grandi campioni, perchè era poco praticata. Quando abbiamo iniziato a coltivare l’idea di portare la maratona, nella prima metà degli anni ’90, in Italia stavano arrivando le prime influenze del movimento internazionale. In quel periodo cominciavano a diffondersi le scarpe tecniche e l’abbigliamento appositamente creati per la corsa. La passione per questa disciplina è andata crescendo, sono aumentati i praticanti, non solo per agonismo ma a tutti livelli. Oggi Piacenza è una città dove è facile correre, lungo le ciclabili, sull’argine, nei parchi urbani”.

La Maratona

LA CORSA SERVE AL FISICO – La genesi della prima Marathon s’incrocia anche con le storie personali dei due promotori. Ha a che vedere con un corso militare che Pietro Perotti e Alessandro Confalonieri seguono a Orvieto nel 1989. Da istruttori della scuola di polizia di Piacenza, erano abituati a lavorare in un contesto dove la preparazione atletica è strettamente connessa alla difesa personale, comunque confinata dentro le quattro mura della palestra. “Per ragioni professionali abbiamo frequentato questo corso interforze – rammentano – alla scuola militare di educazione fisica di Orvieto con la partecipazione di tutti i corpi dell’Esercito. Praticavamo tutti gli sport, ma in quelle settimane intense a cambiarci la vita è stata una sola disciplina, la corsa. Ci siamo trovati infatti ogni mattina prima delle lezioni a correre per dieci chilometri insieme agli istruttori, da Orvieto alta fino alla parte bassa della città, lungo un saliscendi bellissimo da affrontare. Abbiamo capito così che la corsa poteva essere una base molto solida della preparazione atletica e ci siamo appassionati. Terminata la formazione, siamo riusciti a trasmettere questo amore per la corsa ai nostri colleghi e naturalmente ai nostri allievi della scuola di polizia. Correndo ogni giorno per 5, 6, a volte 15 chilometri“.

La Maratona

“Sempre in quegli anni ci siamo avvicinati – continua il racconto – al mondo dei corridori piacentini, gruppi assai ristretti di atleti ma con i quali abbiamo iniziato a confrontarci e a capire come allenarci per affrontare le competizioni. Successivamente abbiamo deciso di iscriverci e disputare alcune maratone, le poche disponibili all’inizio degli anni ’90, come quelle di Torino, Venezia, Carpi. Non miravamo naturalmente alla prestazione, sulla maratona il nostro record si è avvicinato alle tre ore e trenta, sulla mezza distanza poco sotto un’ora e mezza circa. Da lì alla domanda ‘perché non portare anche a Piacenza la competizione?’ il passo è stato breve”.

LA MARCIA DELLA POLIZIA A BETTOLA, UNA PROVA GENERALE – All’inizio degli anni ’90 la scuola di polizia con i suoi circa cento allievi era stata trasferita a Roncovero di Bettola, per consentire la ristrutturazione della sede di Piacenza, all’Istituto San Luigi, un complesso oggi abbandonato. Quel “confino” lontano dalla città tuttavia rischia di essere difficile da gestire, se non si ricerca un rapporto di buona convivenza coi residenti del centro della Val Nure. “Ci venne in mente allora – spiega Perotti – di organizzare alcune iniziative per aprire le porte della scuola, tra queste anche una marcia non competitiva battezzata “Polizia tra la gente”, un motto poi adottato dall’istituzione nazionale, organizzata per quattro anni di seguito. La partenza e l’arrivo della competizione erano l’interno della scuola di polizia proprio favorire l’incontro con la popolazione. Nostro mentore e grande sostenitore di quella iniziativa fu l’allora direttore della scuola Adamo Gulì, negli anni a seguire questore di Piacenza. La prima edizione del 1992 riuscì molto bene, anche grazie al coinvolgimento del Comune di Bettola, e ci consentì di raccogliere dei fondi, allora venne raccolto circa un milione di lire”.

La Maratona

LA SOLIDARIETA’ TRATTO DISTINTIVO DELLA MARATHON – “Quella marcia non competitiva – prosegue Perotti – diventa una sorta di prova generale organizzativa in piccolo di quella che sarebbe stata la maratona. Ma ci offre anche un altro spunto fondamentale: avremmo potuto raccogliere fondi da devolvere per una causa benefica. Allora abbiamo contattato il Comitato Unicef di Piacenza per destinare queste risorse a una finalità solidale, è in quella circostanza che abbiamo conosciuto il responsabile di Unicef Gianni Cuminetti, che poi ci ha accompagnato nell’avventura della maratona: il legame tra sport e solidarietà è certamente uno degli elementi fondativi della Placentia Marathon, tanto che la prima edizione di 30 anni fa aggiunse un suffisso molto importante al nome, “for Unicef”. In 30 anni di sodalizio benefico tra la Placentia Marathon e l’Unicef per il sostegno ai bambini è stata raccolta una cifra enorme, pari a un milione di euro”.

La Maratona

IL CONCORSO DELLE ISTITUZIONI – L’altra grande forza della Placentia Marathon, che l’ha contraddistinta fin dall’inizio, risiede nel legame con le istituzioni del territorio. “Abbiamo trovato il loro sostegno da subito – fa notare Perotti – ricordo che uno dei primi contatti per realizzare la prima edizione è stato con l’allora presidente dell’Amministrazione Provinciale Renato Zurla: andammo da lui per raccontare il progetto della maratona e lui ci promise il suo supporto. Da lì abbiamo iniziato il giro dei sindaci e degli altri enti, a caccia di tutte le autorizzazioni necessarie e dei vari nulla osta per far passare la corsa sulle strade di cinque comuni. Contestualmente abbiamo iniziato a costruire quella rete di relazioni con le forze dell’ordine di cui eravamo parte e con tutte le altre realtà del volontariato, della Protezione Civile, come la Croce Rossa e le altre Pubbliche, che ancora oggi sono un sostegno essenziale della manifestazione. Possiamo dire che è anche grazie alla Marathon che si è stabilito un coordinamento tra realtà diverse che poi è stato replicato in altre occasioni e si è fatto un modello”. Ecco l’elenco tratto dal “diario della maratona” del primo Comitato Organizzatore costituito oltre 30 anni fa: tra le prime associazioni ad aderire al progetto, Agesci e Masci, Ginnic Club, CR Roncaglia, PA Rivergaro, GS Carpaneto, Borgonovo, Avis S.Nicolò, Nati Stanchi, Magiostrino, Italpose, CRDD, Gruppo Maggi, Gruppo Costa, GS Polizia Municipale. Nei mesi successivi saranno una quarantina le associazioni che entreranno nel Comitato.

Il tempo degli anniversari e delle celebrazioni si concluderà ben presto, perchè le energie di Confalonieri e Perotti sono già rivolte alla nuova edizione, la Half del prossimo mese di maggio. “La Placentia Marathon è diventata un patrimonio di tutta la città – concludono – e l’augurio non può che essere che a 30 anni da quella prima edizione ci sia ancora la voglia di guardare avanti, che possano unirsi forze fresche e nuove competenze per continuare una storia che ci ha cambiato un po’ tutti”.

Mauro Ferri

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.