“Il mio dolore nascosto per quel bimbo mai nato” Lo sportello d’ascolto per il lutto perinatale
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Foto tratta da Pixabay credits Rockslash2
“A distanza di anni posso dirlo. Credo di essere riuscita a superare la perdita del mio bambino, anche se è difficile guardare le mie amiche, rimaste incinta nel mio stesso periodo, e vederle insieme ai loro figli. Anch’io avrei potuto avere un bimbo o una bimba da svegliare al mattino per andare a scuola, una manina da stringere…Quello che fatico ad accettare è il non essere riuscita a dare a mio marito, ai nostri genitori, tutto questo. Una nuova vita da crescere e accompagnare nel mondo”. La storia di Maria, un nome che abbiamo scelto per non rivelare la sua identità, è quella condivisa da tante: l’aborto spontaneo è un evento molto comune, soprattutto nei primi mesi della gravidanza. Proprio questa sua normalità, il suo essere considerato una cosa del tutto naturale, nella vita di una donna, porta con sé la sottovalutazione della ferite psicologiche che questa perdita, un lutto a tutti gli effetti, comporta.
Una sofferenza inespressa perché non riconosciuta, a cui il Comune di Piacenza cerca invece di dare risposta con lo sportello di ascolto “Noi ci siamo”, rivolto alle donne e ai loro familiari che abbiano vissuto l’esperienza del lutto perinatale: l’insieme di emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti che seguono l’esperienza di perdita del bambino atteso, dal concepimento fino al primo anno dopo il parto. Il servizio è attivo nel Centro per le Famiglie di Piacenza, con accesso su prenotazione via mail (informafamiglie@comune.piacenza.it) oppure telefonicamente ai numeri 0523/492380 e 349/7627122 (anche via WhatsApp). L’accesso allo sportello – gestito dal Comune in collaborazione con la Cooperativa Sociale Casa Morgana – è gratuito, e il servizio è affidato alle psicologhe Sara Fanzini e Stefania Savi.

“Lo Sportello è stato attivato lo scorso anno – spiega Giulia Cagnolati, responsabile del Centro per le Famiglie del comune di Piacenza – perché ci siamo resi conto che era un servizio necessario. Chi si trova ad affrontare questa situazione non può affidarsi se non a professionisti privati oppure chiedere qualche colloquio al consultorio. Non c’era nulla di strutturato a cui potersi rivolgere, eppure è un’esperienza che tante donne si trovano a vivere. Proprio perché viene ritenuta un’esperienza comune, si tende a sminuire la sofferenza di chi vive il lutto perinatale”.
Spesso sono gli stessi medici a non comprendere il dolore delle loro pazienti, come racconta Rosa, che ha perso il proprio bimbo nelle fasi iniziali della gravidanza. “Il mio medico di famiglia mi ha detto che era una cosa naturale, che dovevo guardare all’aspetto positivo: ero comunque rimasta incinta – dice – e avrei potuto riprovarci ancora. Era il segno che il mio corpo funzionava…Lo stesso ha detto il mio ginecologo che mi ha subito spinto a riprovarci ancora. Ma io invece avevo bisogno di capire cosa era successo: avevo già fatto le prime ecografie, avevo sentito il cuore del mio bambino battere. Perché invece il mio corpo è stato così stupido da non riuscire a portare a termine un compito così semplice? Un sacco di donne restano incinta senza neppure volerlo e hanno bellissimi bambini. Perché io no?” “Proprio perché questa sofferenza viene minimizzata – continua Giulia Cagnolati -, chi la vive vede amplificare il proprio dolore invece che alleviarlo. Capita al 30% delle gravidanze di non essere portate a termine e ci si interroga che se abbia senso vivere il lutto per un’assenza, la mancanza di un bimbo che non c’è. Ci sente appunto stupide a starci così male ed è proprio questo parte del problema”.
Il servizio del Comune di Piacenza vuole proprio colmare questo vuoto: ascoltare questo dolore così privato e che non riguarda solo le donne, ma anche i loro familiari. “Si preferisce non parlarne con il proprio compagno perché si ha paura di esagerare – spiega sempre Cagnolati -, dall’altra parte anche lui non ne parla perché teme di far lei soffrire ancora di più. Si crea così una cortina di silenzio che non aiuta. Ci possono essere poi dei fratellini e sorelline che vedono i propri genitori stare male e non capiscono il perché…Lo sportello serve a dare questo tipo di supporto. In un primo momento avevamo pensato di organizzare dei gruppi di incontro, ma poi abbiamo deciso che fosse meglio iniziare con dei colloqui individuali con chi si rivolge al nostro sportello. Lo scorso anno hanno aderito solo una decina di persone, speriamo di riuscire a raggiungerne molte di più”.
Proprio per questo il Comune di Piacenza aderisce ogni ottobre alla Giornata Mondiale della Consapevolezza sul Lutto Prenatale e Perinatale, illuminando palazzo Farnese e invitando i cittadini ad accendere una candela, per far sentire la propria vicinanza a chi sta vivendo questa esperienza.






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