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Immigrati e lavoro, l’impatto sul mercato piacentino e la sfida della società multietnica

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Il rapporto congiunturale n. 48 di “Piacenz@, Economia, Lavoro e Società” ha presentato un’analisi approfondita sull’evoluzione del mercato del lavoro sul territorio piacentino realizzato da Vittorio Silva. E’ una ricerca andata troppo presto in archivio, che vale la pena rispolverare per rendere giustizia della presenza dei lavoratori stranieri e del loro contributo alla ricchezza del nostro territorio, fatta oggetto dei soliti luoghi comuni sui pericoli costituiti da tale presenza e sulle visibili conseguenze che avrebbe l’idea di remigrazione, che viene a fasi alterne anche a chi, pur avendo bisogno di tali collaborazioni, non rinuncia a speculazioni, perolpiù mediatiche, per lucrare qualche consenso politico.

I dati confermano un mercato del lavoro in evoluzione caratterizzato da una crescita robusta, ma anche da importanti trasformazioni demografiche, retributive e professionali. L’occupazione cresce più della media nazionale e regionale: un incremento degli occupati pari al 6%, dopo un recupero più lento post covid, e coinvolge un po’ tutte le fasce di età, con un risultato particolarmente positivo tra gli under 24. Gli attivi sono più di 141.000, portando per la prima volta il tasso di attività piacentino in linea con la media europea. A Piacenza crescono sia il lavoro a tempo pieno sia quello part-time, i lavoratori a tempo determinato superano la media nazionale; il lavoro dipendente si consolida, ma la provincia presenta una quota inferiore di laureati rispetto ai valori nazionale e regionale. Questo dato si riflette sulla composizione delle professioni: gli occupati con ruoli di alta qualificazione risultano 6 punti in meno della media nazionale e 8 di quella regionale. La retribuzione lorda mensile è in linea con quella nazionale, ma inferiore al valore regionale; permangono però significativi divari di genere, di provenienza e di età. La crescita degli occupati è trainata esclusivamente dalla componente straniera (+47%), mentre gli occupati italiani registrano un calo del 2%. Nel 2024 gli stranieri rappresentavano il 21% degli occupati, mentre i nati all’estero costituiscono il 30% della forza lavoro locale, un contributo fondamentale soprattutto in settori come trasporto e magazzinaggio (nel settore della logistica si arriva al 50%), alberghi e ristoranti e altri servizi collettivi e personali. I lavoratori stranieri sono più presenti nel settore dei dipendenti (88%) e percepiscono in media il 66% della retribuzione degli italiani. Nonostante le criticità, il livello di soddisfazione lavorativa, dunque anche degli stranieri, è elevato: voto medio 7,6 su 10, con oltre il 90% degli intervistati che attribuisce un giudizio pari o superiore a 6.

Come si vede, è inutile spaventare con la “sostituzione etnica”: ritornare allo status quo ante non è più possibile, a rischio la chiusura delle scuole per il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione con aggravi sul piano del welfare e del sistema pensionistico. Il vero problema, quindi, è quello della costruzione di una società multietnica, non far finta di nulla da parte delle amministrazioni locali in attesa che le cose vadano a posto da sole. Occorre l’elaborazione di una strategia di relazioni sociali, non riferite soltanto ai servizi di prima necessità; per il rapporto di medio termine del Comune di Piacenza, gli stranieri sono un problema di welfare e non di sviluppo. Il confronto fra i dati di crescita economica, del calo dei laureati e delle retribuzioni degli stranieri, segnala il rischio di un progressivo arretramento di una città nella quale la popolazione italiana, e quindi anche il mercato del lavoro connesso, subiscono un progressivo invecchiamento, senza che i nuovi lavoratori vengano opportunamente formati per l’elevazione delle loro competenze e l’avvistamento di nuove professioni. Questi sono soggetti che hanno deciso di rimanere sul nostro territorio e dunque è necessario siano loro a contribuire all’innovazione del nostro sistema; la scuola provvede già egregiamente al lavoro sui giovani, occorre che l’università e più in generale una formazione permanente, ancora tutta da costruire, siano in grado di accompagnare questi nuovi lavoratori, i quali mentre qualificano la loro professionalità acquisiscano anche una nuova cittadinanza.

Piacenza ha bisogno di rielaborare la propria identità in una prospettiva multiculturale, deve essere l’impegno a preparare la prossima amministrazione, i convegni estremisti non faranno altro che produrre macerie che rimarranno in carico a chi vorrà continuare a viverci.

Gian Carlo Sacchi

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